È ancora emergenza disinformazione su TikTok. L’algoritmo sta contribuendo a diffondere un nuovo e inquietante fenomeno psicologico, battezzato dagli esperti “symptom borrowing“, il “prestito dei sintomi”. La tendenza, che sta alimentando un boom di presunte autodiagnosi di disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) tra i giovani, consiste nel notare, reinterpretare o persino aspettarsi nel proprio corpo e nella propria mente sensazioni e comportamenti osservati nei video online. A lanciare l’allarme è Josef Newton, fondatore dell’app per l’ansia da salute Condri, che ha vissuto in prima persona esperienze legate a disturbi come il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) e l’ADHD. Newton spiega che l’attenzione e l’aspettativa possono amplificare fino all’ossessione sensazioni quotidiane del tutto innocue che in precedenza passavano inosservate.
“Un ottimo esempio è quando qualcuno vi chiede di far caso a come percepite la lingua dentro la bocca: improvvisamente diventa difficilissimo ignorarla”, evidenzia Newton sul Daily Mail. “La sensazione c’era già, ma l’attenzione l’ha resa evidente. I video sulla salute su TikTok replicano esattamente lo stesso effetto”, aggiunge. Il meccanismo viene alimentato anche dalla struttura stessa della piattaforma. Più un utente guarda video legati alle diagnosi di salute mentale, più il sistema gli propone contenuti simili. Questo flusso continuo può rendere patologie complesse familiari e apparentemente rilevanti per la propria vita. Una banale stanchezza dopo una festa o la naturale tendenza a procrastinare compiti noiosi possono così essere immediatamente scambiate per segnali di un disturbo neurodivergente.
A confermare la portata del fenomeno vengono citati diversi studi scientifici. Una ricerca condotta dalla University of East Anglia su oltre 5.000 post sui social ha rilevato che la disinformazione su ADHD e autismo è costantemente più alta su TikTok rispetto alle altre piattaforme. Un’altra analisi, pubblicata sul Canadian Journal of Psychiatry, ha rilevato che oltre la metà dei video virali sull’ADHD contiene informazioni fuorvianti diffuse da creator privi di qualifiche mediche. “Mentre farsi delle domande può essere un utile punto di partenza, è fondamentale che queste portino a una vera valutazione clinica con un professionista”, afferma Eleanor Chatburn della Norwich Medical School. “Oltre a patologizzare comportamenti del tutto ordinari, la disinformazione può anche portare a diagnosi ritardate per le persone che hanno davvero bisogno di aiuto”, aggiunge. Newton precisa che chi percepisce questi sintomi dopo aver guardato un contenuto online non sta necessariamente mentendo o recitando. La mente, spiega, può generare sensazioni spaventosamente reali quando viene condizionata dall’ansia.
Il rischio, tuttavia, è quello di entrare in un circolo vizioso nel quale il controllo continuo dei sintomi finisce per alimentare la paura anziché risolverla. Il consiglio di Newton per spezzare questa catena è quindi quello di prestare attenzione a come ci si sente dopo aver consumato un video e, se ci si scopre più spaventati o confusi, interrompere immediatamente la visione. “Una sola conversazione con un medico qualificato – conclude Newton – sarà sempre più utile di un’altra ora passata a guardare video contraddittori”.
Valentina Arcovio
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