La Cina domina il mercato delle auto elettriche ma ora deve affrontare una valanga di batterie a fine vita. Entro il 2030 il volume delle batterie dismesse potrebbe superare il milione di tonnellate l'anno. Pechino accelera sul riciclo. Ma il mercato grigio e i rischi ambientali stanno mettendo sotto pressione il Dragone
8 agosto 2026
La Cina ha vinto la corsa mondiale delle auto elettriche, ma ora deve affrontare il costo industriale e ambientale di quel successo. Basta dare un'occhiata ai dati. Oltre la Muraglia, tra il 2018 e il 2025, le vendite annuali di veicoli elettrici e ibridi plug-in sono passate da circa un milione a oltre 16 milioni di unità.
Le prime auto acquistate con i generosi incentivi pubblici stanno però arrivando alla fine del loro ciclo di vita, e con loro stanno uscendo dal mercato centinaia di migliaia di batterie. Il think tank EVtank stima che nel 2026 il volume delle batterie per veicoli elettrici dismesse in Cina raggiungerà circa 820 mila tonnellate e che supererà il milione di tonnellate annue entro il 2030.
Per Pechino il problema è doppio: evitare un'ondata di rifiuti pericolosi e costruire un sistema di riciclo capace di recuperare litio, nichel, cobalto e altri materiali strategici. Oggi il gigante asiatico dispone di una vasta rete industriale, ma gran parte delle batterie usate continua a finire in un mercato grigio fatto di piccoli operatori non certificati.
Qui i pacchi batteria vengono spesso smontati senza adeguate misure di sicurezza, con rischi di incendio, contaminazione delle acque e dispersione di sostanze tossiche. È il paradosso della transizione energetica cinese: il leader mondiale delle auto elettriche rischia di essere travolto dai rifiuti prodotti dalla propria stessa rivoluzione.
La Cina e il rebus delle batterie (finite) delle auto elettriche
Secondo quanto riportato dalla MIT Technology Review, che ha raccolto le testimonianze di operatori del settore del riciclo delle batterie e di analisti dell'automotive cinese. Il meccanismo è relativamente semplice. Quando la capacità di una batteria scende sotto l'80%, molti costruttori la considerano non più adatta all'uso automobilistico.
A quel punto esistono due strade. La prima è il riutilizzo in applicazioni meno impegnative, come sistemi di accumulo stazionario o veicoli a bassa velocità. La seconda è il riciclo completo, con il recupero dei metalli contenuti nelle celle. Entrambe le opzioni richiedono impianti tecnologicamente avanzati e investimenti elevati.
Alla fine del 2025 in Cina risultavano registrate quasi 180 mila imprese coinvolte nel riciclo delle batterie, ma oltre il 60% era stato fondato negli ultimi tre anni, segno di un settore ancora in rapida e disordinata espansione. Gli operatori informali riescono spesso a offrire prezzi più alti ai proprietari delle auto elettriche perché evitano costi legati a trattamento delle acque reflue, sicurezza antincendio, controlli ambientali e tasse.
Alcune batterie vengono aperte, le celle riassemblate e rivendute; altre vengono semplicemente frantumate per estrarre i metalli di maggior valore. Per questo il governo cinese ha creato dal 2018 una “white list” di riciclatori autorizzati, arrivata a 156 aziende certificate. Tuttavia il flusso di batterie a fine vita cresce più rapidamente della capacità del sistema formale di intercettarle.
Da problema a nuovo business
Le grandi aziende dell'automotive cinese stanno cercando di trasformare il problema in una nuova filiera industriale. CATL, il maggiore produttore mondiale di batterie per auto elettriche, ha sviluppato attraverso la controllata Brunp una rete di oltre 240 centri di raccolta e impianti con capacità di trattamento nell’ordine delle centinaia di migliaia di tonnellate annue. BYD ha avviato programmi di ritiro delle batterie tramite concessionarie e partner specializzati, mentre Geely punta su un modello di economia circolare che unisce smontaggio dei veicoli, riutilizzo dei pacchi batteria e recupero dei materiali. Ma gli analisti avvertono che la sfida resta enorme.
L'International Energy Agency ricorda che la Cina rappresenta oltre il 70% della produzione mondiale di auto elettriche e più della metà delle vendite globali: ciò significa che anche la futura montagna di batterie da gestire sarà senza precedenti. Il portale Inside Climate News ha intanto citato uno studio congiunto di ricercatori cinesi e statunitensi secondo cui i rifiuti di batterie per auto elettriche potrebbero salire a 1,69 milioni di tonnellate nel 2030 e superare i 22 milioni di tonnellate nel 2040.
Gli stessi ricercatori parlano di una “battaglia in perdita” contro il mercato informale se non verranno introdotti controlli più severi, incentivi ai riciclatori certificati e una maggiore responsabilità diretta delle case automobilistiche. In Cina, dall'aprile 2026 è entrata in vigore una nuova normativa nazionale che obbliga i costruttori a tracciare le batterie e a indirizzarle verso canali autorizzati, in una logica simile al futuro “passaporto della batteria” europeo.
La direzione è chiara, ma il tempo stringe. Se il Dragone riuscirà a creare un sistema di riciclo delle batterie efficiente e su larga scala, potrà consolidare il proprio vantaggio competitivo anche nell'economia circolare. Se fallirà, il Paese rischia di ripetere uno schema già visto in altre fasi della sua industrializzazione: crescita rapidissima, seguita da una nuova emergenza ambientale.
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