Quarantatremilacentodiciotto. Sono le persone arrestate dagli agenti dell’Ice nello scorso mese di giugno. Il dato è contenuto nell’ultimo rapporto pubblicato dall’“Immigration and Customs Enforcement” e mostra come i raid anti-immigrati non siano per nulla diminuiti negli ultimi mesi. Anzi: giugno 2026 è stato il mese con il maggior numero di arresti da quando, nel gennaio 2025, Donald Trump è entrato alla Casa Bianca. Sono anche in preparazione misure che renderanno più difficile denunciare quegli agenti dell’immigrazione responsabili di violenze. È questo il senso di un memo arrivato sui tavoli di tutti gli uffici dell’Fbi del Paese, e che rischia di dare mano ancora più libera ad abusi e violazioni dei diritti. Fonti dell’amministrazione hanno nei giorni scorsi fatto trapelare quello che la Casa Bianca avrebbe chiesto al Department of Homeland Security: duemila arresti di illegali, o presunti tali, al giorno. La richiesta è stata presa sul serio, con un boom di arresti che porta il totale delle persone detenute dall’Ice, allo scorso 11 luglio, a 65.765, di poco inferiore al record di 70.770 raggiunto a gennaio. Come già emerso dai rapporti precedenti, le persone arrestate senza precedenti penali sono più numerose di quelle con accuse pendenti o condanne definitive. Da gennaio 2025, dicono sempre i dati appena pubblicati, l’amministrazione Trump ha deportato oltre 590.600.
Il picco di arresti era stato preannunciato da diversi gruppi per i diritti. In un rapporto dal titolo “Agents of Chaos and Cruelty”, l’American Civil Liberties Union (ACLU) ha rilevato come l’amministrazione abbia intensificato in questi mesi le operazioni anti-immigrati, adottando tattiche nuove e particolarmente violente. Il cambio di strategia è avvenuto con l’arrivo al Dipartimento per la Sicurezza Interna di Markwayne Mullin, che ha sostituito Kristi Noem, licenziata da Donald Trump dopo aver scatenato una repressione durissima per le strade di molte città americane, in particolare Minneapolis e Los Angeles. Mullin si è mantenuto fedele alle priorità fissate da Trump in materia di immigrazione, optando però per una gestione più discreta degli arresti. Sono diventate meno frequenti le retate di massa, con decine di agenti dell’Ice trasportati da pullman e camionette nei quartieri delle città per braccare, nelle case, nei mall, nelle chiese, nelle scuole, nei parcheggi, gli irregolari. Quelle operazioni avevano sollevato critiche e proteste, all’interno degli Stati Uniti e a livello internazionale, trasmettendo il senso di un Paese segnato da una pesante svolta repressiva. Dopo l’allontanamento di Noem, si è dunque scelta una strada meno drammatica. Gran parte degli arresti avvengono ora ai posti di blocco, negli uffici, oppure quando gli immigrati si presentano in tribunale per discutere i loro casi. Di recente, agli agenti federali si sono poi uniti anche le polizie locali e statali, arruolate dal governo centrale per operazioni contro gli irregolari.
Il cambiamento di strategia ha per l’appunto allontanato il Dipartimento alla Sicurezza Interna dai riflettori di media e opinione pubblica, ma non ne ha indebolito l’azione. Proprio il rapporto dell’Aclu mostra come in questi mesi i raid si siano allargati ben oltre Minnesota e California, ad Arizona, Colorado, Florida, Illinois, Louisiana, Maryland, New Mexico. Nel rapporto sono documentate tattiche particolarmente brutali – in 132 casi sono state utilizzati contro i migranti agenti chimici, in 81 casi si è ricorso a forme di soppressione del respiro. Sono 214 i bambini identificati e detenuti. Durante le operazioni nei confronti dei minori, arrestati soprattutto nelle scuole, sono stati chiusi temporaneamente 40 istituti scolastici. La profilazione razziale appare dilagante, così come gli abusi. Il rapporto identifica 155 cittadini statunitensi detenuti erroneamente nel corso delle operazioni dell’Ice. Si sono dunque arrestati degli americani, erroneamente scambiati per clandestini. L’allargamento delle operazioni di polizia è stato accompagnato dall’arrivo di copiosi finanziamenti federali. Un aumento di 70 miliardi di dollari ha dato al Dipartimento per la Sicurezza Interna più uomini e mezzi. Come scrive sempre l’ACLU: Stephen Miller, quindi l’architetto delle politiche di Trump sull’immigrazione, “ora sovrintende a un apparato di controllo dell’immigrazione da 240 miliardi di dollari”.
L’offensiva non sembra destinata a placarsi nel breve periodo. Con la guerra in Iran di cui non si intravvede la fine e la generale insoddisfazione per i risultati dell’economia, la lotta all’immigrazione illegale – uno dei problemi più sentiti dagli americani – resta per Trump e i repubblicani un tema su cui puntare, per evitare un risultato disastroso alle prossime elezioni di midterm. L’amministrazione sembra poi propensa ad assumere misure che renderanno ancora più facile, e priva di veri controlli, l’azione degli agenti dell’Ice. Secondo il New York Times, che ha raccolto fonti interne alla Casa Bianca, l’Fbi non indagherà più su scontri e incidenti che coinvolgono gli agenti dell’Ice. La nuova direttiva, che arriva dopo l’uccisione da parte delle forze dell’immigrazione di due uomini di 52 e 26 anni in Texas e Maine, ridurrebbe significativamente la supervisione sulle operazioni degli agenti dell’immigrazione, rendendo più difficile l’acquisizione di prove capaci di incriminarli per eventuali violenze e abusi. In una dichiarazione congiunta, Dipartimento di Giustizia e Dipartimento per la Sicurezza Interna negano che ci sia stato un cambiamento di politica, ma la cosa potrebbe essere allo studio e venire quindi implementata nelle prossime settimane.
>> Home