Chiede di non essere ripresa. Non vuole né video né foto. Poi timidamente prende la parola. Mancano pochi minuti alle 8, la prima campanella del "tutti in classe" sta per suonare all'Isis Pertini di Monfalcone (Gorizia). Gli studenti si trattengono fuori dai cancelli fino all'ultimo, guardando gli smartphone e parlando tra loro. Ci sono tante ragazze che hanno il capo velato.
Una indossa il niqab. "Nella nostra religione - dice all'ANSA - c'è chi si mette il velo, c'è chi decide di coprirsi anche la faccia, ma c'è anche chi si veste normalmente, magari con maglietta e jeans. E' una scelta personale e libera", che "non preclude la socialità".
La studentessa è iscritta al secondo anno. E' nata e cresciuta a Monfalcone, da famiglia originaria del Bangladesh. Ha frequentato sia la scuola primaria sia la secondaria di primo grado in città. E ora vuole continuare gli studi. "Ho tante amiche e non solo ragazze originarie del Bangladesh", racconta. Qui "mi sento integrata".
Circa il 30% dei residenti a Monfalcone ha la cittadinanza straniera. La maggior parte proviene dal Bangladesh. I dati sulle scuole, diffusi dall'ex sindaca Anna Maria Cisint (Lega), rilevano un'incidenza ancora maggiore: i due istituti comprensivi cittadini contano nel complesso 1.599 iscritti, di cui 1.185 stranieri. Al Pertini "siamo in quattro a indossare il niqab", riferisce la 16enne. Per accedere all'istituto è in vigore una procedura di riconoscimento, che consente di verificare l'identità delle alunne.
La studentessa è ben cosciente che il nuovo dl scuola varato ieri dal Consiglio dei ministri prevede sanzioni per chi entra in classe con il niqab o con il burqa. "Quando uscirà la legge - assicura - ci adegueremo".
Dopo di lei varcano i cancelli altre due studentesse con il volto parzialmente coperto. "Qui il processo di integrazione è ben avviato", racconta una studentessa del quarto anno, indirizzo socio sanitario. "Non ci sono problemi di integrazione", conferma un'altra compagna, del secondo anno. A ricreazione, riferiscono più voci, si formano gruppetti ma "non divisi per nazionalità, piuttosto per amicizia".
E se qualche compagna indossa il velo o il niqab, "non mi sento a disagio - assicura una studentessa del secondo anno, iscritta all'indirizzo turistico - è una scelta personale". Insomma - è opinione condivisa - qui si scelgono gli amici esclusivamente per affinità. E la scuola propone tanti progetti per favorire la coesione, raccontano i ragazzi.
A distanza di un paio di chilometri c'è la scuola primaria Duca D'Aosta. Nel primo pomeriggio, tra le mamme che attendo i figli all'uscita la maggior parte ha il capo velato. "E' giusto che sia imposto l'italiano ai genitori", dice una signora di origini romene riferendosi al nuovo provvedimento che prevede sanzioni per le famiglie che non si adeguano. "Come l'ho imparato io arrivando in questo Paese, lo devono imparare anche gli altri. Se la gente non si sveglia - conclude - sarà la fine dell'Italia".
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
>> Home