Nessun posto è quieto, nessun orecchio è salvo, nessuna valle è amena, nessuna spiaggia solitaria. Se parte lo scrolling a tutto volume, modalità zapping da spettatore passivo catatonico, non c’è sguardo di disappunto o sbuffo disperato che tenga. Quest’anno niente tormentoni, ma ci tormenta l’egemonia dell’inquinamento acustico da cellulare
L’estate è andata. Sì certo, l’equinozio, la scuola, tecnicamente avremmo a disposizione ancora qualche settimana, ma nella realtà dei fatti la fine di agosto corrisponde all’inizio delle responsabilità.
È lecito dunque fare qualche bilancio, se non esistenziale, economico o politico, perlomeno musicale. Sul fronte dei tormentoni non ci possiamo lamentare, escluso il featuring da pensiero meridiano su paesi e Madonne, l’offerta sonora dell’ultima bella stagione, dopo anni in sovrapproduzione di mood vacanzieri e binomi gaudenti – Sesso&Samba, Tequila&Guaranà, Amore&Capoeira, Karaoke&Guantanamera –, sembra quasi essersi sobriamente adattata ai tempi difficili in cui ci troviamo.


La nuova egemonia
Emerge così un altro sound dall’estate del 2026. Un suono che esiste da tempo, ma che mai come di recente, complice forse la curva inversamente proporzionale tra l’invecchiamento e la soglia di tolleranza di chi scrive, ha spaccato le casse. Sto parlando di quell’interminabile flusso di rumore che proviene dagli smartphone di chi ci circonda, vicino di ombrellone, compagno di fila al bar, passeggero adiacente sulla navetta per gli scavi archeologici.
Nessun posto è quieto, nessun orecchio è salvo, nessuna valle è amena, nessuna spiaggia solitaria. Se parte lo scrolling a tutto volume, modalità zapping da spettatore passivo catatonico, non c’è sguardo di disappunto o sbuffo disperato che tenga. Lo scrollatore en plein air continuerà indisturbato ad alternare un video sull’imposta di bollo a un approfondimento sui rimedi per il reflusso, passando per un assaggio dickensiano di tutti i tormentoni delle estati precedenti, senza abbassare di una sola tacca il volume del suo device. Progetti per il futuro: mai sottovalutare le conseguenze del rumore, semi-cit. E aggiungo: il silenzio è d’oro, le cuffie invece sono di plastica e si trovano anche a prezzi accessibili.


Le altre puntate di “nel paese delle meraviglie”










© Riproduzione riservata
>> Home