La strana storia del bigamo per errore

2026/09/20

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bigamia storia comune vittuone errore matrimonio separazione divorzio 1

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A causa di un'annotazione errata un uomo separato risultava divorziato e ha potuto risposarsi. Ma poi le nozze sono state annullate. E il comune di Vittuone ha pagato i danni alla sposa

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Era bigamo, ma a causa di un errore dell’anagrafe di Vittuone in provincia di Milano. Per questo quando ha deciso di sposarsi di nuovo risultava libero. La sua separazione era stata registrata come scioglimento del matrimonio. La storia, spiega Libero, comincia nel 2003 con le prime nozze e la separazione del 2 febbraio 2011. Nel marzo 2013 il provvedimento del tribunale civile arriva al Comune di Vittuone perché venga annotato sull’atto di matrimonio. È in quel passaggio che nasce il pasticcio. L’ufficiale di Stato civile scrive che «è stato dichiarato lo scioglimento del matrimonio».

L’errore del comune

La separazione non consente di risposarsi, il divorzio sì. Nel febbraio 2017, quando l’uomo organizza il matrimonio, il comune di Corsico chiede a Vittuone a copia integrale dell’atto relativo alle prime nozze. Il documento viene trasmesso con l’annotazione sbagliata e nessuno solleva obiezioni. Il matrimonio viene quindi celebrato in una location del Pavese mentre il primo vincolo coniugale è ancora valido. E allora scatta l’articolo 556 del Codice penale: la bigamia è punita con la reclusione da uno a cinque anni.

Le nuove e le vecchie nozze

L’errore viene corretto da Vittuone nel marzo 2018. con un’annotazione che precisa che al posto dello «scioglimento del matrimonio» doveva leggersi «separazione personale dei coniugi». Nel marzo 2019 il tribunale dichiara nulle le seconde nozze. A settembre arriva il divorzio. Ma la seconda moglie e i suoi genitori a quel punto chiedono 85 mila euro di risarcimento danni. Nel 2023 l’amministrazione raggiunge con loro un accordo da 33 mila euro e successivamente tenta di recuperare la somma dalla funzionaria che aveva commesso l’errore. Il caso arriva così davanti alla Corte dei Conti.

La Corte dei Conti

Secondo i giudici però la dipendente non è l’unica responsabile. Anche l’uomo sapeva di essere separato. Mentre l’ufficiale di Stato civile avrebbe dovuto compiere ulteriori verifiche. Alla funzionaria di Vittuone sono stati quindi imputati 21 mila euro dei 33 mila pagati dal Comune. Resta però da stabilire quanto dovrà effettivamente versare: sulla norma che può limitare il risarcimento al 30% è stata chiamata a pronunciarsi la Corte Costituzionale.

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