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- L’odissea della casa da sgomberare, la denuncia di Nadia: "Inquilini che non pagano da anni. Ormai il danno va oltre 20mila euro"
La denuncia di Nadia Albertini, proprietaria dell’appartamento dato in locazione a una famiglia italiana: "A luglio doveva essere mandata fuori, ma non s’è fatto nulla. La notte non dormo e ho attacchi di panico"

Nadia Albertini, 61 anni, proprietaria dell’appartamento che vorrebbe far sgomberare

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"La notte non riesco a dormire e ho attacchi di panico. Non ho stipendio, ho una madre invalida da mantenere e queste persone continuano a essere pericolose e aggressive. Ormai arriveremo oltre i 20mila euro di spese, legali e non, che non torneranno mai indietro". Lo sfogo di Nadia Albertini, 61 anni, arriva dopo quasi tre anni "di inferno", durante i quali è andato "vano ogni tentativo" di sgomberare l’appartamento di sua proprietà e dato in affitto a una famiglia italiana. Entrambe le abitazioni fanno parte della stessa palazzina, in una vive la signora Albertini con la madre anziana e nell’altra gli inquilini.
"Il contratto è a canone concordato – spiega –. L’immobile era in ottime condizioni: impianto elettrico nuovo, zona residenziale (Belvedere, ndr), garage, giardino e arredamento completo". Dopo appena quattordici mesi "hanno smesso di pagare l’affitto, non hanno più versato nemmeno le spese condominiali né i consumi dell’acqua". A oggi, prosegue, "il danno economico supera i 15.000 euro ‘solo’ tra canoni non riscossi, Imu, imposte, spese condominiali e acqua" a cui si aggiungono le parcelle degli avvocati.
Nel frattempo, infatti, a creare ulteriore tensione è stata una trafila di denunce e azioni legali: "Ho iniziato a mandare loro delle email per chiedere di saldare il dovuto – racconta – e mi hanno denunciata per stalking". Era il giugno del 2025: la signora si rivolge a un avvocato. Nel frattempo, riferisce Albertini, iniziano a verificarsi episodi vandalici: "Offese incise sulla porta del garage di mia madre, scritte sui muri della palazzina – racconta – per non parlare della cassetta della posta, rotta più volte o dentro alla quale vengono puntualmente messi dei rifiuti, che delle volte troviamo anche sullo zerbino di casa".
La signora procede dunque con una denuncia per danni alle cose, poi con un’altra per atti persecutori: "Per le scale ci gridavano in continuazione offese e minacce". Ad aprile 2026, alla signora viene notificata una diffida: "Mi chiedevano 35mila euro di risarcimento per aver chiesto nuovamente di pagare l’affitto". Il primo accesso per lo sgombero viene fissato per il 12 maggio 2026: "L’ufficiale giudiziario mi ha detto che si sarebbe trattato di un accesso conoscitivo – dice Albertini – allora io ho presentato per bene la situazione, iniziando a scrivergli anche delle mail. Nonostante questo, l’accesso è avvenuto dopo quasi tre mesi dopo la scadenza degli ulteriori cinque mesi e mezzo concessi dal giudice dopo l’udienza di sfratto".
Il secondo accesso è del 15 luglio scorso: "Sono stati qui più di un’ora per poi dirmi che non potevano sgomberare perché non erano presenti i servizi sociali – chiosa –. Un raggiro in piena regola". Ora, a quanto riferito, per un ulteriore accesso si dovrà attendere il 25 agosto. "Nel frattempo mi trovo in aspettativa non retribuita – spiega Albertini –. Mia madre necessita di assistenza continua, fino a essere imboccata durante i pasti. Non percepisco alcuno stipendio e non ho diritto ad alcun sostegno economico. Vivendo con lei, vengono considerate le sue entrate: una pensione e l’indennità di accompagnamento. Siamo costrette a utilizzare quei soldi per far fronte ai debiti causati da queste persone".
Una situazione che "ci ha distrutto la vita – si sfoga la signora –. Ho scritto ad assessori, consiglieri comunali, al sindaco, al vicesindaco e ai servizi sociali, senza ottenere alcun aiuto concreto. L’unico sostegno è stato quello degli avvocati, naturalmente a pagamento. Mi chiedo dove siano le istituzioni. È una cosa vergognosa e intollerabile, che dà la sensazione che chi non rispetta le regole sia molto più tutelato delle persone oneste".
Sulla vicenda interviene anche il consigliere comunale di Coalizione Civica, Dario De Lucia, a cui la donna si è rivolta per chiedere sostegno: "Qui non parliamo di una grande rendita immobiliare, ma di un appartamento che rappresenta una fonte di reddito fondamentale per una famiglia già fragile – commenta il consigliere –. Le istituzioni devono intervenire per tutelare tutte le parti coinvolte, ma non è accettabile che una cittadina resti sola per mesi, pagando costi, spese legali e conseguenze economiche di una situazione che non riesce più a governare. La tutela sociale non può trasformarsi nell’abbandono di chi subisce il danno".
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