(Teleborsa) - C'è qualcosa di simbolico in una relazione annuale letta da chi presidente non è, ma fa funzionare l'Autorità da mesi. Quella odierna a Palazzo Mezzanotte è stata la ventinovesima edizione dell'incontro annuale della Consob con il mercato finanziario, e per la prima volta nella storia dell'istituto è toccata a un presidente vicario e a una donna: Chiara Mosca, che regge la Commissione dall'8 marzo, giorno in cui si è concluso il mandato di Paolo Savona, senza che la politica abbia ancora trovato un nome per il suo successore.
Mosca non si è sottratta alla domanda implicita che aleggiava in sala: la Consob "acefala" funziona ancora? La risposta, affidata ai numeri, è un sì netto. Il Collegio "sta esercitando con pienezza i compiti a esso assegnati, svolgendo un'attività che non può essere descritta in termini di ordinarietà o straordinarietà", ha spiegato fin dai primi passaggi, per sgombrare il campo dalla preoccupazione rilanciata più volte in queste settimane dalla stampa, ricordando che la vicarietà della presidenza è prevista dal regolamento proprio per garantire continuità e si è già verificata in passato in altre tre occasioni. Per dare la misura del lavoro svolto dalla Commissione guidata insieme ai commissari Comporti, Alemanno e Cornelli, ha citato le cifre: 63 riunioni nel 2025, con 426 delibere e 933 pratiche esaminate; nel 2026, tra gennaio e inizio luglio, altre 36 riunioni, 564 pratiche e 260 delibere. Un modo elegante per dire: la macchina non si è fermata, checché se ne dica.
Il mercato europeo si è fatto piccolo
Il cuore analitico della relazione è la fotografia impietosa dei mercati dei capitali europei rispetto agli Stati Uniti. Mosca ha ricordato che la raccolta e la capitalizzazione complessiva delle imprese europee non sono più rappresentative del peso del PIL dell'Unione: al 31 maggio 2026 il rapporto tra capitalizzazione aggregata e PIL era del 75% nell'UE (51% per l'Italia soltanto) contro il 247% degli Stati Uniti, mentre Wall Street pesa il 45% della capitalizzazione mondiale contro il 10% dell'Europa, una sproporzione che non trova giustificazione nei rispettivi pesi sul Pil globale. Anche sul fronte IPO il confronto non lascia scampo: nel decennio 2015-2025 la Cina ha raccolto 647 miliardi di dollari in nuove quotazioni, gli USA 425 e l'Unione europea appena 221, con operazioni europee mediamente più piccole e quasi nessuna maxi-IPO sopra i 10 miliardi.
Dietro i numeri, una diagnosi più profonda: il venture capital e il private equity finanziano solo l'8,4% delle quotazioni europee, contro il 20% di Stati Uniti e Cina, segno del ruolo limitato dei mercati privati nel far crescere le imprese fino agli stadi più avanzati del loro sviluppo. Non a caso Mosca ha citato l'IPO monstre di SpaceX, da 85 miliardi di dollari, per osservare come una parte crescente della creazione di valore avvenga ormai prima della quotazione, mentre il mercato pubblico è sempre più "in ritardo" rispetto a dove si genera davvero ricchezza.
Piazza Affari corre ma si assottiglia
Sul fronte italiano, il quadro è a due velocità. Da un lato la buona notizia: nel 2025 il FTSE MIB è cresciuto del 31,5%, il miglior risultato degli ultimi vent'anni, e nel primo semestre 2026 ha superato il record storico che resisteva dal marzo 2000, con la capitalizzazione salita a 1.209 miliardi al 30 giugno. Dall'altro, la tendenza strutturale che accomuna tutta Europa: nell'ultimo decennio le società quotate sono calate del 20% nel Regno Unito, del 46% in Francia e del 20% in Italia, mentre negli Stati Uniti, dopo anni di crisi, il numero è tornato a crescere trainato dal Nasdaq.
Mosca ha parlato di "traiettorie opposte": tra il 2010 e il 2025 la capitalizzazione è cresciuta di circa 750 miliardi grazie ai prezzi azionari, ma si è persa quota per l'eccedenza dei delisting sulle nuove quotazioni, con un saldo negativo di 96 miliardi, accelerato negli ultimi cinque anni. Il dato forse più duro: nel 2025 non ci sono stati nuovi ingressi sul mercato regolamentato, e anche il listino minore, l'Euronext Growth Milan, ha visto crollare le ammissioni nette da 36 nel 2021 a sole 2 nel 2025. Nella relazione sul 2025, Consob ha anche fatto notare come Piazza Affari ha perso 100 società quotate sul mercato regolamentato negli ultimi vent'anni, scendendo sotto la soglia dei 200 titoli su Euronext Milan.
