La Russia e un possibile attacco alla Nato, l’avvertimento Usa a Mosca: «Per voi la situazione è cupa»

2026/08/28

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Aveva promesso di chiudere la guerra in Ucraina in 24 ore, ripetendolo per decine di volte nel corso della sua campagna elettorale e attaccando Joe Biden per non esserci riuscito. E forse adesso, dopo un incontro in Alaska che non ha portato ad alcun risultato e una serie di scambi molto tesi con il Cremlino, sembra che per Donald Trump il problema Russia stia di nuovo emergendo. Lo si legge dall'esterno: Vladimir Putin ha aumentato le minacce contro l'Europa, l'Inghilterra e ovviamente l'Ucraina. Lo si vede anche nelle mosse meno plateali: nei giorni scorsi la Casa Bianca ha inviato il capo della Cia, John Ratcliffe, a Mosca per una serie di colloqui segreti nel tentativo di convincere Putin a mollare. Trump li ha definiti «di routine», ma è abbastanza chiaro che ci sia altro. Il risultato? Per ora non ci sono segnali positivi.

Il messaggio

Trump aveva sperato di mantenere la guerra congelata e continuare a fare accordi con la Russia, con l'obiettivo di reintegrare Mosca all'interno della comunità internazionale. Un sogno che è finito presto. Lui continua a dire di «non essere preoccupato che la Russia possa attaccare la Nato», ha confermato in un'intervista ad Axios. In realtà Ratcliffe al ritorno da Mosca ha detto di aver condiviso le sue valutazioni «cupe» sulla situazione della Russia, spiegando al Cremlino che è ancora in tempo per evitare di finire in un pasticcio. Secondo il New York Times il capo della Cia avrebbe portato questo messaggio al capo dell'intelligence russa, avvisandolo di non attaccare la Nato ma non avrebbe però minacciato conseguenze per Mosca in caso contrario. Resta però ancora poco chiara la strada che il presidente americano è intenzionato a seguire, ricordando che la guerra in Iran continua a essere un problema per gli Stati Uniti e le midterm di novembre rischiano di consegnare il Congresso ai democratici, trasformando Trump in un presidente zoppo e incapace di agire. Solo un mese fa, a sorpresa, si era fatto convincere da Lindsey Graham ad avvicinarsi per la prima volta a Kiev: per anni aveva attaccato e screditato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Poi nella sua ultima visita a Washington aveva aperto alla possibilità di maggiori aiuti militari. Il problema sono i numeri delle riserve dell'esercito americano: in particolare, scrive il Washington Post, i missili Patriot presenti sul territorio europeo per la difesa degli alleati sono ai minimi storici a causa della guerra in Iran. A settembre dovrebbe essere anche prevista una visita del primo ministro inglese, Andy Burnham, negli Stati Uniti: dovrebbe incontrare Trump e chiedere maggiori aiuti militari per l'Ucraina.

Il trattato

Intanto gli alleati continuano a essere sempre più preoccupati sui possibili attacchi di Mosca, mettendo alla prova quanto Trump voglia rispettare l'articolo 5 del trattato della Nato, che prevede un intervento congiunto in caso di aggressione nei confronti di un paese. E mentre continuano a circolare voci su cosa Ratcliffe abbia veramente detto al Cremlino, Trump cerca di sminuire: «Li vede ogni sei mesi o una volta all'anno. Hanno un ottimo rapporto. Non abbiamo consegnato alcun messaggio e non c'era nulla di strano». Il sostegno degli americani a Kiev resta solido: secondo Economist/YouGov il 62% simpatizza con l'Ucraina e appena l'11% vuole fermare gli aiuti militari. Un dato che spiega anche perché Trump, a luglio, avesse ascoltato con attenzione Zelensky quando gli parlò di una possibile mobilitazione di Putin fino a 500.000 soldati.

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