LARA TAVEIRNE, L'ULTIMO VIAGGIO DI MIO FRATELLO WOLF (PONTE ALLE GRAZIE, PP 240, EURO 19). La scrittrice belga di lingua nederlandese Lara Taveirne si fa conoscere in Italia con 'L'ultimo viaggio di mio fratello Wolf' , fenomeno editoriale da 50 mila copie vendute in Belgio, in corso di traduzione in tutto il mondo, che esce in Italia il 6 ottobre per Ponte alle Grazie.
Tra le voci più originali della sua generazione, Taveirne, nata a Bruges nel 1983, autrice di quatto romanzi tra cui l'acclamato Pluto, è anche regista teatrale e per l'uscita de 'L'ultimo viaggio di mio fratello Wolf' sarà in Italia per presentare il libro il 5 ottobre alle 18.30 alla Feltrinelli Sabotino di Milano.
Nel romanzo porta alla luce il diario del fratello scomparso, nel suo ultimo consapevole viaggio. Wolf, diciott'anni, se n'è andato a morire nel Grande Nord. Con sé ha un quaderno in cui ferma i suoi pensieri. Molti anni dopo, sua sorella Lara, scrittrice affermata, trova il coraggio di rileggerlo e di raccontare (o di inventare?) la storia di Wolf. Un romanzo unico che sul dolore e sulla perdita applica il coltello e il balsamo della letteratura.
"Spero non ti dispiaccia se ti ho ridisegnato. Riscritto. Se ho avvolto il tuo corpo in una storia. Una storia in una storia in una storia in una storia. Tutto per proteggerti dal freddo.
Tutto per proteggerti dallo sparire davvero" scrive nel libro.
Wolf abbandona la sua stanza da studente e parte, senza lasciare detto niente a nessuno. Solo dopo molti mesi e inutili messaggi, ricerche ed e-mail, il suo corpo sarà ritrovato, lontano, nelle foreste del nord della Svezia. Nel diario che ha con se racconta il suo ultimo, consapevole viaggio. Dieci anni più tardi, la sorella Lara Taveirne, già affermata scrittrice, trova la forza di riaprire quel diario e di ripercorrere lei stessa la storia di Wolf, quella della famiglia e la propria. Per dare una forma al dolore, per affrontare la colpa, soprattutto per cercare nel potere del racconto quel senso che, se non coincide con una verità assoluta, resta la più attingibile delle aspirazioni umane. A volte straziante, tra ricordi d'infanzia, riflessioni sulla perdita, sogni, ricostruzioni immaginarie, il primo libro di Taiverne tradotto in Italia riesce a commuovere e a farci sorridere, a turbarci ma al contempo a trasmetterci quella sua "cieca fiducia nelle storie".
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