Toro di parola: "L'avevo detto che sarei entrato e avrei segnato". L’Argentina lo ringrazia e l’Inter gongola: un suo giocatore sempre in finale dal 1982
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Con Messi e l'Argentina in campo, il calcio non è solo un gioco di tattiche e lavagne, ma il Mondiale 2026 dell'Albiceleste, e non importa come finirà, si sta trasformando in una sceneggiatura da best seller: sedicesimi passati ai supplementari contro Capo Verde, ottavi vinti in rimonta sull'Egitto, e con l'occhio dolce dell'arbitro, quarti sofferti con la Svizzera, di nuovo ai supplementari, stavolta in superiorità numerica, finché nel thriller firmato dal ct Scaloni, è arrivato anche il graffio decisivo di Lautaro Martinez, in gol al primo pallone toccato contro l'Inghilterra, per il 2-1 che vale la finale, lacrime e passione, un pezzo di storia e la gioia di due popoli, quello argentino e quello nerazzurro.
È sempre stato così. C'è stato un tempo in cui gli juventini tifavano anche la Francia di Platini e poi di Zidane, così come i milanisti stavano con gli olandesi e gli interisti coi tedeschi (memorabile un Germania-Olanda a San Siro, nel '90).
Ora l'Inter e gli interisti stanno con Lautaro e non soltanto perché, come fa orgogliosamente notare il club, domenica confermerà la tradizione che vuole almeno un nerazzurro in campo nelle finali mondiali dall'82 in poi, ma perché nessuno meglio di lui riassume oggi l'interismo: capitano e leader, capocannoniere e simbolo.
La svolta proprio dopo il Mondiale 2022, vinto all'ombra di Leo, Julian ed Enzo, ma vinto. Quello che tornò dal Qatar fu un Lautaro completamente differente da quello che un mese prima era partito dalla Pinetina, parole di Simone Inzaghi. E chissà cosa sarà di quello che tornerà dal Nord America, perché stavolta Lautaro s'è conquistato uno spazio in primo piano, non ai margini. Anche stavolta, come già nel 2022, è partito titolare, salvo perdere il posto in favore di Julian Alvarez.
Ma qui di diverso c'è che sta fisicamente bene, mentre allora aveva male a una caviglia.
E quindi entra, lotta e segna: 0 gol in Qatar (in 6 partite), già 3 stavolta (in 7). In totale fanno 40 in Nazionale, in 85 partite. Meglio di lui, nella storia albiceleste solo Messi inarrivabile (125), Batistuta vicino (54) e Aguero braccato (41). Ne riparliamo lunedì.
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