Lavitola arrestato, agli atti la foto del 2022 con Ranucci e Tavares. Il giornalista all’amico: «Sono in difficoltà, devi prestarmelo»

2026/08/11

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Passerà il Ferragosto in carcere Valter Lavitola, considerato dai pm di Roma il mandante dell'attentato contro Sigfrido Ranucci, l'ordigno rudimentale piazzato da una banda di quattro persone il 16 ottobre scorso a Pomezia, dove vive il conduttore di Report, e che ha semidistrutto le sue auto. A eseguire la misura cautelare in carcere, lunedì mattina, sono stati gli uomini del nucleo Investigativo dei carabinieri. L'ex giornalista ed editore è accusato dai pm della Dda di aver pianificato il blitz avvalendosi dell'aiuto del suo factotum, il cittadino camerunense Gomes Clesio Tavares, per il quale è stato spiccato un mandato di arresto. L'uomo, ricercato, si troverebbe in Africa: sarebbe stato lui l'intermediario con la banda irpina che ha materialmente collocato l'ordigno, composto da gelatina da cava.

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Il legame tra Ranucci e Tavares

Uno degli elementi che emergono dalle carte dell'inchiesta, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi, riguarda proprio il rapporto tra il conduttore di Report e l'uomo oggi ricercato. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Ranucci conosceva Gomes Tavares almeno dal 2022, e agli atti dell'inchiesta è stata acquisita una fotografia che ritrae insieme il giornalista, Gomes e Lavitola.

«Sono nei guai, devi prestarmelo»

Le carte dell'indagine riportano anche alcune intercettazioni relative ai rapporti tra Ranucci e Lavitola. In una conversazione dell'ottobre 2024, il giornalista scrive all'ex editore dell'Avanti raccontandogli di trovarsi «in difficoltà su tutto», pur assicurando che sarebbe andato avanti. Alla domanda di Lavitola su come potesse essergli utile, Ranucci risponde scherzando di aver bisogno che l'amico gli «prestasse» Gomes, una battuta che secondo quanto riportato avrebbe suscitato l'ilarità dello stesso Lavitola.

La versione di Gomes Tavares

Contattato dal Tg1, Tavares ha confermato di non voler rientrare in Italia: «Avrei voluto tornare per spiegare la mia vita e la mia versione dei fatti - ha detto - però vorrei anche sapere per quale motivo devono emettere un arresto nei miei confronti. Diventa complicato perché è la verità, avevo previsto di tornare la settimana prossima però devo farmi delle domande prima».

Nei confronti di Lavitola e del suo braccio destro, così come della banda che ha piazzato l'ordigno, è contestata l'aggravante del metodo mafioso.

Il movente: lanciare Ranucci in politica

Secondo i magistrati, il movente dell'attentato andrebbe ricercato in un «ambizioso progetto» di Lavitola: lanciare Ranucci in politica per poi ritagliarsi, di riflesso, un ruolo di primo piano nel nuovo scenario.

Una ricostruzione di cui lo stesso Lavitola avrebbe parlato agli investigatori durante la perquisizione del 4 luglio scorso, pur respingendo ogni accusa.

Nell'ordinanza il gip scrive che il blitz sarebbe stato commissionato dall'imprenditore «esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti» dell'arrestato «in ambito politico». Il giudice osserva inoltre che, nelle intenzioni dell'indagato, l'episodio doveva apparire agli occhi della vittima e dell'opinione pubblica come un avvertimento volto a intimorire il giornalista rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, ma senza mettere realmente a rischio la sua incolumità. Ranucci, secondo quanto ricostruito, non sapeva nulla dell'operazione.

Il giudice: Ranucci vittima di manipolazione

Nell'ordinanza si dà conto anche di alcuni commenti fatti da Lavitola dopo l'attentato, in cui l'ex editore avrebbe sostenuto che, se ne fosse stato lui il mandante, ciò avrebbe implicato un coinvolgimento anche di Ranucci - ipotesi che il gip esclude, non essendo emerso alcun elemento in tal senso. Il giudice scrive che le risultanze raccolte inducono a ritenere che il giornalista sia stato vittima della manipolazione di Lavitola, per la sua astuzia e per il legame profondo instauratosi tra i due, tale da spiegare la reazione di stupore e incredulità di Ranucci alla notizia dell'incriminazione dell'amico. Le intercettazioni mostrerebbero inoltre che Lavitola avrebbe continuato, anche dopo, a insistere con Ranucci sull'inverosimiglianza della tesi degli inquirenti, nella convinzione che il sostegno della vittima potesse rafforzare la propria posizione. L'indagato avrebbe anche provato a depistare le indagini, indicando una presunta pista legata ai servizi segreti.

Un profilo definito «spregiudicato»

Per il gip, Lavitola è un soggetto dotato di una spiccata «capacità criminale», definito «spregiudicato» e in grado di contare su conoscenze in diversi Paesi: il giorno delle perquisizioni, il 4 luglio scorso, sarebbe stato pronto a lasciare l'Italia in direzione del Camerun.

L'avvocato di Ranucci

Per l'avvocato Roberto De Vita, legale del giornalista, «l'arresto conferma la gravità e la complessità dell'attentato di cui sarà fondamentale comprendere movente e contesto di maturazione».


Ultimo aggiornamento: martedì 11 agosto 2026, 08:55

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