Il dialogo col mercato diventa regola
Sul piano regolamentare, la presidente vicaria ha sottolineato come la riforma del Testo Unico della Finanza (TUF) abbia riportato in mano alla Consob spazi di manovra importanti, specie sul diritto societario, con oltre 20 nuove deleghe regolamentari conferite dal decreto legislativo 47/2026. Tra le novità più significative, l'introduzione del settlement, l'applicazione concordata delle sanzioni, che si affianca al meccanismo degli impegni: per Mosca il dialogo con il mercato è ormai diventato "a tutti gli effetti una regola codificata, non più solo prassi".
I risultati si vedono già nei numeri della vigilanza sanzionatoria: grazie proprio all'istituto degli impegni, la durata media dei procedimenti sanzionatori si è ridotta di circa il 10%, con 56 procedimenti portati a compimento nel 2025 e un uso crescente degli impegni nel 2026 (25 istanze presentate tra gennaio e l'8 luglio, 19 accolte). Capitolo a parte quello del risiko bancario, che ha tenuto impegnati gli uffici per mesi: 7 offerte pubbliche di scambio tra grandi banche domestiche, con oltre 70 esposti esaminati nel solo 2025.
L'Autorità che sa di doversi rinnovare
Mosca ha dedicato spazio anche al "dietro le quinte" dell'Autorità, quella macchina fatta di persone che tiene in piedi tutto il resto. La Consob è "alle soglie di un significativo ricambio generazionale", ha detto, spiegando che l'ente cercherà giovani specializzati in analisi dei dati, intelligenza artificiale, tecnologie finanziarie e cybersicurezza (non a caso a giugno è stato pubblicato un bando per l'assunzione di dieci data scientist). Un déjà-vu storico, ha fatto notare la presidente vicaria, richiamando gli anni Ottanta e Novanta, quando la rivoluzione delle regole su OPA, insider trading e borsa telematica portò l'Autorità a reclutare oltre 200 giovani in pochi anni, raddoppiando l'organico. Oggi la Consob è una realtà ben più strutturata, con oltre 650 dipendenti, chiamata però a misurarsi con sfide altrettanto complesse: fintech, intelligenza artificiale, cripto-attività e la mutevole architettura di vigilanza europea.
Sul fronte della vigilanza vera e propria, i numeri raccontano un anno relativamente più mite: l'ammontare complessivo delle sanzioni pecuniarie applicate nel 2025 si è fermato a circa 5,8 milioni di euro, meno della metà degli 11,6 milioni del 2024, con 56 procedimenti sanzionatori portati a termine e sanzioni applicate a 80 soggetti. Il perimetro degli intermediari vigilati resta ampio e articolato, anche se il consolidamento sta continuando anche in questo settore: a fine 2025 risultavano operative in Italia 377 banche autorizzate ai servizi di investimento, 57 SIM e 167 società di gestione del risparmio, mentre il comparto del crowdfunding, dopo anni di espansione, ha mostrato segnali di contrazione, con solo due nuove autorizzazioni nel 2025 e diversi operatori usciti dal mercato.
Dal governo parole caute e nessuna data
A stemperare l'attesa sul presidente di Consob ci ha pensato il ministro dell'Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, che a margine dell'incontro ha lasciato intendere che la partita del nuovo vertice si potrebbe sbloccare a breve: il ministro si è limitato a dire che il dossier Consob sarebbe finito sul tavolo dell'esecutivo entro pochi giorni, senza aggiungere altro.
Più loquace, ma altrettanto elusivo sui tempi, il sottosegretario Federico Freni - recentemente uscito di scena dalla corsa alla poltrona più alta dell'authority - che ha preferito non sbilanciarsi né sulla tempistica né sul profilo, tecnico o politico, del futuro presidente: un nome arriverà, ha detto in sostanza, con la stessa naturalezza con cui arriva l'inverno. Freni ha però tenuto a rassicurare sul funzionamento dell'ente: la produzione che la Consob deve garantire nei tempi previsti dalla legge prosegue comunque, gli uffici sono operativi e le consultazioni pubbliche in corso non si sono fermate. Insomma, secondo il sottosegretario, l'assenza di un presidente non intacca in alcun modo l'attività quotidiana dell'istituto né l'attuazione del Testo Unico della Finanza.
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