Zia lascia l’eredità al nipote preferito (escludendo gli altri), il testamento da 800mila euro finisce in tribunale

2026/09/14

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Quando aveva deciso come distribuire i suoi beni, non aveva lasciato spazio a dubbi: tutto sarebbe andato a un solo nipote. L'anziana, residente nel Modenese, non aveva figli e aveva perso il marito. Prima di morire, nel 2018, aveva quindi messo nero su bianco la propria volontà, indicando come unico beneficiario il nipote, che all'epoca aveva 30 anni.

Il patrimonio. Il patrimonio comprendeva alcuni immobili e somme depositate sui conti bancari, per un valore complessivo stimato in circa 800mila euro. Dopo la morte della donna, il giovane è entrato in possesso dell'eredità. Ma la decisione della zia non è stata accettata dagli altri familiari. Gli altri nipoti hanno infatti deciso di impugnare il testamento, sostenendo che il documento non fosse autentico. Secondo la loro versione, le difficoltà visive della donna, affetta da maculopatia essudativa, non le avrebbero consentito di scrivere autonomamente. Il documento, a loro giudizio, sarebbe stato realizzato con l'intervento di un'altra persona.

Il caso arriva davanti ai giudici

La contestazione è arrivata prima davanti al tribunale di Modena e successivamente alla Corte d'Appello di Bologna. I parenti esclusi chiedevano di invalidare il testamento e di applicare le regole della successione legittima, così da poter partecipare alla divisione dell'eredità. Nel corso del procedimento la tesi degli altri nipoti è stata formulata anche attraverso l'ipotesi della cosiddetta “mano guidata”: la donna avrebbe materialmente impugnato la penna, ma sarebbe stata aiutata da qualcuno nella stesura del documento. Per stabilire con certezza l'origine della scrittura, la Corte d'Appello ha disposto una perizia grafologica affidata a un esperto.

La scrittura è quella della testatrice

L'esito dell'esame ha però ribaltato le accuse della famiglia. Il perito ha confrontato la grafia presente sul testamento con altri documenti sicuramente attribuibili alla donna.

Dal confronto sono emerse numerose caratteristiche comuni e non sono state individuate differenze significative. La conclusione è stata quindi che il testamento, compresi il testo, la data e la sottoscrizione, fosse stato scritto dalla stessa donna. Anche la data riportata sul documento è stata ritenuta molto probabilmente autentica.

Le condizioni di salute non compromettono il testamento

La Corte ha poi valutato se le condizioni fisiche e mentali dell'anziana potessero comunque rendere invalida la sua volontà. Dall'analisi della documentazione clinica non sono emerse prove di un decadimento cognitivo tale da impedirle di comprendere le proprie decisioni. Allo stesso modo, non sono stati riscontrati problemi motori capaci di impedirle di utilizzare autonomamente la mano per scrivere. Di conseguenza, i giudici non hanno trovato elementi sufficienti per sostenere che la donna fosse incapace di redigere personalmente il testamento.

La sentenza d'Appello ha quindi confermato quanto già stabilito in primo grado: le contestazioni degli altri nipoti non possono essere accolte e le ultime volontà dell'anziana sono valide. Il patrimonio, stimato in circa 800mila euro tra immobili e disponibilità finanziarie, rimane così al nipote indicato nel testamento. Dopo anni di controversie, i tribunali hanno riconosciuto la piena efficacia della scelta compiuta dalla donna prima della sua morte.

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