L’Umanità del futuro tra etica, territorio e nuove visioni dell’abitare: Seed entra nel vivo

2026/10/14

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Giovedì 15 ottobre “Seed, design actions for the future” entra nel vivo, per poi proseguire anche venerdì 16 e sabato 17 ottobre con una fitta serie di appuntamenti all’Auditorium San Francesco al Prato di Perugia. Il festival internazionale inizia ad affrontare il tema centrale dell’Umanità attraverso il confronto tra architettura, scienza, ecologia, filosofia, geopolitica e design, interrogandosi sulle sfide del nostro tempo: dalla gestione dello spazio cosmico alla ricostruzione di comunità ferite dalla guerra, dalla transizione digitale all’abitare sostenibile.

Si inizia con “Francesco secondo Giotto: un viaggio tra bellezza e verità” (ore 9). L’evento, a cura di Roberto Filippetti (iconologo e iconografo, docente Università Europea di Roma), propone un’immersione nel genio di Giotto attraverso il celebre ciclo delle 28 Storie francescane della Basilica Superiore di Assisi. L’arte di Giotto, definita come “Veritatis splendor”, rompe con la bidimensionalità bizantina per abbracciare un realismo plastico e spaziale, volto a favorire l’immedesimazione del fedele nel fatto narrato. Il percorso analizza la figura di Francesco: un uomo “ferito” dalla Bellezza e attratto da Cristo, la cui vicenda umana viene riletta attraverso l’uso simbolico della luce e dei volumi. Grazie alla tecnica dell’Explorer Navigation, i partecipanti potranno esplorare dettagli minuziosi e ammirare la cromia originaria delle opere, virtualmente restituita. Il racconto si arricchisce del confronto con gli affreschi della Cappella Bardi a Firenze e con i versi del Paradiso di Dante. Un omaggio al patrimonio di Bellezza e poesia che definisce l’identità stessa della nostra “patria”: un’eredità ricevuta dai padri da custodire e tramandare.

Per la sezione Seed Scuola si inizia con l’incontro “Potenziare e costruire luoghi di incontro. Urbanistica, Architettura attraverso la Natura” (ore 10.40): in sala i ragazzi del Liceo Artistico B. Di Betto di Perugia (Sez. Architettura) con Emanuela Palmieri – DS e Rudy Trapassi – architetto e docente.

“L’attacco al cielo. In difesa dello Spazio come bene comune” (ore 11) è il titolo dell’intervento di Patrizia Caraveo – astrofisica, presidente della Società Astronomica Italiana e già dirigente di ricerca dell’INAF – per portare il tema dell’umanità oltre i confini del pianeta. Mai come oggi lo spazio è stato al centro di una corsa economica e geopolitica: oltre 4.500 satelliti lanciati in un solo anno, megacostellazioni da decine di migliaia di satelliti e una nuova competizione per tornare sulla Luna e raggiungere Marte. Dietro le opportunità offerte dalla space economy che nel 2025 ha raggiunto 686 miliardi di dollari, si nasconde però un lato meno visibile: detriti e rischi di collisione, impatti sull’atmosfera, un cielo notturno sempre meno osservabile per via dell’inquinamento luminoso prodotto dalle migliaia di satelliti che riflettono la luce del Sole e l’assenza di regole condivise in quello che Caraveo definisce «il far west del nuovo millennio». Da qui la necessità di costruire un’etica dell’esplorazione interplanetaria e di immaginare una nuova ecologia dello spazio, estendendo ai corpi celesti i principi di sostenibilità maturati sulla Terra e riconoscendo lo spazio come bene comune dell’umanità, grande ma non infinito. Un incontro che guarda lontano per ricordarci di prenderci cura di ciò che abbiamo vicino.

Si può pensare bene senza sapere come stanno le cose? È questa la domanda che Luca De Biase (giornalista e autore, fondatore e direttore di Nòva / Il Sole 24 Ore) si pone e ci pone nelle pagine del suo libro “Pensare Bene”. Nell’incontro “Pensare come questione ecologica” (ore 12) dialogherà con Marco Tortoioli Ricci, design director BCPT Associati, docente e ricercatore in Brand Design dei territori e delle comunità. In un mondo che ha perso la necessità di riconoscere la verità dei fatti, in cui i media tradizionali hanno perso rilevanza, in cui le piattaforme favoriscono la formazione di echo-chambers (non stanze ecologiche ma camere dell’eco) in cui essere raggiunti solo dalle notizie gradite, in cui la verità è già divenuta post-verità, come tornare a contare sul valore di una conoscenza che ci venga fornita senza dover mettere in vendita la propria libera determinazione? Si parlerà di questo quindi con l’autore del libro che nella parte di chiusura traccia anche tutte le strade attualmente in fase di studio e sperimentazione per riuscire a creare un nuovo spazio dell’informazione, uno spazio condiviso in cui sia possibile sapere veramente come stanno le cose in modo documentato, uno spazio di cui avere cura e che aiuti il benessere e la capacità di pensiero.

