L’overtourism ci ha stravolto. Sarà capitato anche a voi… come cantavano Cochi e Renato ne “La canzone intelligente” scritta col grande Enzo Jannacci. “Mi piacerebbe cantar una canzone intelligente / Che segua un filo logico importante…”.
Quest’estate è stata la peggiore per chi ha viaggiato nel nostro paese. Secondo i dati appena diffusi da Airhelp i voli cancellati hanno coinvolto ben 1,3 milioni di passeggeri (con un aumento record del 218% rispetto agli anni precedenti). Questo boom di cancellazioni, dovuto principalmente a carenze operative, ha generato un’ondata massiccia di richieste di rimborso.
Volo Napoli-Ginevra, EasyJet, 17 agosto. Volo annullato tre ore prima della partenza. Quel ragazzino di Roman Polanski (ho recitato me stessa nel suo ultimo film capolavoro di black comedy “The Palace”) compiva 93 anni il 18 agosto. Gli avevo promesso di esserci. Non mi resta che prendere un wagon lit. “Mamma, ho trovato solo cuccette. Ma sono per i cani”. No, sono per noi underdog, trattati peggio dei cani. Loro le multinazionali come Easy Jet e Avis ai massimi profitti storici, noi le pedine di un gioco dalle regole create ad arte per dannare e ingannare il consumatore.
Il giorno dopo la cancellazione del volo mi arriva e-mail: avrebbero provveduto all’intero rimborso. Ormai parlare di compagnia low cost suona come una beffa, perché ho pagato solo andata la bellezza di 259 euro. Invece ad oggi ancora nessun rimborso. E tutela dei diritti del consumatore ignorata.
Quest’estate non ho viaggiato (viaggiare di questi tempi mi disgusta. Siamo passati dal Grand Tour al mini tour fra inganni e imbrogli): mi sono concessa due spostamenti, il primo a Ginevra il secondo a Firenze. Due viaggetti e tre risarcimenti mancanti.
Sarà capitato anche a voi. Al Porcellino Gallery Art Boutique di Firenze, anziché sette giorni, per motivi familiari cancello gli ultimi due giorni. La signora che gestisce mi promette il rimborso, visto che l’ultimo weekend di fine agosto la riaffitta subito. Invece poi me lo nega.
La principessa e designer Carolina von Humboldt, che da New York si è trasferita a Napoli, con certificato medico chiede il rimborso per le tre notti all’hotel Excelsior, cinque stelle lusso. Ci era già stata dieci giorni a giugno. In altri tempi la conciergerie, di vecchia scuola e buone maniere, non ci avrebbe pensato su due volte. Invece di questi tempi sempre più lazzari, al bon ton si sostituisce il mal ton.
Sarà capitato anche a voi. Chiedere un rimborso all’Avis, multinazionale americana leader nel mondo.
Una brevissima cronistoria: ho inviato due mail 24 ore prima del ritiro dell’auto in cui chiedevo di spostare dalle 13 alle 4.30 l’orario di consegna. Nessuna risposta. Dal giorno prima ha provato a chiamare tutti i numeri indicati su Internet… inesistenti, nessuna risposta, uffici chiusi il sabato e la domenica… A darmi una mano nella caccia del numero giusto anche il vicequestore di Napoli. Solo numeri fantasma.
Eppure leggo che la correttezza di comportamenti in Avis è regolata e garantita dal Codice Etico di Avis Nazionale, un documento vincolante che definisce valori e norme di condotta per dipendenti e organi direttivi. Cioè se la cantano e se la suonano. Intanto chi vigila sul consumatore? L’Antitrust sembrerebbe perennemente chiuso per ferie.
Chiusura anticipata anche della sede della Stazione Garibaldi per il ritiro dell’auto, inverosimilmente alle 16 del pomeriggio. Era l’unico punto in città senza doversi scapicollare all’aeroporto. Avis è impenetrabile, fra numeri fantasma, voci robotiche e mancate risposte, mi metto d’impegno, un’ora e mezza di attesa all’unico call center. Si materializza una voce umana (Magnifica Humanitas) quella di Anna, prende atto di tutte le falle del loro sistema come-ti-tengo-alla-larga-il-consumatore (per di più così fastidioso che osa insistere per un rimborso che gli spetta) e infine mi manda una mail rassicurante.
Sarò capitato anche a voi, in Italia e nel mondo. Non deve capitare più.
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