La Terra diventa più scura: cos’è l’albedo e perché può accelerare il riscaldamento globale

2026/08/04

Categories: world-news

I satelliti della Nasa misurano da alcuni decenni lo squilibrio energetico del pianeta, una delle tante conseguenze dei cambiamenti climatici

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Siamo abituati a misurare il cambiamento climatico in termini di temperature. Eppure, a guardare bene, il riscaldamento globale sta portando anche a un altro fenomeno: la modifica del colore del pianeta. Oltre alle emissioni di gas serra in atmosfera, considerati dalla comunità scientifica i principali responsabili della crisi climatica, c’è un altro elemento che sta modificando il bilancio energetico del pianeta e che da qualche tempo cattura l’attenzione degli scienziati: la Terra si sta facendo più scura e sta perdendo parte della sua capacità naturale di riflettere la luce solare verso lo spazio. Tecnicamente si chiama riduzione dell’albedo terrestre, un cambiamento osservato dai satelliti della Nasa e che potrebbe contribuire ad accelerare il riscaldamento globale.

Cos’è l’albedo e perché è così importante

A rilanciare l’allarme è un’analisi dell’Economist, basata su diversi studi scientifici recenti e sulle osservazioni del progetto Ceres della Nasa, che dalla fine degli anni Novanta misura il bilancio energetico della Terra attraverso una serie di satelliti. Le osservazioni raccolte negli ultimi decenni mostrano che il pianeta sta trattenendo una quota crescente di radiazione solare viene assorbita invece di essere rimandata indietro nello spazio. Il meccanismo coinvolge diversi fattori: lo scioglimento di ghiacci e nevi, la trasformazione della copertura nuvolosa e la diminuzione di alcuni aerosol atmosferici legati all’inquinamento.

Elementi molto diversi tra loro, ma che contribuiscono a rendere la Terra meno riflettente e più propensa ad accumulare calore. Certo, non si tratta di un cambiamento percepibile a occhio nudo, ma questo non significa che non si possa misurare. Il parametro fondamentale che permette di quantificare questo fenomeno è l’albedo, ossia la capacità di una superficie di riflettere la luce. Il concetto è semplice, almeno all’apparenza: una superficie chiara, per esempio ricoperta da neve o ghiaccio, riflette una grande quantità di luce solare; una superficie scura, invece, come un oceano, assorbe più energia e si scalda.

Il circolo vizioso del cambiamento climatico e dell’albedo

Il problema è che il cambiamento climatico sta modificando proprio queste superfici. Con la riduzione dei ghiacci marini e dei ghiacciai diminuiscono alcune delle grandi “specchiature” naturali del pianeta. Al loro posto emergono oceani e terre più scure, che assorbono calore e contribuiscono a un ulteriore aumento delle temperature. Insomma, un circolo vizioso. Oppure, per dirla in gergo tecnico, un meccanismo di retroazione positiva: il riscaldamento riduce l’albedo, la minore riflessione aumenta l’energia assorbita, e questo alimenta a sua volta altro riscaldamento.

Lo squilibrio energetico del pianeta Terra

La Terra, come ogni altro pianeta che riceve energia dal Sole, ne disperde una parte nello spazio sotto forma di radiazioni infrarosse. Quando entrate e uscite sono in equilibrio, il clima rimane stabile. Quando entra più energia di quanta ne esca, il sistema accumula calore. Questo squilibrio, chiamato Earth Energy Imbalance (Eei), è oggi uno degli indicatori più importanti del cambiamento climatico. E secondo i dati raccolti dai satelliti Ceres della Nasa, è aumentato in modo significativo rispetto all’inizio degli anni Duemila. A confermare queste osservazioni ci ha pensato un’altra fonte indipendente: il programma internazionale Argo, una rete di migliaia di boe oceaniche che misurano temperatura e caratteristiche degli oceani fino a migliaia di metri di profondità. Oltre il 90% dell’energia in eccesso accumulata dal pianeta finisce infatti negli oceani.

Il paradosso della lotta all’inquinamento atmosferico

Per quanto possa sembrare paradossale, persino alcune politiche per la tutela dell’ambiente possono aggravare questo fenomeno. In particolare, quelle che puntano a ridurre l’inquinamento atmosferico. Negli ultimi decenni, molte aree del mondo – in particolare Europa, Stati Uniti e Cina – hanno ridotto drasticamente le emissioni inquinanti provenienti dall’industria e dai trasporti. Una notizia senz’altro positiva per la salute pubblica, visto che la riduzione del particolato porta anche a meno malattie e meno morti premature.

Eppure, queste sostanze così dannose per l’uomo hanno anche un effetto collaterale “positivo” per il pianeta: riflettono la luce solare nello spazio e contribuiscono a raffreddare la Terra. Secondo alcune ricerche citate dall’Economist, proprio la diminuzione degli aerosol potrebbe spiegare una parte consistente dell’aumento dello squilibrio energetico osservato tra il 2001 e il 2019. Un ruolo particolare potrebbe averlo avuto anche il calo delle emissioni di zolfo dalle navi dopo le nuove regole internazionali entrate in vigore nel 2020.

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