Il pomeriggio Seed riprenderà con “Off-grid design e nuovi modi di abitare il temporaneo” (ore 14.30) con una tappa in piazza della Repubblica. Luca Bonifacio, architetto, docente e designer del sistema H7shelter, presenta il progetto e i suoi più recenti sviluppi, insieme a partner e ospiti. Appuntamento per un caffè davanti al modulo abitativo utilizzato come infopoint di Seed.

Si torna poi all’Auditorium San Francesco al Prato con “Design for Disassembly. Ricostruire con la comunità” (ore 16). Alessandro Scandurra, architetto e docente, fondatore di Scandurra Studio, presenta NEW – Neighborhood for Educational Wonder, il progetto vincitore nel 2024 del concorso internazionale Future School for Ukraine, promosso dal Governo lituano con il Ministero dell’Istruzione ucraino per ricostruire gli istituti colpiti dal conflitto insieme all’architetto ucraino Mykhailo Vuskanskyi. Superando l’idea di un semplice prototipo replicabile facilmente, richiesta dal bando, lo studio ha sviluppato una serie di indirizzi progettuali capaci di adattarsi ai diversi contesti per rispondere alle reali esigenze delle comunità. La risposta tecnologica si fonda sulla strategia del Design for Disassembly: un sistema di elementi modulari e prefabbricati, facili da trasportare, montare e smontare, che riduce i tempi di cantiere e abbatte le emissioni. A questa visione si affianca un’idea di economia circolare radicale che ha visto la collaborazione con una start-up locale, per recuperare e rigenerare le macerie degli edifici distrutti e per farne materiali da costruzione. Un’azione che anche metaforicamente racconta di come ciò che la guerra distrugge può diventare la materia prima su cui costruire il futuro. Nella visione di Scandurra l’idea di scuola supera la sola funzione istituzionale: gli spazi si aprono al quartiere accogliendo servizi essenziali, dall’assistenza sanitaria al sostegno psicologico, creando una porosità totale tra l’edificio e la città. Attraverso corridoi aperti e corti-giardino, l’architettura invita le persone a ritrovarsi. Un incontro per scoprire come l’architettura possa restituire umanità, ricostruendo non solo edifici, ma fiducia, legami e una nuova idea di comunità.

“Le nuove mappe del potere” (ore 17) è invece il titolo dell’incontro con Alessandro Aresu, analista geopolitico, saggista. Sotto la superficie di un mondo in caos, la competizione globale è segnata da tre principali tendenze: il ruolo sempre più centrale dell’Asia orientale nella manifattura e dei talenti asiatici nell’industria e nella tecnologia. L’estensione della digitalizzazione, per cui un numero crescente di industrie diviene digitale e affronta la transizione e trasformazione digitale. Il capitalismo politico, ovvero gli intrecci tra economia e politica che attraverso dazi, sanzioni, controlli sugli investimenti e sulle esportazioni inseriscono sempre più le variabili politiche nelle decisioni economiche. In un’analisi dei principali scenari globali, saranno analizzate da vicino queste tendenze, con particolare riferimento all’ecosistema della tecnologia e all’intelligenza artificiale. “Intelligenza artificiale” è un’espressione che esiste dagli anni ’50 ma negli ultimi 5 anni ha assunto nuove dimensioni economiche e politiche, a vari livelli: nella guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina; nella corsa alle risorse, materiali e umane, necessarie al suo sviluppo; nell’accelerazione del suo utilizzo da parte dei vari settori industriali e dei rischi di questa accelerazione. Le “nuove mappe del potere” vivono attraverso il racconto dei ricercatori, dei manager e degli imprenditori che stanno plasmando questo mondo, le sue prospettive e le sue contraddizioni.

