La guerra in Iran ha innescato una spirale rialzista del petrolio e dei suoi derivati: rispetto al febbraio 2026, i prezzi del diesel in Italia sono aumentati del 16,9 % a marzo, del 23,3 % ad aprile e del 18% a maggio. E adesso sono arrivati dei nuovi rincari. Il credito d’imposta voluto dal Governo per aiutare gli autotrasportatori rischia di venire superato o di essere una piccola panacea di fronte a un’emergenza senza freni. L’ultimo aiuto concreto del Governo è il credito d’imposta: potrà essere utilizzato per compensare eventuali imposte che l’impresa è tenuta a versare quali le imposte sul reddito, IVA o contributi previdenziali, entro il 31 dicembre 2026. I beneficiari sono tutte le imprese attive nel settore del trasporto su strada, stabiliti in Italia o con sede legale in Italia. Ma il credito d’imposta rischia di non bastare, serve di più. Lo pensa il segretario provinciale Confartigianato Paolo Cirelli (foto) che spera in nuove forme di aiuto da parte del Governo: "Gli interventi sulle accise mobili non sono risolutivi e il credito d’imposta copre i rincari dei mesi scorsi. Adesso ci sono i nuovi aumenti da contrastare. Il Governo deve fare qualcosa e le mosse degli ultimi giorni pare vadano in questa direzione". Intanto, con il credito d’imposta, l’aiuto può coprire fino al 70% dei costi aggiuntivi del carburante derivanti dalla crisi mediorientale per il carburante acquistato nel periodo che va da marzo a giugno 2026. Il regime, come detto, resterà in vigore fino al 31 dicembre 2026. Il presidente di Cna Fita Giorgio Poltronieri punta l’incide sulla speculazione: "Anche in passato ci sono stati periodi in cui un barile di petrolio costava 110 euro, ma il carburante non costava 2 euro al litro. Il che fa pensare a una speculazione sui prodotti petroliferi. Gli aumenti scriteriati hanno colpito tutti i Paesi, non solo l’Italia. In Francia e Olanda il carburante costa addirittura di più. Se la guerra dovesse perdurare, il Governo dovrà pensare ad altro per contrastare questi rincari. Ci sono aziende meno strutturate che rischiano. Sopravvive chi riesce a contrattare con la clientela degli adeguamenti alla luce dei rincari del carburante. Ripeto: la verità è che le compagnie petrolifere stanno facendo utili enormi". Cirelli ha inviato agli associati una comunicazione per spiegare l’utilizzo del credito d’imposta: "Era riferito agli aumenti degli scorsi mesi, ma adesso – ribadisco – serve altro. Non bastano questi aiuti".
m.r.
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