La crisi del vitivinicolo, la Regione: «Il governo ci dia nuovi strumenti»

2026/08/24

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La Puglia si prepara a chiedere al Governo di utilizzare le nuove opportunità offerte dall’Unione europea per affrontare la crisi del comparto vitivinicolo e intervenire sullo squilibrio tra produzione e domanda. La proposta sarà presentata dall’assessore regionale all’Agricoltura e allo Sviluppo rurale, Francesco Paolicelli, al Tavolo vitivinicolo regionale convocato per il 7 settembre. L’obiettivo è arrivare, attraverso il confronto con il partenariato e con il mondo produttivo, a una posizione condivisa da sottoporre prima alla Commissione Politiche Agricole e poi al ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida.

La situazione è resa particolarmente evidente dalle giacenze. Secondo i dati ufficiali di Cantina Italia-Masaf diffusi alcune settimane fa, nelle cantine pugliesi giacciono invenduti non meno di 5 milioni di ettolitri di vino. Un volume enorme, che riguarda anche le produzioni di qualità: oltre 3 milioni di ettolitri dello stock sono costituiti da vini a marchio Igp e Dop. Il problema, dunque, non riguarda soltanto le produzioni che incontrano maggiori difficoltà commerciali, ma attraversa una parte significativa dell’intero comparto.

In questo quadro la Regione guarda al nuovo Regolamento europeo 2026/471, che mette a disposizione degli Stati membri ulteriori strumenti per affrontare le situazioni di crisi. Tra questi figurano l’estirpazione volontaria e permanente dei vigneti produttivi nelle aree caratterizzate da squilibri strutturali, la distillazione di crisi e la vendemmia verde. La richiesta della Puglia è che il Governo valuti rapidamente come rendere utilizzabili anche in Italia queste possibilità, recependo le nuove disposizioni e integrandole nella programmazione nazionale.

«Il settore vitivinicolo pugliese continua a rappresentare una delle principali eccellenze agroalimentari del Paese, ma oggi vive una fase complessa che richiede strumenti nuovi e decisioni coraggiose», afferma Paolicelli. Da qui la richiesta di valutare l’inserimento dell’estirpazione volontaria dei vigneti tra gli strumenti attivabili nell’ambito della Pac e di rendere operative le nuove misure per la gestione delle crisi di mercato.

L’ipotesi dell’estirpazione, tuttavia, non viene indicata come una soluzione generalizzata. La Regione ritiene necessario intervenire in maniera selettiva e territoriale, concentrando gli eventuali interventi nelle aree dove lo squilibrio tra produzione e domanda presenta caratteristiche strutturali. L’obiettivo è ridurre le eccedenze senza compromettere il patrimonio vitivinicolo pugliese, salvaguardando i territori nei quali la viticoltura ha un particolare valore economico, produttivo, ambientale, paesaggistico e identitario.

Accanto all’estirpazione, Paolicelli indica la distillazione di crisi come un altro strumento da rendere concretamente disponibile. «In una fase in cui il mercato fatica ad assorbire una parte delle produzioni, è necessario consentire allo Stato di utilizzare tutti gli strumenti previsti dall’Europa per ridurre le eccedenze, sostenere il reddito delle imprese e contribuire al riequilibrio del mercato», spiega l’assessore. Si tratta, nella visione della Regione, di misure complementari, da utilizzare in funzione delle diverse situazioni produttive.

La crisi delle giacenze si lega anche alla necessità di ripensare la prossima programmazione dell’Ocm Vino. Le risorse disponibili, sostiene la Regione, dovrebbero essere orientate verso le esigenze effettive del comparto e verso quei segmenti che presentano maggiori possibilità di mercato. «Serve inoltre pianificare il nuovo Ocm Vino finanziando ciò che realmente occorre al comparto», dice Paolicelli, richiamando in particolare il caso dei vini bianchi, che stanno mostrando dinamiche differenti rispetto ad altri segmenti produttivi.

La richiesta pugliese, quindi, non si limita alla gestione dell’emergenza. L’idea è utilizzare le risorse pubbliche e gli strumenti europei per governare una fase di profonda trasformazione del mercato, intervenendo sulle produzioni in eccesso ma sostenendo allo stesso tempo quelle con maggiori prospettive.

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