La Pontida di Salvini: dialogo con i “nordisti” ma niente concessioni

2026/09/19

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ROMA Ci siamo. Il pratone di Pontida, quest'anno per la prima vola orfano del Senatùr che gli diede vita, domani si trasformerà nel vero banco di prova per la Lega di Matteo Salvini a caccia di un rilancio. Il capitano arriva al tradizionale appuntamento settembrino con un partito balcanizzato, complici i sondaggi in picchiata, combustibile dei malumori interni. "Non passa lo straniero" è lo slogan scelto per l'evento degli eventi leghisti, lontani ormai i tempi in cui nel mirino di Umberto Bossi c'erano i "terùn" ancor prima degli immigrati.

Il raduno, che oggi si aprirà con l'appuntamento della Lega Giovani e entrerà nel vivo domani a partire dalle 10, quest'anno sarà battente bandiera italiana, senza ospiti stranieri, a parte il messaggio dello spagnolo Santiago Abascal di Vox su Ceuta. Per il resto sulla scaletta degli interventi dal palco è buio pesto, le carte verranno scoperte soltanto oggi, quando nella bergamasca arriveranno Matteo Salvini e gli altri big della Lega, cogliendo l'occasione per un nuovo confronto con i malpancisti trainati dal fronte dei governatori (l'ex Luca Zaia, Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga e il presidente della provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti) che chiede un cambio di passo. Vale a dire una "ristrutturazione" del partito in senso federale, per tornare almeno in parte alla Lega delle origini, di bossiana memoria. Nonché il disco verde del Capitano alla nascita dell'associazione del Nord, «anche se non c'è bisogno di alcun via libera - spiega un big del Carroccio chiedendo riserbo - ad aprire la strada, del resto, è stata l'associazione di Vannacci» nata prima dell'addio del generale alla Lega: «Salvini non l'ha stoppata, dunque da lì in avanti tutto è permesso».

Non per il segretario - pronto a lanciare l'opa su Milano con la pasionaria anti-Islam Silvia Sardone - che a sentire i suoi non ha nessuna intenzione di fare concessioni. «Giovedì scorso, ma anche nell'incontro della scorsa settimana a casa di Salvini, non c'è stata nessuna richiesta da parte dei "nordisti" - spergiurano dal suo staff - Le chiacchiere stanno a zero, parliamo di niente». Fatto sta, che anche l'idea della nascita di un'associazione del Nord, corrente interna al partito, viene stoppata dai vertici con decisione. E il precedente del movimento di Vannacci, a sentire i salviniani, più che fare da apripista ha serrato ogni possibile strada: «Sbagliare è umano, perseverare sarebbe diabolico. In questo caso autolesionista». Anche il Capitano ha parlato chiaro: «Ci sono sfide internazionali talmente importanti che non possiamo pensare di avere partiti nei partiti». E dunque basta con le «beghe del passato», perché «la Lega vince se è unita».

Ma il clima di Pontida ha conosciuto tempi migliori, e non sorprende che anche l'intervento sul palco di un mister big come Luca Zaia venga messo in discussione: «non è più governatore, al suo posto parlerà Stefani», azzarda un fedelissimo del segretario. Mentre si allungano le ombre di possibili contestazioni, con i fischi e le parole grosse piovute addosso a Salvini il giorno dei funerali di Bossi che ancora bruciano. Il capitano le mette in conto. «Cinquanta che fischiano a fronte di 2000 persone che stanno con Matteo? Pazienza», tagliano corto dal suo staff. Anche se i malpancisti del Carroccio assicurano di aver raccomandato agli scontenti di abbandonare fuori dal pratone ogni tentazione di protesta: «Pontida è la nostra festa, non c'è alcuna intenzione di ammaccare l'immagine della Lega». Ma restituirne una di consolidata unità sarà complicato, visto che già oggi si parte col piede sbagliato. Perché a fare ombra all'appuntamento della Lega Giovani arriveranno gli amici di Bossi capitanati dall'ex senatore Giuseppe Leoni, con una messa in ricordo "dell'Umberto" che oggi avrebbe compiuto 85 anni. E c'è chi è pronto a rammentare che nella sua Pontida, nel 2017, non gli venne concesso di parlare dal palco, "reo" della critica alla svolta nazionale salviniana.

Le assenze

Ma a segnare il raduno potrebbero essere le assenze, ancor prima dei fischi. Già l'anno scorso lo spazio davanti al palco era stato ristretto avvicinando gli stand laterali. Una mossa per ingannare la visuale. Quest'anno, e chissà se per fare numero, si vocifera che ai parlamentari sia stato suggerito di stare tra la gente nel pratone. Del resto sulla carta i pullman per i militanti sono dimezzati: oltre 100 quelli organizzati, fa sapere il partito. Un anno fa nello stesso periodo ne vantava «più di 200». Di nuovo c'è il treno speciale da Roma, oltre a un pacchetto viaggio+alloggio per chi viene dal centrosud, che si maligna sia offerto gratuitamente per compensare i "buchi" del nord. Numeri diversi per un partito decisamente differente. La Lega non ha più Vannacci, meteora passata dai 500 mila voti alle europee alla promozione a vicesegretario, fino all'addio traumatico nove mesi dopo. La serpe in seno che, sondaggi alla mano, sta drenando voti al Carroccio. Un altro conto aperto per Salvini, che al popolo di Pontida dovrà farsi perdonare l'accoglienza trionfale riservata a Vannacci sulle note di "Generale": Quello su cui il leader della Lega aveva puntato tutte le sue fiches ha disertato.

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