“La priorità è impedire la violenza domestica”

2026/09/13

Categories: world-news

Ogni sera diversi interventi per ogni turno "Ciò che accade in casa non è un fatto privato".

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Ogni sera diversi interventi per ogni turno "Ciò che accade in casa non è un fatto privato".

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Mentre il pattugliamento continua per le strade di Reggio, la radio dell’auto segnala che un’altra Volante sta raggiungendo un’abitazione: una lite familiare sta degenerando. Non è un episodio eccezionale, ci spiega Angela Cutillo, dirigente: "A ogni turno, ogni Volante ha almeno un intervento". Qualche volta le richieste diventano due o tre in sei ore. "Sono gli interventi più delicati e possono richiedere da una a tre ore. Bisogna ascoltare tutte le persone coinvolte, ricostruire quanto è accaduto e, se sono presenti dei minori, tutelare anche loro".

Non tutte nascondono un dramma: "Può trattarsi di una discussione nata per ragioni banali e cresciuta nei toni, che si conclude dopo avere ascoltato le persone e verificato che nessuno abbia bisogno di cure – spiega la dirigente –. Altre volte emergono minacce, percosse e sopraffazioni che durano da tempo. Allora occorre ricostruire gli episodi, raccogliere gli elementi, accertare le condizioni della vittima e, se necessario, fare intervenire i sanitari".

Il compito degli agenti, precisa Cutillo, non è fare da pacieri o limitarsi a invitare tutti alla calma. La priorità è interrompere il pericolo, separare le parti e impedire che la violenza riprenda: "La vittima viene invitata a lasciare la casa e a raggiungere un familiare o una persona fidata. Altrimenti esistono strutture protette con indirizzi riservati. Se la vittima non vuole allontanarsi, si valuta come tenere lontano l’aggressore".

La separazione serve ad abbassare la tensione, ma anche "a creare lo spazio perché chi ha subito violenza possa raccontare e decidere di denunciare. Chiamare il 112 è un primo passo; formalizzare l’accaduto permette di attivare gli strumenti di tutela". Non per tutti i fatti, infatti, la polizia può procedere d’ufficio. "Cerchiamo di intervenire prima che la situazione diventi ancora più grave", sottolinea la dirigente.

L’arrivo della volante è inoltre un forte ammonimento per l’aggressore: ciò che accade dentro casa non è una faccenda privata sottratta alla legge. Le vittime sono soprattutto donne, ma la violenza non appartiene a un solo genere. Alla polizia capitano, seppure in percentuale molto bassa, anche uomini picchiati dalle mogli e pure liti tra coppie omosessuali. Per questo Cutillo preferisce "parlare di vittime di violenza. Chi è cresciuto in un ambiente nel quale l’aggressività è stata appresa come normale modalità di relazione, può riprodurla indipendentemente dal genere".

Un fronte diverso è quello delle aggressioni omofobe, fortunatamente poco frequenti nella nostra realtà. Cutillo ricorda il caso avvenuto – fuori dalle mura domestiche – tra il 14 e il 15 giugno scorsi: una coppia che si stava scambiando effusioni fu bersagliata da insulti e invettive. Ne nacque uno scontro, ma senza arrivare a un pestaggio. Situazioni differenti, accomunate dalla necessità di intervenire subito, proteggere la vittima e spezzare l’idea che la sopraffazione di qualunque tipo possa essere normale.

Francesca Chilloni

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