di Benedetta Iacomucci "Il vero problema della nostra regione sono i rifiuti speciali, per i quali le aziende spendono, solo di costi di trasporto, 35 milioni di euro l’anno per smaltirli fuori dalle Marche e spesso dall’Italia. Ma il termovalorizzatore da 370mila tonnellate l’anno che la Regione vuole realizzare non tratterà nessuno di questi rifiuti, perché per come è stato pensato, riuscirà ad accogliere solo i rifiuti urbani. Mentre le aziende continueranno a pagare e perdere in competitività". Luca Ceriscioli, presidente di Marche Multiservizi, fa il punto sul dibattito attorno al Piano regionale dei rifiuti, nel quale è inserito il progetto di un termovalorizzatore da 370mila tonnellate l’anno, del costo di circa 400 milioni di euro e che potrebbe entrare in funzione nel 2035, in un luogo ancora da definire (sono circolati i nomi di Fano, Tavullia e Corinaldo). Un tema rovente, quello dei rifiuti speciali, che si intreccia anche con la vicenda di Riceci, dove proprio la multiutility, tramite la società Aurora, avrebbe voluto costruire una discarica. Progetto poi sfumato per l’opposizione di cittadini, amministrazioni e associazioni ambientaliste, con tutta la coda giudiziaria che ne è conseguita. Ma si intreccia anche con la questione dell’accumulo di plastica che non si riesce più a collocare sul mercato.
Ceriscioli, quindi il termovalorizzatore di cui si discute anche animatamente, secondo lei è sostanzialmente inutile? "Lo è per i rifiuti speciali, che sono la vera emergenza, perché il progetto è tutto imperniato sul rifiuto urbano. Le Marche producono circa 750mila tonnellate all’anno di rifiuti urbani. Si punta a un recupero del 50-60%. Vuol dire che il resto deve essere termovalorizzato mentre un 10% finisce in discarica. Quindi quelle 370mila tonnellate che saranno assorbite dal termovalorizzatore sono sostanzialmente rifiuti urbani, e basta".
E i rifiuti speciali? "Ogni anno nelle Marche si producono circa 4 milioni di tonnellate di rifiuti speciali. Noi, tutti gli anni ne mandiamo circa un milione fuori regione. Pagando".
E quanto costa? "Solo considerando i costi di trasporto, parliamo di 35 milioni di euro l’anno. Senza considerare il costo dello smaltimento. L’ordine di grandezza è di centinaia di milioni di euro".
E chi paga? "Le imprese marchigiane, quelle che producono i rifiuti speciali che vengono smaltiti".
Quindi non cambia nulla? "Cambia in peggio. Perché fino ad oggi, nel sistema delle discariche del territorio finiva anche un 50% del rifiuto speciale. Quindi comunque una risposta c’era. Il piano invece cosa fa? Riduce notevolmente le discariche. Perché si preoccupa di raccogliere quel 10% che dicevo prima dell’urbano. Quindi, riassumendo, non solo il problema non diminuisce, ma al contrario va a crescere. E questo ha implicazioni che vanno ben oltre il tema ambientale".
C’è un tema di competitività? "È inevitabile con costi così alti. È un tema che riguarda posti di lavoro, fondi... Inoltre certe aziende devono dimostrare determinate performance dal punto di vista ambientale. Se io sono un’azienda che punta a qualificarsi in questo senso, non posso lavorare con te se mandi i tuoi scarti in Germania per essere smaltiti, come fa ad esempio la Profilglass di Fano, mi pare. Sarebbe bene che la politica, che si sta occupando del rifiuto urbano, mettesse altrettanta attenzione su uno scarto che, se guardi bene, è superiore a quello urbano".
Quindi secondo lei ci vorrebbe un impianto più grande? O magari due? "Certo, certo. O appunto fare una pianificazione sulle discariche tenendo conto anche dei rifiuti speciali".
Però questa non mi pare la posizione del Pd. "La posizione del Pd regionale è fondamentalmente critica perché sul termovalorizzatore non sono stati fatti tutti gli approfondimenti necessari. Non si dice che tipo di impianto è, se fa o non fa recupero della Co2, non fa una previsione economica accurata, non dice quanto costerà conferire i rifiuti. Il Pd denuncia in qualche maniera la debolezza della proposta. Tanto che si fa anche fatica a capire di cosa stiamo parlando".
Però, politicamente, dire che ci vorrebbe un termovalorizzatore più grande o che ce ne vorrebbero addirittura due... è difficile da far passare. "Una regione come la nostra, ai primi posti in Italia per il manufatturiero, non può ignorare il tema dei rifiuti speciali, delle imprese. Bisognerebbe che la politica se ne occupasse".
A proposito di rifiuti urbani, periodicamente le amministrazioni ci portano a conoscenza dei dati sulla raccolta differenziata. E siamo più o meno sempre vicini all’80%. Pare un successo, invece? "Noi facciamo il 74% di raccolta differenziata, no? Ma di quel 74%, oggi, un 24% ci torna indietro. Cioè va a smaltimento. Perché non riesci a recuperare tutto. C’è il ’sovvallo’, che è quello che resta alla fine del processo, lo scarto del trattamento. E non è poco".
Cosa pensa delle ipotesi di localizzazione dell’impianto? Si è ipotizzato Tavullia, Fano, Corinaldo... "Sono localizzazioni molto fantasiose nel senso che i termovalorizzatori non sono discariche, che stanno lontano dai centri abitati. Al contrario, essendo impianti che recuperano il calore, che poi generalmente viene utilizzato per il teleriscaldamento delle abitazioni, non possono stare in cima un monte. L’impianto che abbiamo visitato a Forlì, per dirne uno, è a tre chilometri dalla piazza. Questa è un’altra tara del progetto".
In conclusione? "Se riuscissimo a trovare una risposta anche per gli speciali faremo un grosso salto di qualità come regione".
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