
Egidio Riva assessore monzese a Welfare e Salute chiede al governo più risorse per investire in progetti di integrazione

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Investire nell’integrazione serve non solo agli stranieri che ne beneficiano ma va a vantaggio di tutti perché si realizza in città una maggiore coesione sociale, meno situazioni di disagio e quindi più sicurezza e relazioni pubbliche. È il punto, secondo Egidio Riva, assessore al Welfare e Salute, da cui partire per affrontare le politiche sociali in una città come Monza che cambia pelle, dove una stabile comunità straniera fa ormai parte della società e i fenomeni migratori continueranno anche in futuro a presentarsi sul territorio.
"La stabilità nel numero di stranieri in città degli ultimi anni è collegata anche alla costanza dell’ottenimento della cittadinanza – dice Riva -. Se si considerano le naturalizzazioni e poi le seconde o terze generazioni vediamo come la comunità di origine straniera stia diventando strutturale nella città e non sia certo un fenomeno passeggero. Chi decide di migrare, di stabilirsi in una città come Monza, lo fa per restare, per diventare cittadino, per realizzare il suo progetto di vita e famiglia". Il problema è che, anche con il passare delle generazioni, molti non riescono a superare una condizione di difficoltà sociale nel lavoro, nell’avere un’abitazione adeguata e, in generale, di povertà.
"Lo vediamo nei nostri servizi sociali – spiega l’assessore - dove, assieme a una maggioranza di italiani presi in carico, seguiamo anche un certo numero di stranieri. Spesso vediamo casi in cui le difficoltà iniziali dei genitori immigrati non vengono superate e si trasferiscono sui figli che manifestano problemi a scuola e poi negli altri contesti sociali. Le politiche di integrazione sono fondamentali per i destinatari ma anche per tutto il resto della società". Ma le politiche di integrazione in Italia, in particolare per i nuovi arrivi e richiedenti asilo, spesso non risultano efficaci nel tempo.
A Monza sono attivi due modelli di accoglienza finanziati dal ministero dell’Interno. Uno è il modello dei cosiddetti progetti Sai, Servizi di accoglienza e integrazione, che hanno la caratteristica di accompagnare il richiedente asilo in un percorso individuale seguito da operatori per la formazione, l’apprendimento dell’italiano e l’inserimento lavorativo. L’altro modello è il sistema dei Cas, i Centri di accoglienza stranieri, che garantisce un’accoglienza di base per gruppi di richiedenti ma non si occupa di percorsi di inserimento sociale.
"I progetti Sai danno risultati – spiega l’assessore – e gli stranieri seguiti in questi percorsi arrivano a una reale integrazione. A Monza riusciamo ad avere circa 80 progetti Sai attivi, nell’ultimo anno ne abbiamo richiesti almeno una decina in più al ministero ma non li abbiamo ottenuti nonostante, oltre ai nuovi richiedenti, abbiamo ancora in coda persone dell’emergenza Ucraina. Ma il ministero punta ancora sul sistema Cas nonostante non favorisca una reale integrazione: a Monza i centri d’accoglienza sono 2 e gestiscono circa tra i 150 e i 200 richiedenti asilo alla volta".
Per l’assessore servirebbero investimenti strutturali sulle politiche di integrazione perché "il modello usato per gli ingressi in Italia ha conseguenze per tutta la società, non solo per i migranti – insiste Riva -. Servirebbe una politica specifica, altrimenti poi sono i Comuni a trovarsi soli ad affrontare la questione, con poche risorse e possibilità di dare risposte efficaci sia per gli stranieri sia per le proprie comunità".
M.Ag.
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