Non c'era nemmeno il presidente sugli spalti a fare numero in un Olimpico desolato: curve chiuse per svuotamento, 5.528 spettatori totali. La maggioranza dei laziali in esilio volontario per l'Italia
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È iniziata come peggio non poteva. Mesta uscita ai trentaduesimi di Coppa per la Lazio finalista di maggio. Storico il pass del Mantova, ai sedicesimi contro Palermo o Lecce. Incredulità al 2-0 di Cajazzo al 96', segnato a porta vuota, con Mandas nell’area opposta a caccia di un pareggio insperato, di un’epica disperata. Non segna nessuno nella Lazio, ci prova il portiere. Che tristezza vedere l’Olimpico terra di conquista di 1.600 mantovani, vederli far festa. Le attenuanti di Gattuso sono tutte di mercato. I limiti davanti sono giganteschi. L’attacco è insussistente. Né Dia né Ratkov erano e sono all’altezza. Tutte le volte che il tiro si posa sul grilletto il pallone è sparato fuori. Il Mantova ha calciato 7 volte in porta, la Lazio 3. In tutto 18 a 11 i tiri per i biancocelesti.
Una sconfitta desolante in uno stadio vuoto. E Lotito è in vacanza
Rino prova a costruire una Lazio ringhiante, con bellicose fregole, ma il tentativo tende fatalmente ad allungare la squadra e ad esporla a rischi. Lo smarrimento dell’Olimpico è lo smarrimento di tutti, la desolazione allo stadio è più palpabile dell’anno scorso. Curve chiuse per svuotamento, 5.528 spettatori totali, la maggioranza dei laziali in esilio volontario per l’Italia. Si è confusa anche Flaminia nel preshow, atterrata (male) in Monte Mario. Il sipario si è levato senza Lotito, in vacanza a Cortina, non ha fatto numero neppure lui.
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