La poetessa ospite del Festival della Biblioterapia ha accompagnato il pubblico in un viaggio attraverso possibilità e limiti dell'immaginazione

Il Festival della Biblioterapia chiude il sipario dell’edizione 2026 e lo fa con le parole toccanti di Vivian Lamarque, poetessa apprezzatissima in tutta Italia, che è stata ospite domenica 11 ottobre alle Officine dell’Acqua di Laveno Mombello.
Intervistata da Alessandra Manzoni, formatrice e consulente scientifica del festival, e da Mario Iodice, vicesindaco e assessore alla Cultura di Laveno Mombello, l’autrice ha esplorato il significato dell’immaginazione, ripercorrendo le proprie memorie.
L’immaginazione, ha raccontato Vivian Lamarque, è sempre stata un problema nella sua vita. «Avevo smarrito – ricorda – la bianca gomma che segna l’inutile linea di confine tra immaginato e reale». Una relazione, quella con l’immaginazione, che Vivian ha vissuto profondamente soprattutto da giovanissima, quando ha scoperto di essere stata adottata, e immaginava nei volti che incontrava in strada e a scuola quell’altra famiglia che non aveva mai conosciuto.
E secondo la poetessa, in questo momento sarebbe necessario immaginarsi mondi possibili. «Viviamo in un mondo al contrario», ha sottolineato l’autrice, ricordando attraverso i suoi versi la tragedia dei migranti – soprattutto i giovanissimi – spesso vittima del mare nel corso dei loro viaggi disperati.
La poesia salva la vita, Vivian Lamarque ne è convinta, ma può anche far ammalare quando fa perdere di vista il reale. «Scrivevo e leggevo tantissimo – racconta –, avevo un marito e una bambina e sentivo che li stavo perdendo». Per questo a 38 anni ho cominciato un percorso per tracciare quella linea tra reale e immaginario che aveva cancellato. «È bene avere immaginazione, ma sempre coi piedi ben saldi per terra».
Un invito quindi a prendere in considerazione anche i limiti della capacità trasformativa dell’immaginazione, ma anche un monito a non abbandonarla a continuare a seguire i propri sogni e a nutrire la creatività con pazienza, perché come ricorda l’autrice, «Le poesie forse porteranno un po’ di cambiamento nel mondo, ma come un nevicare lento, lento, lento».
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