Compiti scolastici assegnati alle nove di sera e un computer sempre acceso, pronto per l'ennesimo aggiornamento. E genitori e figli costretti a controllare il registro elettronico fino all'ultimo minuto, ostaggi (quasi) di una scuola che non dà tregua nemmeno nel tempo libero.
È a questa iperconnessa che il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara prova ora a mettere un limite: «le consegne dovranno essere comunicate entro la fine delle lezioni e si dovranno appuntare anche sul vecchio diario di carta». Perché a essere diventati "schiavi" del registro elettronico non sono soltanto gli studenti. Insieme a loro ci sono le famiglie, chiamate a verificare continuamente voti, avvisi e soprattutto nuovi compiti, persino quando la giornata scolastica - o addirittura la settimana - dovrebbe essere ormai conclusa. E per riuscirci il ministero rispolvera uno strumento decisamente analogico: il diario.
La misura
La stretta arriva con la nota numero 224621 del 28 settembre, inviata ai dirigenti scolastici delle scuole statali e ai coordinatori delle paritarie del primo ciclo. Alla base ci sono proprio le segnalazioni dei genitori: il ministero riferisce di «diversi casi» di compiti comparsi nel tardo pomeriggio o in serata, anche alle 20 o alle 21, e durante il fine settimana. Una pratica che obbliga ragazzi e famiglie a tornare continuamente sull'app per verificare eventuali aggiornamenti, con conseguenze che ricadono - riconosce lo stesso Valditara - «sull'organizzazione della vita familiare e del tempo libero».
L'iperconnessione
Il paradosso è evidente. Mentre ai ragazzi viene chiesto sempre più spesso di staccarsi dagli schermi, per sapere che cosa studiare devono prenderne in mano uno. E mentre i genitori cercano di mettere un limite al cellulare, si ritrovano a utilizzarlo per controllare se sia arrivata una nuova consegna. Il problema, allora, non è soltanto il compito comparso alle 21. È quella sensazione di dover rimanere costantemente reperibili. Una sorta di diritto alla disconnessione che riguarda i figli, certo, ma inevitabilmente finisce per coinvolgere anche i genitori. «Non mi piace il registro elettronico perché ha finito per ridurre il senso di responsabilità e di autonomia dei ragazzi», racconta Katiuscia Manunza, 37 anni, mamma di Simone, che frequenta la terza media all'istituto comprensivo Leonardo Da Vinci di Decimomannu, in provincia di Cagliari. «Compiti, voti e comunicazioni sono subito visibili a noi genitori. Viene meno anche la possibilità di dimenticare, recuperare o rimediare autonomamente ai propri errori». E quelle notifiche, aggiunge, finiscono per diventare «una sorta di cuscinetto»: se tanto mamma e papà possono controllare, perché preoccuparsi di segnare tutto? Ma soprattutto Manunza contesta gli orari: «Trovo poco corretto che vengano caricati compiti durante il fine settimana o a tutte le ore. Ragazzi e famiglie rimangono costantemente vincolati alla scuola e diventa difficile organizzare studio, riposo e tempo libero».
Le reazioni
Non tutti, però, sono pronti a mettere da parte il digitale. Anzi. Per Giulia Porcelli, 43 anni, mamma di una ragazza al primo anno del liceo scientifico Azzarita di Roma, i compiti comparsi all'improvviso sono un fenomeno «abbastanza limitato». E i vantaggi superano gli inconvenienti: «poter seguire l'andamento scolastico, conoscere le consegne e prenotare rapidamente i colloqui con i professori». Il rischio, semmai, è un altro: trasformare quella possibilità di sapere tutto in un bisogno di sapere tutto. «Sta al genitore non utilizzarlo in maniera ossessiva», spiega Porcelli, che racconta di conoscere famiglie dove il controllo è diventato continuo, a discapito del rapporto con il figlio, che si sente con gli occhi addosso. Ma se utilizzato con equilibrio rimane invece uno strumento molto utile conclude questa mamma. Da parte del ministero però nessuna abolizione, né dell'uno né dell'altro strumento: il diario cartaceo dovrà convivere con quello elettronico. I compiti, però, dovranno essere assegnati entro la fine dell'orario scolastico e i dirigenti saranno chiamati a vigilare. L'obiettivo è restituire ai ragazzi una parte dell'autonomia perduta: ascoltare il professore, prendere nota di una consegna, ricordarsi che cosa bisogna fare. In altre parole, anche scrivere i compiti torna a essere un compito, e una responsabilità. La stretta riguarda anche verifiche e interrogazioni. I docenti e i consigli di classe sono invitati a programmarle evitando di concentrare più prove nella stessa giornata e distribuendo meglio il carico durante la settimana. Una riorganizzazione che, nelle intenzioni del ministero, deve lasciare agli studenti «tempi distesi» per studiare e favorirne la disconnessione dai dispositivi digitali.
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