"Che Roma è Colosseo, ma nun è solo quello" per cantarla con Ultimo. Adesso è anche sognare da Champions e domani è pure rivivere la Champions. Anche il calcio s'è risvegliato nella Capitale, e come! E non è una contraddizione in termini un risveglio che fa sognare. Roma e Lazio a punteggio pieno dopo tre giornate! Sì, sono poche, e ben lo sanno quelli che sorridono e si danno di gomito, complicità tra romanisti e laziali per i quali lo sfottò, che era un programma da un lato del Tevere e un timore dall'altro, s'è fatto sfida; ma sono pure tante, perché neppure i topi da biblioteca o gli smanettoni da algoritmo sono riusciti a ripescare un fermo immagine ormai seppiato dal tempo andato o un precedente statistico che somigli a quello che si sta vivendo in città. È la prima volta, dicono anche loro, riemersi dalla polvere o dal clic. Settembre, andiamo, è tempo di giocare, per parafrasare un famoso verso dannunziano.
Al segnale, che poi era il fischio d'inizio del campionato, Roma e Lazio hanno "scatenato l'inferno": la prima con quella "bestia" di Bobby, cioè Malen, e il suggeritore geniale Dybala; la seconda con Frattesi, che non è il figliol prodigo ma il figliol prodigio, ogni botta una tacca. Sono i simboli, al momento, ma non i soli in questo "calcio a XV" che è diventato il calcio postmoderno, dove tutti sono utili ma tutti anche indispensabili, al contrario del modo di dire. Una rosa è una rosa, e conta anche il coltivatore, che pare che Gasperini (e si sapeva già) e Gattuso (il dente azzurro avvelenato?) abbiano il pollice verde.
La Roma la sua Champions di stagione, conquistata qualche mese fa con la "tigna", che è il presupposto principale d'ogni conquista sportiva e no, sta per cominciarla e, ironia del sorteggio, parte fuori casa da Istanbul, che un tempo, quando era Costantinopoli, chiamavano la "seconda Roma", perché ogni città che volesse (o solo sperasse) d'essere la prima al mondo a Roma si paragonava. Naturalmente il paragone era perdente in partenza, senza bisogno di scomodare i dati dell'overtourism.
Poi, capitolo secondo ma sarà già ottobre, l'Olimpico tutto esaurito come d'uso, ospiterà i re del Real ma soprattutto lui, José Mourinho (gliel'hanno già data la cittadinanza romana ad honorem?), lo Special che condusse la Roma a qualcosa di speciale: un trofeo europeo, la prima Conference della storia calcistica. L'uomo giusto al posto giusto in quel momento, poi venne l'uomo sbagliato al posto sbagliato, l'arbitro Taylor, ma questo è un altro discorso.
La Lazio, invece, non avrà interruzioni sul cammino così gloriosamente intrapreso anche in virtù di quel mercato che ai più era parso "lotitiano", per usare un termine "fair" che non quello generalmente usato. Peccato per quei "laziali dentro" che se lo godono sì (e come potrebbero non farlo con una Lazio così?), ma da remoto. Rispetto per tutti. «Raramente - ha scritto Eduardo Galeano - il tifoso dice "Oggi gioca la mia squadra", ma "Oggi giochiamo"». E Nick Hornby: «Credo ci siano molti padri, in giro per il mondo, ad aver sperimentato il rifiuto più crudele, più spietato di tutti: i loro figli sono divenuti tifosi della squadra sbagliata. Quando mi metto a considerare l'ipotesi di fare un figlio mi rendo conto di aver davvero paura di questo tradimento». Che c'è di più emozionante che portare per mano il proprio figlio allo stadio? Lo ricorderanno sempre i papà divenuti nonni e i figli divenuti papà. L'aria fresca di Roma arriva anche a Frosinone, dove la squadra di Alvini ha avuto una partenza volante con due vittorie.
Ma non si vive di solo calcio, né nella vita quotidiana né nell'attualità sportiva di Roma. Lasciando da parte la prima (colossale) faccenda e limitandoci alla seconda non si possono non sottolineare alcuni fatti e luoghi che raccontano il "magic moment" dei Sette Colli. Prendiamo il basket, per esempio: stanno costruendo un domani da Lakers o da Celtics, un domani da Nba, come quella volta che Bianchini, e Larry Wright, e Gil del Testaccio… Che poi andavano a braccetto calcio e basket, due scudetti per due. Due sono anche le squadre che fanno "Space Jam" in città, la Bc Roma SPQR (nome provvisorio?) e la Maxima, la prima nel segno di Doncic, la seconda in quello di un testimone che già portò a modo suo (che modo!) la Roma tra le prime della classe e l'Italia prima al mondo: Francesco Totti. In vista una cucchiaiata di canestri, un gancio-cielo ma al settimo.
E pensiamo a quella mappa del tesoro sportivo che, in un viaggio da visita guidata, potrebbe portarci ad incontrare i campioni, quelli dell'ultima estate che sta finendo (finirà anche la "callaccia", prima o poi): lì, al "Giulio Onesti" si tuffano la Pellacani e i suoi fratelli; più in là, all'Aquaniene, nuota la Quadarella; al "Paolo Rosi" puoi incrociare e farti un selfie magari con Jacobs o Benati; a Castel Porziano t'aspetta una "story" con Andy Diaz; al Centro Federale di Ostia c'è in acqua Paltrinieri; al Parioli puoi tentare di rispondere a un servizio di Berrettini o Cobolli. Se sai remare sul Tevere hai la scelta; se sai andare a cavallo e vuoi saltare c'è la Farnesina (puoi incontrare Bucci, il primo azzurro tornato nella crema del ranking mondiale), ma se vuoi solo galoppare o trottare perfino le Capannelle hanno ripreso vita dopo un letargo che ai più pareva non dovesse finire mai o almeno durare più di quello della chiocciola da giardino che dorme per tre anni filati.
E chissà: "ce n'est qu'un début"...
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