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- La casa (poco) abbordabile, affitti sempre più precari e spunta pure la formula mensile: “Serve un piano regionale”
L’osservatorio Oca: “Per diminuire la pressione abitativa su Milano portare servizi, atenei e funzioni pregiate nei poli urbani (non solo datacenter)”

Skyline di Milano

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Milano – “Il mercato dell’affitto è cambiato radicalmente: negli ultimi dieci anni sono cresciuti i prezzi, e ce ne siamo resi conto, ma a cambiare è stata soprattutto la natura dei contratti di locazione, verso un orizzonte di sempre maggiore precarietà. E ad emergere sono pure contratti di natura mensile, fenomeno abbastanza inedito, che va oltre quello degli affitti brevi di cui sappiamo già gli effetti sulla popolazione”. Marco Peverini, ricercatore del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano e dell’Osservatorio Casa Abbordabile, inquadra così le dinamiche abitative in corso. A Milano e nell’hinterland. Oggi l’osservatorio Oca porterà le ultime indagini a “Culture Link“, il festival dell’educazione che fino a domenica si svolgerà a Mind. Il tema da svolgere (dalle 14.30 alle 16) sarà “Abitare il cambiamento“. Una riflessione tra welfare, relazioni, comunità, spazio pubblico e urbanistica. “Un confronto per ripensare il rapporto tra casa, città e comunità, immaginando un abitare più accessibile, inclusivo e sostenibile. Ma anche un’occasione per interrogarsi su come trasformare gli spazi urbani in luoghi di relazione, autonomia e partecipazione”, spiegano i promotori, Stripes Impresa Sociale e Pedagogika.it.

Milano, skyline in zona Melchiorre Gioia
Le competenze frammentate
“Se si va in un qualunque comune, l’ufficio casa, l’ufficio urbanistica e l’ufficio servizi sociali sono separati, le competenze sono frammentate – spiega Peverini –: ci sono situazioni in cui le persone effettivamente fanno uno sforzo di messa in relazione, ma in realtà l’impianto, la struttura delle politiche è piuttosto quella di un “silos“, gli aspetti vengono trattati verticalmente. Ed è un problema”. Che è emerso anche nel terzo e ultimo rapporto dell’Osservatorio Casa Abbordabile Oca: “Milano Inside Out“. Una ricerca sul campo che si è focalizzata anche su alcuni comuni della prima e seconda cintura dell’hinterland milanese. Sotto la lente il Cinisellese, il Rhodense e Baranzate. “Sulla casa e sui servizi sociali, i comuni in Lombardia hanno fatto dei passi in avanti significativi, attraverso gli ambiti dei piani di zona e le relative agenzie per la casa – spiega Marco Peverini – invece di occuparsi di un singolo comune di ottomila abitanti e stare nel proprio orticello, ne combinano otto da 150mila abitanti che riescono a mettere in rete il patrimonio abitativo, le risorse e le progettualità evitando di ricominciare ogni volta da zero per ogni singolo comune”. La stessa cosa però non succede però con l’urbanistica.
"Ogni comune si muove come un giocatore singolo”
“Ogni comune sostanzialmente si muove come un giocatore singolo e questo è un grosso problema – sottolinea Peverini – perché non c’è dialogo con il tema della casa e quindi, tendenzialmente, quando si fa un piano regolatore in una certa area dismessa non c’è quell’attenzione che ci dovrebbe essere rispetto al destinare una parte delle risorse generate per rispondere a una domanda abitativa sociale, per esempio. Il focus resta la trasformazione urbanistica e i relativi servizi, quindi la rotonda, la viabilità, i sottoservizi”. L’aspetto sociale resta ai margini. Per incidere sulle politiche dell’abitare serve un’ottica allargata. “Se si guarda la realtà milanese, in realtà la città metropolitana non risolve dentro di sé quelle che sono le dinamiche di mobilità demografica, come il pendolarismo, bisogna ragionare a livello di regione – continua il ricercatore del Politecnico–. Per diminuire la pressione insediativa e la domanda di casa sulla città di Milano, per esempio, funzioni legate ai servizi pubblici essenziali, università e altre funzioni pregiate che non sono necessariamente i data center o la logistica, devono poter essere dislocati sui poli urbani secondari, in un’ottica di programmazione che preveda ad esempio un trasporto pubblico adeguato e una serie di servizi che vadano a qualificare la vita, l’offerta lavorativa, di servizi nelle città che hanno questo potenziale di essere attrattive per una certa qualità di vita anche senza essere il centro dell’area metropolitana milanese”.
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