La revisione del sistema di quote C02 punta a finanziare la riconversione industriale. In arrivo anche un piano di elettrificazione Ue
La Commissione europea aggiusta il tiro sull’Ets, il sistema di scambio di quote di CO2, ma resiste al pressing dell’Italia e di altri governi conservatori che chiedevano una sua sospensione o ridimensionamento. La battaglia, che pure riguarda uno strumento molto tecnico, è squisitamente politica e vede contrapposti due fronti piuttosto agguerriti. Da un lato, quelle forze politiche che da anni insistono con l’esecutivo Ue di Ursula von der Leyen affinché rimetta mano ad alcuni provvedimenti ambientali e climatici particolarmente ambiziosi. Dall’altro, chi vede nel Green Deal l’unica àncora di salvezza per l’Europa per sganciarsi dalle importazioni di gas e petrolio e fare la propria parte nella lotta ai cambiamenti climatici.
Cos’è l’Ets e come cambiano i limiti per i prossimi anni
L’Ets (Emissions Trading System) è uno strumento nato nel 2005 e che quindi precede di molto il Green Deal europeo. In sostanza, è un mercato europeo per l’inquinamento che segue una regola molto semplice: chi inquina paga. L’Unione europea stabilisce un tetto massimo alla quantità totale di gas serra che le grandi industrie possono emettere, costringendole a comprare dei “permessi” per ogni tonnellata di CO₂ rilasciata in atmosfera.
Se dal 2005 ad oggi l’Ets è stato considerato uno strumento quasi intoccabile della politica climatica europea, il motivo principale è che ha dato i suoi frutti. Negli ultimi vent’anni, il sistema di scambio di quote di CO2 ha generato oltre 270 miliardi di euro di entrate. Tutto questo mentre i settori interessati hanno ridotto le proprie emissioni di circa il 50%. Secondo le forze politiche più a destra del Parlamento europeo, comprese quelle che sostengono il governo di Giorgia Meloni in Italia, questo sistema però contribuisce anche a tenere alto il prezzo dell’energia.
Ti potrebbe interessare
-
Ets: a cosa serve il mercato europeo della CO₂, perché l’Italia vuole sospenderlo e che fine fanno i soldi raccolti ogni anno
-
Case Green, tutti i 27 Paesi Ue in procedura d’infrazione: cosa succede adesso
-
Deforestazione “made in Italy”: così i consumi italiani fanno sparire 31mila ettari di foreste nel mondo ogni anno
-
Voucher, aiuti di Stato, mezzi pubblici: cosa prevede il piano Ue contro la crisi di gas e petrolio. «Tasse sugli extraprofitti? Sì, ma nazionali»
-
Energia, la Francia segue Sánchez: raddoppiati i fondi per elettrificare case e trasporti
Più tempo per abbattere le emissioni di gas serra
Con il piano presentato oggi, la Commissione europea propone di rivedere la riduzione del tetto alle emissioni prevista per i prossimi anni. Il massimale continuerà a diminuire ogni anno, ma a un ritmo meno sostenuto del previsto: il fattore lineare di riduzione passerà dal 4,4% attuale al 3,7% tra il 2031 e il 2035 e all’1,7% dal 2036. Secondo le norme attuali, le emissioni dei settori coperti dal sistema Ets – che rappresentano quasi la metà delle emissioni totali di gas serra dell’Ue – devono raggiungere la neutralità climatica entro il 2039. La proposta presentata oggi posticiperebbe l’obiettivo ben oltre il 2040, consentendo di fatto all’industria di inquinare più a lungo.
I ricavi dell’Ets dovranno sostenere davvero la transizione verde
La riforma dell’Ets inserisce anche un’altra novità importante: almeno la metà dei proventi che i governi incassano con la vendita delle quote di CO2 andrà destinata alla riconversione dei settori che rientrano proprio nell’Ets. In questo caso l’obiettivo è molto chiaro: far sì che i ricavi finanzino effettivamente misure per ridurre le emissioni industriali. Ad oggi, infatti, solo il 5% delle entrate nazionali finanzia davvero la transizione verso l’energia pulita. Gli Stati manterranno la possibilità di scegliere quali interventi sostenere, ma non potranno finanziare investimenti che prolunghino l’uso dei fossili, per esempio la riduzione delle accise sui carburanti. Attualmente, l’Ets copre una serie di settori responsabili di circa la metà delle emissioni totali di gas serra nell’Ue: produzione di energia, industria pesante (acciaierie, cementifici, cartiere, impianti chimici), aviazione, trasporto marittimo, edilizia e trasporto su strada.
Stretta in arrivo su inceneritori e jet privati
Nei prossimi anni, la Commissione europea punta ad ampliare i settori coinvolti in questo sistema. Due su tutti: gli inceneritori di rifiuti e i jet privati. Questi ultimi, in particolare, sono da tempo nel mirino dei Verdi, che chiedono politiche di tassazione più eque. «Ad oggi, una famiglia che vola da Bruxelles a Benidorm deve pagare l’Ets per i biglietti dei due adulti e dei due minori, mentre chi vola con un jet privato non paga nulla. Questa cosa va cambiata», ha ammesso il commissario europeo al Clima, Wopke Hoekstra.
Il piano Ue per elettrificare trasporti, riscaldamenti e industrie
Assieme alla riforma dell’Ets, che ora passerà all’esame del Parlamento e del Consiglio Ue, la Commissione europea ha proposto un ambizioso pacchetto legislativo sull’elettrificazione, ossia per la sostituzione dei combustibili fossili (carbone, petrolio, gas) con l’elettricità generata da fonti pulite in tutti i settori dell’economia: dai trasporti al riscaldamento domestico, fino ai processi industriali. Attualmente, il tasso di elettrificazione dell’Ue è al 23%. L’obiettivo, delineato oggi da Bruxelles, è di raddoppiare quella percentuale per portarla al 46% del consumo finale di energia entro il 2040.
In termini concreti, il piano si tradurrà in una serie di misure per incentivare l’acquisto di auto elettriche, pompe di calore (l’alternativa più ecologica alle caldaie a gas), batterie domestiche e tecnologie per l’elettrificazione industriale. Ma per rendere tutte queste tecnologie più convenienti, Bruxelles punta anche a rivedere la tassazione sull’elettricità, oggi molto più penalizzata del gas. «Il messaggio all’Europa – ha scandito in conferenza stampa Dan Jorgensen, Commissario Ue all’Energia – oggi è molto chiaro: scegliete l’elettricità al posto dei combustibili fossili. Scegliete gli elettroni verdi al posto delle molecole nere. Bollette più basse, aria più pulita e approvvigionamenti energetici prodotti in casa. In parole semplici, scegliete il futuro invece del passato».
>> Home