Ospedale.
09 ottobre 2026 alle 00:51
Una frattura al polso e un’intera giornata trascorsa dentro il labirinto della sanità pubblica. È il viaggio raccontato dalla 40enne Claudia, impiegata di Oristano, entrata al pronto soccorso del San Martino nel primo pomeriggio e uscita, alla fine, senza essere stata curata. In mezzo, ore di attesa, ambulanze, barelle e un continuo rimbalzo tra servizi e strutture.
«Mi sono fatta male nel primo pomeriggio, mi sono recata al pronto soccorso e dopo aver fatto l’accettazione sono rimasta in attesa».
La fotografia
La prima fotografia è quella di una sala affollata, con oltre 15 persone sedute e altre ancora da accettare. «C’erano ottantenni seduti lì dalle 9, bambini, tutti assieme. Un anziano con emoglobina bassa era lì da dieci ore». A tenere le fila della sala, racconta Claudia, c’è soprattutto una guardia giurata: «Si occupava di tutto, dalle carrozzine alla gestione delle sedie in sala d’attesa. Valutava anche la situazione psicofisica dei pazienti per farli entrare in caso di urgenza».
Nel pronto soccorso, nel frattempo, continuano ad arrivare ambulanze: «Talmente tante che si è creata una fila di barelle con pazienti, anche con ossigeno e traumi gravi, e barelle del 118 in uscita che nemmeno riuscivano a passare». Una ragazza per l’antirabbica, bambini con ferite, una donna incinta: tutti nello stesso spazio.
La resa
La 40enne aspetta fino alle 22.30, poi decide di mollare. «Ho scoperto che l’ortopedico non c’è h24. Ho capito che il massimo che avrebbero fatto per me sarebbe stata forse una radiografia e sarei stata rimandata al giorno successivo», sottolinea Claudia.
Così paga una radiografia privatamente. Il referto conferma la frattura e arriva l’indicazione di andare in ortopedia al San Martino. «Qui dopo più di mezz’ora in attesa, un’infermiera di passaggio mi ha detto che lì non avrebbero potuto trattarmi se non passando dal Pronto soccorso». Di nuovo in coda, di nuovo ad aspettare. «Dopo più di due ore non mi avevano nemmeno chiamata per l’accettazione. C’erano otto persone prima di me e alle 11 il reparto era già al collasso».
Quattro, racconta, hanno già in mano un referto radiografico e alla fine Claudia opta per un ortopedico privato a Cagliari: un’ora di viaggio, mezz’ora di visita e problema risolto. La scorciatoia, però, non è alla portata di tutti: 40 euro per la radiografia, altri 200 per l’ortopedico, oltre al viaggio. ( m. g. )
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