“La mostra sui santi turba i fedeli”, ma gli artisti non ci stanno: “Il nostro è un gesto sacro, l’arte deve scuotere”

2026/07/17

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Correggio (Reggio Emilia), 17 luglio 2026 – La libertà dell'espressione artistica contemporanea e la sensibilità della coscienza religiosa si toccano in un confine che appare talvolta liminale e fonte di dibattito aperto, proprio come accade questi giorni a Correggio. Al centro della riflessione - e di una presa di posizione ufficiale della Curia diocesana - c’è la mostra 'God Save The Saints', allestita negli spazi espositivi del Museo Civico all’interno di Palazzo dei Principi. L'esposizione, curata da Francesca Baboni e Stefano Taddei, presenta una serie di opere realizzate a quattro mani da Michael Rotondi e Giulio Zanet. Un progetto nato nel segno del dialogo: Rotondi ha realizzato le immagini partendo dall’iconografia classica della santità e dei santini devozionali, mentre Zanet è intervenuto successivamente con il proprio segno pittorico astratto, fatto di forme e stratificazioni di colore. Un'operazione che nelle intenzioni dei promotori vuole offrire "nuove chiavi di lettura" e far riflettere sul significato della santità oggi, ma che ha sollevato forte perplessità in una parte della comunità locale.

Due delle opere della mostra 'God save the saints' al Museo Civico di Correggio

Due delle opere della mostra 'God save the saints' al Museo Civico di Correggio

La Curia: “Fedeli turbati e a disagio”

La Curia diocesana ha infatti diffuso una nota, spiegando di essere stata "sollecitata da diverse reazioni di fedeli" che hanno manifestato "interrogativi" e in taluni un "disagio profondo" di fronte ad alcune modalità di rappresentazione. "Non si intende intervenire sull’esito artistico — precisa subito la Diocesi —, tuttavia il senso di turbamento che ha colto molti non va sottovalutato". Nel testo, la Curia articola una riflessione profonda, richiamando il Concilio Vaticano II e le parole di Paolo VI agli artisti, custodi di una bellezza che dovrebbe affrancare da esiti effimeri, "espressioni stravaganti o malsane". La Chiesa reggiana ricorda che le immagini dei santi e i simboli cristiani "non sono semplici riferimenti culturali o temi estetici, ma realtà legate alla preghiera, alla memoria della fede e alla devozione". Viene citato il Concilio di Nicea, per cui l'onore reso all'immagine appartiene a chi vi è rappresentato.

Il richiamo ai Papi e alla responsabilità

La nota si muove sul binario del dialogo, richiamando anche Giovanni Paolo II e Papa Francesco, laddove si riportano i richiami ai "molti tratti di storia percorsi insieme, che appartengono al patrimonio di tutti, credenti o non credenti. Aspettiamo nuovi frutti nel nostro tempo, in un clima di ascolto, libertà e rispetto. La gente ha bisogno di questi frutti, di frutti speciali". C'è spazio anche per un riferimento magisteriale recentissimo: la lettera enciclica Magnifica Humanitas (2026) di Papa Leone XIV, in cui si evidenzia come la bellezza debba essere frutto di un'indagine empatica tra le persone, nella profondità del mistero, e si citano opere dal valore profetico come la Nona di Beethoven o Guernica di Picasso, capaci di "impedire la normalizzazione del male". Nessun intento censorio, dunque, ma un richiamo fermo alla responsabilità: "Ogni rilettura contemporanea di immagini della tradizione, pur nel rispetto della libertà espressiva, richiede attenzione al significato che esse custodiscono per la coscienza religiosa di tanti".

Due delle opere della mostra 'God save the saints' al Museo Civico di Correggio

Due delle opere della mostra 'God save the saints' al Museo Civico di Correggio

La replica dell’artista (co-autore) Giulio Zanet: “L’atto artistico in sé è un gesto sacro”

"Il nostro non è un atto dettato dalla volontà di profanare, né di agire per sottrazione. Al contrario, considero l’atto artistico in sé come un gesto sacro". Giulio Zanet, co-autore insieme a Michael Rotondi della mostra, risponde con profondo rispetto e densità teorica alle riflessioni sollevate dalla Curia diocesana. Il pittore piemontese, correggese d'adozione, svela la natura profonda di un intervento che ha suscitato reazioni contrastanti tra i fedeli: "In queste opere l’astrazione non cerca di cancellare la figura del Santo, ma di rappresentare l’invisibile: l’energia, il mistero e le stratificazioni della storia. Il mio segno grafico dialoga con la figurazione con un senso di convivenza, per creare un ponte fra la tradizione iconografica e le fratture del presente. È un invito ad aprire lo sguardo, non a deturpare il simbolo". Anche il titolo, del resto, racchiude una precisa missione sociale e spirituale: "L'accento è posto su una santità moderna e dolente: quella degli ultimi, dei migranti, degli invisibili. Calare la tradizione nel caos della contemporaneità non significa mancare di rispetto al sacro, ma renderlo vivo e vibrante oggi".

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