«La tomba di Tutankhamon potrebbe essere collegata a quella di Nefertiti». Le nuove indagini degli ambienti inespolorati dagli studiosi

2026/09/19

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A oltre un secolo dalla scoperta della tomba di Tutankhamon, nuove indagini geofisiche riaccendono l’attenzione degli archeologi sulla possibilità che, oltre le pareti della celebre sepoltura, possano trovarsi ancora ambienti inesplorati.

Secondo un gruppo di ricercatori guidato dall’archeologo Mamdouh Eldamaty della Ain Shams University del Cairo, già ministro egiziano delle Antichità, le nuove analisi avrebbero individuato alcune anomalie compatibili con un corridoio e possibili camere nascoste. I risultati sono stati pubblicati negli Occasional Papers of the Amarna Royal Tombs Project e anticipati dalla rivista Nature.

Le indagini hanno combinato diverse tecniche, tra cui il radar a penetrazione del suolo, le misurazioni di microgravità e i precedenti dati ottenuti attraverso la tomografia di resistività elettrica. L’obiettivo era verificare se dietro le pareti della tomba KV62, quella di Tutankhamon, potessero effettivamente esistere altre strutture.

I risultati sono considerati interessanti, ma non ancora conclusivi e gli esperti indipendenti interpellati da Nature hanno infatti sottolineato che le informazioni disponibili non permettono, al momento, di stabilire con certezza né l’esistenza delle eventuali camere né la loro natura.

La teoria delle camere nascoste

L’ipotesi che la tomba di Tutankhamon possa nascondere altri ambienti risale al 2015, quando l’egittologo britannico Nicholas Reeves individuò alcune linee e fessure sulla parete settentrionale della camera funeraria, oltre a particolari modifiche nelle decorazioni.

Secondo Reeves, questi elementi potevano indicare la presenza di una parete costruita per nascondere l’accesso a ulteriori ambienti.

La teoria era legata anche alle dimensioni relativamente ridotte della KV62, insolite per una sepoltura reale.

Reeves ipotizzò quindi che quella di Tutankhamon potesse essere stata inizialmente una parte di una tomba reale più ampia. In seguito alla morte improvvisa del giovane faraone, la struttura sarebbe stata modificata e ampliata per consentire la sua sepoltura in tempi rapidi, lasciando eventualmente inaccessibili le parti più profonde del complesso.

Negli anni successivi, tuttavia, le diverse indagini geofisiche hanno fornito risultati non univoci. Alcuni studi avevano individuato possibili anomalie compatibili con camere nascoste, mentre altre ricerche non avevano trovato evidenze di strutture oltre la tomba.

Il nuovo studio

Le nuove misurazioni sono state realizzate da Eldamaty e dai suoi collaboratori del National Research Institute of Astronomy and Geophysics egiziano, utilizzando anche il georadar dall’interno della tomba.

George Ballard, ingegnere strutturale e presidente della società di consulenza geofisica GBG Group, ha poi analizzato i nuovi risultati insieme ai dati raccolti nelle precedenti campagne di ricerca.

Secondo Ballard, le misurazioni suggerirebbero la presenza di un corridoio largo circa due metri, apparentemente pieno di detriti, che si svilupperebbe a partire dalla camera funeraria.

Una possibile spiegazione per il fatto che questa struttura non sia stata individuata nelle precedenti ricerche è che gli studi precedenti fossero concentrati soprattutto sulla ricerca di un grande spazio vuoto immediatamente oltre la parete. Il radar utilizzato all’interno della tomba, inoltre, ha una capacità di penetrazione limitata, per questo motivo i ricercatori hanno affiancato al georadar anche le misurazioni di microgravità.

Questa tecnica permette di rilevare piccolissime variazioni del campo gravitazionale terrestre, fornendo indicazioni sulle differenze di densità presenti nel sottosuolo. Nel corso dello studio sono state effettuate più di 1.200 misurazioni su una superficie di circa 35 metri quadrati, nell’area sopra e intorno alla tomba.

Secondo Ballard, i dati avrebbero evidenziato strutture caratterizzate da una densità più bassa e da angoli retti, disposte parallelamente alla parete settentrionale della camera funeraria. Elementi che, secondo i ricercatori, potrebbero essere compatibili con ambienti realizzati artificialmente.

L’“anomalia 7”

Segnali in posizioni simili erano già emersi nel 2017 grazie alla tomografia di resistività elettrica: all’epoca, però, erano stati interpretati come strutture non collegate alla KV62.

Tra gli elementi più interessanti della nuova analisi c’è quella che i ricercatori hanno denominato “anomalia 7”. Si tratta principalmente di una zona caratterizzata da una bassa densità, all’interno della quale compare un’area di forma approssimativamente quadrata con una densità maggiore.

Ballard ha ipotizzato che questa particolare configurazione possa essere compatibile con una camera che contiene degli oggetti. Lo stesso ricercatore, tuttavia, ha precisato che il segnale si trova ai limiti delle capacità di rilevamento delle tecniche utilizzate.

Inoltre, le possibili camere non sembrerebbero essere collegate ad altri ingressi, se l’interpretazione fosse corretta, dunque, potrebbero essere rimaste inaccessibili anche nell’antichità.

Un’ulteriore possibile struttura è stata individuata a ovest della camera funeraria - in questo caso, però, l’interpretazione dei dati è più complessa a causa della presenza di un’altra tomba nelle vicinanze.

Il possibile legame con Nefertiti

La scoperta riporta inevitabilmente al centro del dibattito anche l’ipotesi secondo cui gli ambienti nascosti potrebbero avere un legame con Nefertiti. La possibilità che la celebre regina sia stata sepolta in un’area collegata alla tomba di Tutankhamon è stata discussa soprattutto a partire dalle teorie di Nicholas Reeves

Gli esperti invitano quindi alla prudenza: Christopher Gaffney, archeologo e specialista di georadar dell’University of Bradford, ha definito il rapporto “affascinante”, sottolineando però che i dati presentati non sono ancora sufficienti per arrivare a conclusioni definitive.

Peter Styles, geofisico della Keele University, ha invece considerato plausibile, sulla base delle misurazioni di microgravità, la presenza di possibili camere, pur evidenziando la necessità di ulteriori informazioni.

La possibile verifica con microcamere

La risposta definitiva potrebbe arrivare soltanto attraverso un’esplorazione diretta, al momento, il gruppo di ricerca non ha infatti l’autorizzazione delle autorità egiziane a rendere pubblici tutti i dati raccolti.

La decisione spetta al Supreme Council of Antiquities egiziano, se arriverà il via libera, già da novembre i ricercatori potrebbero realizzare piccoli fori nelle pareti per inserire dispositivi miniaturizzati dotati di telecamere. Si tratterebbe di un intervento mirato e non invasivo, pensato per osservare direttamente gli eventuali ambienti senza procedere con veri e propri scavi.

Solo a quel punto sarà possibile stabilire se dietro la tomba di Tutankhamon si nasconda davvero il complesso suggerito dalle anomalie geofisiche e, nel caso in cui venga confermata la presenza di altre camere, capire quale sia la loro origine e se possano avere un collegamento con Nefertiti.

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