A 15 anni, a 40 e a 90 anni Nicola attraversa la vita trasformando il proprio corpo, la cronologia degli eventi, il conto in banca. Quello che quasi tutti tendono a considerare immutabile è il nucleo psicologico sottostante: un'ancora di continuità attraverso i decenni. Uno studio pubblicato su Communications Psychology dimostra invece che quel nucleo si muove, e con un'intensità superiore a quanto le persone siano disposte a rilevare.
Il team guidato da ricercatori dell'Università di Zurigo ha interrogato 887 persone negli Stati Uniti su diversi aspetti della propria vita: tratti di personalità, salute fisica, autostima, soddisfazione esistenziale, finanze personali, frequenza delle relazioni sociali. A ciascun partecipante è stato poi chiesto quanto, secondo la propria percezione, ognuna di queste dimensioni fosse cambiata nel corso degli anni. La risposta è stata quasi unanime: la personalità, misurata attraverso i cinque grandi tratti della psicologia — estroversione, gradevolezza, coscienziosità, nevroticismo, apertura mentale (gli stessi che secondo un altro filone di ricerca potrebbero rivelarsi anche solo ascoltando: è possibile capire la personalità di una persona attraverso la sua voce?) veniva descritta come l'elemento più stabile della propria esistenza, l'ancora che resiste anche quando il resto oscilla. I ricercatori hanno poi confrontato queste percezioni con i dati reali, raccolti da diversi database longitudinali su larga scala che coprono complessivamente 166.971 persone tra Stati Uniti, Germania, Australia e Paesi Bassi. Il quadro che ne emerge ribalta l'intuizione dei partecipanti: i tratti di personalità cambiano quanto, se non più, di variabili che si considerano per natura instabili come il reddito, la salute o la soddisfazione di vita.
Le direzioni di questi cambiamenti seguono un andamento riconoscibile su larga scala, anche se nella vita di ogni singola persona i tratti oscillano in modo meno lineare. Tra i 15 e i 90 anni, estroversione, nevroticismo e apertura mentale tendono in media a diminuire, con il nevroticismo che mostra il calo più marcato. Gradevolezza e coscienziosità, al contrario, crescono con l'età. Tradotto in comportamenti quotidiani: chi ha vent'anni tende a essere più incline a cercare nuove esperienze, a preoccuparsi di più per il futuro, a socializzare con maggiore facilità; chi ne ha settanta si mostra in media più calmo, più organizzato, più disponibile verso gli altri, ma anche meno propenso a lanciarsi in situazioni nuove o a coltivare ampie cerchie sociali. Quello che i dati longitudinali documentano, però, resta invisibile a chi lo vive: la maggior parte delle persone continua a percepire la propria identità come coerente nel tempo, anche quando i numeri raccontano una traiettoria di cambiamento importante. Un divario che riporta alla mente Eraclito, il filosofo greco per cui nessuno si bagna due volte nello stesso fiume: né il fiume, né chi vi entra restano gli stessi.
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