“La città non è un bancomat”

2026/08/23

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Il dibattito politico sulle macerie dell’emergenza idrica si infiamma con l’affondo del Movimento 5 Stelle, che detta le sue condizioni...

Il dibattito politico sulle macerie dell’emergenza idrica si infiamma con l’affondo del Movimento 5 Stelle, che detta le sue condizioni...

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Il dibattito politico sulle macerie dell’emergenza idrica si infiamma con l’affondo del Movimento 5 Stelle, che detta le sue condizioni sul futuro di Marche Multiservizi. Il capogruppo in consiglio comunale, Lorenzo Lugli, fissa i paletti sulla gestione degli utili aziendali partendo da un monito chiaro: "Non è accettabile che Comuni che hanno già venduto le loro quote per tappare buchi di bilancio passati, ora pretendano una fetta dei nostri dividendi. Pesaro non può essere la mammella finanziaria dell’intera provincia". Per i pentastellati, gli oneri degli interventi straordinari su una rete vitale vanno ripartiti e governati dall’Aato in modo proporzionale, senza scaricarli su un solo municipio.

I circa due milioni di euro di dividendi che arrivano ogni anno nelle casse pesaresi restano risorse fondamentali per finanziare i servizi essenziali e calmierare la Tari. Tuttavia, avverte Lugli ricordando anche le battaglie portate avanti in Regione da Marta Ruggeri, le casse della partecipata non possono ridursi a un mero bancomat per le spese correnti. "Sì al loro utilizzo per i servizi – incalza il capogruppo –, ma una quota va strategicamente vincolata al miglioramento strutturale della rete idrica e a misure per contenere le bollette. Il denaro pubblico deve generare valore per i cittadini, non rendita per la politica".

Ringraziando la Protezione Civile e le squadre tecniche per l’instancabile lavoro svolto a Ferragosto, il Movimento sottolinea però come i continui rattoppi non debbano diventare un alibi per chi, negli anni, ha lasciato l’acquedotto senza un piano organico di sostituzione. Oltre alla richiesta di ristori per le imprese, parte così un piano d’azione in tre punti: la bonifica immediata dei tratti di rete ancora in cemento-amianto, l’avvio di uno studio per un “piano B” che interconnetta le condotte limitrofe per non lasciare la costa ostaggio di un unico vecchio tubo, e la riapertura del dibattito verso il definitivo ritorno alla gestione in house, per abbandonare un modello che ha privilegiato la logica dell’utile su quella dell’investimento strutturale.

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