Come si dorme, si mangia, si lavora e si vive insieme quando vengono meno i riferimenti biologici e visivi a cui siamo abituati, e condizioni ambientali e leggi fisiche diverse da quelle terrestri trasformano il corpo, il modo di muoversi e perfino il modo di stare con gli altri? Annalisa Dominoni e Benedetto Quaquaro, architetti e designer del Politecnico di Milano alla guida di ESA_LAB@PoliMI_Design, conoscono bene queste domande a cui daranno risposta all’incontro “Abitare l’altrove” (ore 18). In collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea e le principali industrie del settore, progettano habitat extraterrestri e oggetti pensati per migliorare la vita quotidiana degli astronauti in ambienti confinati e a gravità ridotta. Qui ogni azione va reinventata, e progettare significa anticipare esperienze che nessuno ha ancora vissuto, spesso senza poterle sperimentare sulla Terra. È da questa ricerca che nasce lo Use and Gesture Design (UGD), un approccio progettuale che mette al centro il corpo, i suoi gesti e le nuove modalità d’uso che emergono quando cambia la gravità. Proprio perché estremo, questo laboratorio diventa il banco di prova più radicale per ripensare il nostro modo di abitare: oggetti più intuitivi e inclusivi, spazi attenti a chi li vive, un uso delle risorse che non conosce scarto. Condotto dal giornalista scientifico Antonio Lo Campo, l’incontro propone un viaggio oltre il nostro pianeta per scoprire che progettare l’altrove significa, prima di tutto, imparare ad abitare meglio il luogo da cui partiamo.

“Abbiamo già creato tutto ciò di cui abbiamo bisogno: la sfida è imparare a riconoscere il valore di ciò che ci circonda”. Parte da questo concetto l’intervento “Materials in Motion” (ore 19) di Søren Pihlmann – architetto danese, fondatore dello studio Pihlmann Architects. Tra le voci più interessanti della nuova architettura danese, curatore del padiglione della Danimarca alla 19ª Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia, Pihlmann mette al centro un’idea semplice e radicale: costruire a partire da ciò che già esiste. Per lui ogni luogo è un insieme di materiali da leggere e interpretare. Lo smontaggio, la conservazione e la riconfigurazione fanno emergere il potenziale nascosto di ciò che la nostra società produce in eccesso e scarta. Anche la forma nasce dal comportamento dei materiali e dalle loro logiche strutturali: irregolarità, frizioni e imperfezioni restano visibili e raccontano il processo che le ha generate. Questo approccio da lui stesso denominato generative preservation è una posizione etica prima ancora che estetica, un manifesto contro la cultura dello scarto che riduce al minimo gli interventi e restituisce agli elementi più ordinari una nuova vita e nuovi significati. Attraverso progetti recenti e in corso, Pihlmann propone la conservazione del costruito come processo dinamico e meticoloso. Un incontro per guardare con occhi nuovi i luoghi che abitiamo e scoprire nella cura dell’esistente una possibile forma del futuro. Introduce la giornalista Laura Ragazzola.

La serata sarà caratterizzata dalla lectio “Le città del futuro. Costruire con la natura” (ore 21) di Oskar Norelius, CEO di White Arkitekter, uno dei principali studi di architettura della Scandinavia con sedi in Svezia, Germania e Regno Unito. L’architetto porta a Perugia l’esperienza di una realtà che ha fatto del legno e dei materiali a base biologica il cuore della propria ricerca e azione progettuale. Attraverso interventi come il pluripremiato Sara Cultural Centre di Skellefteå, nominata “miglior architettura del 2021” dal quotidiano The Guardian, edificio in legno di 20 piani a impatto climatico positivo tra i più alti mai realizzati e Stockholm Wood City, un distretto urbano multifunzionale destinato a diventare il più grande intervento al mondo costruito in legno, mostrerà come la scelta del materiale possa andare oltre la riduzione dell’impatto climatico e aprire la strada a una nuova architettura e a nuovi modi di abitare e vivere insieme. Per Noreius, selezionato nell’ambito del programma “Europe 40under40 (2025) come uno dei 40 designer under 40 che stanno ridefinendo il paesaggio costruito europeo, occorre cambiare sguardo sugli edifici, integrare competenze diverse e riscoprire l’energia che nasce dal lavorare insieme. Un incontro per immaginare città capaci di crescere in armonia con il pianeta e con le persone che lo abitano.

Seed. Design Actions for the Future 2026 è promosso dalla Fondazione Guglielmo Giordano e curato dall’Istituto Nazionale di Architettura – IN/ARCH. Il Festival si svolge: con il sostegno di Regione Umbria, Comune di Perugia, Fondazione Perugia e Camera di Commercio dell’Umbria; con il supporto di Listone Giordano, Hyletech e Tecla; in partnership con ABA – Accademia di Belle Arti «Pietro Vannucci» di Perugia, Università degli Studi di Perugia, Università per Stranieri di Perugia, Isia Roma design Italia, PEFC , ISPRA, Edicola 518; con il patrocinio RAI; Media partner Domus.

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