La Notte della Taranta non finisce allo spegnersi delle luci sul palco. Ma in un bar di Zollino, il famoso Top Orange, unico posto in cui trovare le “sibille”, una piccola magia di mandorle e cioccolato. È in quel bar su una strada del centro del paese della Grecìa che i protagonisti del Concertone si danno tradizionalmente appuntamento. E questa volta, insieme a musici e cantanti, c’era anche Ermal Meta, a continuare a ballare e cantare fino a notte fonda. Era da tempo che non si vedeva un maestro concertatore tirar tardi con l'orchestra nel post-Concertone. A conferma di quanto, per l’artista albanese di nascita e barese d’adozione, l’esperienza della Taranta sia stata più di una semplice folgorazione: un vero e proprio viaggio di scoperta e riscoperta. Insieme a lui, ancora una volta, c’era Davide Antonio Pio, per mesi quasi il suo doppelgänger, prezioso collaboratore, riconosciuto e ringraziato in diretta da Meta come maestro concertatore in seconda.
Sul palco, prima ancora che al tavolo del Top Orange, Ermal Meta si è confermato quello che i mesi di lavoro sulla partitura lasciavano intuire: generoso, partecipe, maestro dei suoni dentro una grande alchimia costruita insieme all’intera orchestra. Un rapporto, quello tra il maestro concertatore e i musicisti, che si è sentito nota dopo nota e che quest’anno ha restituito un rilievo e una centralità particolari all’orchestra e alle voci, non semplice cornice sonora ma il cuore che detta il ritmo dello spettacolo.
Gli ospiti, certo, sono stati valorizzati, ed è stato bello vederli così a fuoco, con Levante da sequestro emotivo, capace di tenere il pubblico sospeso; Giulia Vecchio sarcastica, sul bordo della verità, con quella leggerezza di spirito che nasconde sempre qualcosa di più profondo e Jisela João incantevole nella sua emozione mai nascosta, portando in scena tutta la fragilità e la forza della sua voce. Ma è l’orchestra a essere rimasta sempre presente, enfatica ed enfatizzata, capace di trascinare anche le cantanti e i cantanti nel grande viaggio per mare immaginato da Meta. Il musicista originario di Fier, arrivato l’anno scorso come ospite, era rimasto incantato dal grande concerto, e quell’incanto, evidentemente, non lo ha più lasciato. Quest’anno, da maestro concertatore, ha voluto restituire uno spettacolo in cui il gioco senza confini tra le sponde del Mediterraneo risuonava in ogni momento, tra sonorità che si rincorrevano da una riva all’altra e un pubblico che si lasciava trasportare. A dare corpo a quel viaggio, il dialogo serrato tra le coreografie di Fredy Franzutti e i costumi: i movimenti dei ballerini scandivano il colore, e il colore, a sua volta, anticipava il movimento successivo, in un gioco di rimandi che ha reso la scena viva quanto la musica. Nessun elemento lasciato al caso, nessuna posa fine a sé stessa. Il tutto dentro visual immersivi e scenografie coinvolgenti, che hanno reso ancora più evidente una tendenza che si consolida edizione dopo edizione: il Concertone diventa sempre più un grande evento musicale. Pop. Che viene dalla radice di popolare, proprio come la musica dell’orchestra sul palco: solo un’altra connotazione dello stesso lemma, non un tradimento.
Del resto i numeri parlano chiaro: centocinquantamila presenze, come annunciato da Aurora Leone dal palcoscenico. Nel pubblico tantissimi giovani e giovanissimi, un trend ormai consolidato negli ultimi anni, segno di un ricambio generazionale tutt’altro che scontato per una tradizione musicale antica come questa. Un ricambio che si è visto anche sul palco, con il rapper italo-tunisino Sayf perfettamente a suo agio tra ritmi, suoni e testi, senza alcuna forzatura. Non sono mancate, come da tradizione, le “pizzicate” che accompagnano ogni edizione della Notte della Taranta: come il brindisi a Melpignano di Antonio Castrignanò, che sui social ha pubblicato il video della sua apparizione dell’anno scorso con “Aria Caddhipulina” proprio nel momento in cui sul palco Antonio Amato intonava le stesse note, rinnovando così un derby tra voci maschili mai davvero sopito. Ma è forse mettendo in fila i numeri, e soprattutto osservando dove si distribuiscono, che si misura meglio il cambiamento di scala della manifestazione. Per la prima volta nella sua storia il Concertone è entrato nel circuito dell’Eurovisione, aggiungendo alla dimensione territoriale e nazionale un ulteriore canale di circolazione internazionale. La diretta su Rai3 ha raggiunto il 9,27% di share, con oltre 900mila spettatori, mentre l’evento è stato trasmesso anche su Rai Radio2, RaiPlay e San Marino RTV. È un pubblico diverso da quello delle 150mila presenze dichiarate a Melpignano, e ancora diverso da quello intercettato attraverso le piattaforme digitali: tre livelli che ormai convivono e che restituiscono la dimensione effettiva assunta dalla Taranta. Dalla preparazione in sala prove alle venti tappe del Festival Itinerante, fino al Concertone, i contenuti della Notte della Taranta hanno superato i 43 milioni di visualizzazioni complessive tra social e sito e generato oltre un milione di interazioni su Facebook, Instagram e TikTok. Il sito ufficiale ha contato più di 101mila utenti attivi, con accessi non soltanto dall’Italia ma anche da Svizzera, Germania, Francia, Regno Unito, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Grecia e Stati Uniti. La fascia prevalente è quella tra i 18 e i 34 anni, mentre la community è aumentata di oltre 27mila tra nuovi follower e iscritti.
Più che certificare un successo, questi dati descrivono una trasformazione: una festa nata dentro un territorio circoscritto continua ad avere in Melpignano il proprio centro fisico, ma il suo pubblico ormai si costruisce contemporaneamente nella piazza, davanti alla televisione e sugli schermi digitali. È su questa capacità di tenere insieme scale e generazioni differenti che si misura oggi la crescita della Notte della Taranta.
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