L’intervista.
21 agosto 2026 alle 00:33
Dalla Torres fino alla Promozione: Sebastiano Pinna fa le carte ai tornei«Se falliscono club come Carbonia e Olbia, con il momento difficile del Tempio, qualcosa da monitorare c’è: è un allarme. Il nostro movimento ha numeri in crescita, ma va evitato che piazze che hanno fatto la storia abbiano certe difficoltà». Sebastiano Pinna è fra gli allenatori storici del calcio sardo, con tante esperienze in panchina, e attende la chiamata giusta dopo aver salvato il Villasimius. L’ex centrocampista di Cagliari, Tempio e Torres, che in Eccellenza ha ottenuto grandi risultati soprattutto nei sei anni alla Ferrini, dà uno sguardo allo stato di salute del movimento regionale.
Pinna, ha avuto richieste per allenare quest’estate?
«Non avere panchina a inizio stagione è un po’ un’abitudine, perché dopo gli anni alla Ferrini sono sempre entrato in corsa. Quest’anno qualche richiesta l’ho avuta e ringrazio chi mi ha chiamato, sono andato a parlare e ho conosciuto delle persone in gamba, però purtroppo non è stato possibile iniziare un nuovo cammino. Ci devono essere tutte le condizioni, ma non ne faccio un dramma: le vacanze lunghe sono un aspetto della mia vita, non sempre puoi goderti la famiglia nei mesi di luglio e agosto quando inizia la preparazione. Va bene lo stesso».
Che profilo di club cerca?
«Non c’è l’assillo, non sto certo alla finestra sperando che qualcuno vada male. Seguo dalla Serie A alla Seconda Categoria, facendo il tifo per le mie ex squadre: guardo tutto, anche perché quando torni in pista devi essere preparato. Ho visto tante novità interessanti fra D, Eccellenza e Promozione: sicuramente sarò presente, anche se non in panchina».
In Serie D le cinque sarde trovano nuovi avversari.
«Il girone è stato un po’ rimescolato, rispetto all’anno scorso ho rivisto piazze importanti come Paganese, Sarnese e Gelbison. Mi dispiace per l’Ilva, purtroppo prima tra le non ripescate: sarebbe stato bello per il calcio sardo avere una squadra in più. Sono convinto che le sarde si salveranno senza problemi, fermo restando la permanenza va conquistata. Tolto il Budoni, che ha fatto un restyling, le altre si sono basate sulla continuità».
Eccellenza, chi è favorito?
«L’Ilva è la squadra da battere, per investimenti e conoscenza degli errori commessi lo scorso anno. L’Alghero ha un allenatore navigato e l’entusiasmo di chi ha appena vinto, Villasimius e Lanusei hanno fatto ottimi innesti. Attenzione a Iglesias e Atletico Uri, i cui presidenti hanno voglia di far bene, e mi piacciono Calangianus, Santa Teresa e Taloro. Quest’anno ci saranno tanti allenatori all’esordio, mai visto negli ultimi anni, a cominciare da Andrea Cocco che pochi mesi fa ha fatto con me il corso per la licenza Uefa Pro: sono molto contento per lui, gli auguro una grande carriera a partire dalla Villacidrese».
Torres, anno del rilancio?
«Mi ha colpito che al playout lo stadio era strapieno, cosa non facile in momenti del genere. A Sassari ho giocato e so quanto sono appassionati, poi le annate sono tutte diverse: ora riparte quasi da zero, deve coniugare la valorizzazione dei giovani – come chiede il format della Lega Pro – con un buon campionato. Greco è una garanzia, ha le idee chiare e lo ha dimostrato più volte raggiungendo gli obiettivi».
A Tempio ci sono difficoltà.
«Intanto ci ho giocato e mi dispiace, so benissimo la passione dei tifosi. Sechi ha costruito una base solida in questi anni, non mi addentro in quello che è successo ma mi pare di capire che sia stato lasciato solo senza l’aiuto dell’amministrazione. Mi auguro, perché il cuore ce l’ho ancora tempiese, che per l’Eccellenza faccia in tempo ad allestire la rosa».
In Promozione la Ferrini è davanti a tutte?
«Se retrocedi di certo qualcosa hai sbagliato, però l’ha fatto a testa alta in un campionato livellato dove è stato molto difficile salvarsi: ne so qualcosa, visto che a Villasimius mi sono salvato all’ultimo con 39 punti. A volte i cicli finiscono e bisogna resettare, magari questa è un’opportunità. Spero ritrovi l’Eccellenza, è quanto merita avendo sempre messo il fair play finanziario davanti a tutto. Quello che è mancato a Carbonia e Olbia».
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