La chiave dell’arrivo di Daniel Bragança al Torino (VIDEO)
Due scudetti con il Torino, 191 presenze in Serie A e un legame con la maglia granata rimasto vivo fino alla fine. Vincenzo “Censin” Bosia è stato uno dei protagonisti del primo grande Toro, un portiere entrato nella storia del club nonostante un fisico che, almeno sulla carta, sembrava poco adatto al ruolo. Dal 1995 anche lo stadio di Asti porta il suo nome, in omaggio a uno dei più importanti calciatori astigiani di sempre.
Nato il 5 novembre 1906 in una famiglia di bottai, Bosia si innamorò del calcio da bambino, allenandosi tra i pali sulla piazza del Mercato, oggi Campo del Palio. La statura minuta gli valse il soprannome di “portierino”, ma agilità, scatti fulminei e riflessi fuori dal comune gli permisero di compensare ogni centimetro in meno. La sua immagine rimase legata anche alla caratteristica bardatura e all’immancabile coppola. Dopo gli esordi con la Laico e l’esperienza nell’UCA, nel 1925 arrivò la chiamata del Torino, alla ricerca di un portiere affidabile. Il debutto risale al 10 gennaio 1926, nella vittoria per 1-0 a Cremona. Con i granata conquistò il campionato 1926-27, poi revocato, e quello del 1927-28. Fu secondo nel 1928-29, quarto nel 1929-30 e terzo nel 1935-36, sua ultima stagione in Serie A.
Tra le pagine più significative della sua carriera spicca la tournée spagnola del 1926. Il Torino batté il Barcellona per 5-0 e Bosia si rese protagonista con una serie di parate che contribuirono a mantenere inviolata la porta granata. Nel 1929 arrivarono anche le sfide in Sudamerica contro River Plate e Boca Juniors, con altre prestazioni applaudite dal pubblico. Lasciato il Torino, giocò e allenò il Vigevano, accompagnandolo in Serie B, per poi tornare ad Asti con lo stesso doppio ruolo. Riprese infine il mestiere di bottaio, senza dimenticare la squadra del cuore. Morì il 16 aprile 1978: ai funerali partecipò anche una delegazione granata, a testimonianza di un legame che il tempo non aveva cancellato.
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