La Lombardia assediata dall’inquinamento luminoso: così vedere le stelle (e l’eclissi) diventa un’impresa quasi impossibile

2026/08/11

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Urbanizzazione e un eccessivo ricorso all’illuminazione Led sono fra le cause di un problema sottovalutato ma serio. Gli esperti: “Il buio svolge un ruolo fondamentale, anche per regolare il bioritmo sonno-veglia”

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Milano, 11 agosto 2026 – Era il 2016, esattamente il 10 giugno, quando su Science Advances, una delle più prestigiose riviste scientifiche a livello internazionale, veniva pubblicato il nuovo Atlante Mondiale  dell’Inquinamento Luminoso. La ricerca vedeva diverse province lombarde agli ultimi posti sulle 1359 europee analizzate: Mantova è 1335ª, Lodi al 1306° posto, Brescia al1161°, Bergamo 1112°. Dieci anni dopo cosa è cambiato? “Quei dati sono ancora validi – spiega l’autore dell’atlante Fabio Falchi, presidente di CieloBuio, da oltre 25 anni impegnato nella ricerca e nella sensibilizzazione sui temi dell’inquinamento luminoso e del risparmio energetica –. In Europa non sono avvenuti grandi cambiamenti, sostanzialmente siamo come allora”. 

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Il ruolo dell’illuminazione a Led 

L’uso dei led per l’illuminazione pubblica, più efficienti sul fronte dei consumi energetici, ha peggiorato l’impatto dell’inquinamento luminoso. "Dove ci sono leggi regionali, come in Lombardia, gli impianti sono quasi tutti completamente schermati, ovvero la luce va verso il basso. Il problema è che c’è un eccesso di quantità di luce e che i più utilizzati sono i led a luce blu, che fa alterare maggiormente il ritmo sonno-veglia. Quelli con meno luce blu non vengono usati quasi mai, perché ci sarebbe un 10-15% di consumo energetico in più, anche se ridurremmo l’inquinamento luminoso". Al netto della parentesi agostana, in cui tanti rivolgono lo sguardo al cielo notturno scoprendo che è sempre meno buio, la percezione è che ci sia poca consapevolezza dell’impatto che l’eccesso di luce in orario notturno ha sulla salute e l’ambiente. 

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L’importanza del buio 

Uno dei “falsi miti” è che migliori la sicurezza, nonostante gli studi fatti fino ad ora non abbiano trovato una correlazione tra luce e criminalità; anche per gli incidenti stradali i risultati sono molto controversi. Quel che è certo, invece, è le notti buie sarebbero molto più salutari. “La sensazione generale è che tuttora non ci si renda conto che è un inquinamento ambientale come gli altri. Il buio è fondamentale per un corretto ritmo sonno-veglia, per le persone e anche per gli animali”. Sempre più studi si stanno occupando proprio di questi temi. L’Università di Pisa, con la professoressa Elena Maggi, è ad esempio capofila di Aquaplan, che coinvolge diversi partner internazionali. 

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Il caso pianura padana 

"Il focus è capire – spiega Maggi – gli effetti combinati di inquinamento luminoso notturno e inquinamento acustico in ambienti acquatici, non solo marini, ma anche di acqua dolce”. Il progetto terminerà nel 2027: gli esiti potranno essere utili anche per comprendere cosa accade nei fiumi e nei laghi lombardi. "La pianura padana resta l’area a più alto inquinamento luminoso al mondo – evidenzia Falchi –. Ci sono alcuni luoghi altrettanto inquinati in Paesi Bassi, Cina, Corea del Sud. In Giappone, pur avendo il doppio dei nostri abitanti in un territorio che ha la stessa estensione, ci sono dei luoghi che sono totalmente bui, mentre noi non abbiamo più nulla”.

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