Giorgia Meloni, piaccia o no, è popolare. Non nel senso che goda di un consenso inscalfibile come un Ronald Reagan negli anni Ottanta, nemmeno nel senso che potrà presentarsi alla prova degli elettori con risultati di portata epocale per la storia del nostro Paese. E nemmeno perché il Paese è in un momento di crescita straordinaria: l’aumento del carovita è purtroppo sotto gli occhi di tutti. È però popolare nella misura in cui ha un governo che in questo momento gode di buona salute senza particolari ostacoli.
È battibile? Assolutamente sì, il referendum sulla giustizia lo ha mostrato chiaramente. Ma difficilmente per sconfiggerla basterà un’opposizione che a un anno dalla scadenza della legislatura sta discutendo su quale sia il modo migliore per decidere perimetro della coalizione, programma e leader. Ma se l’opposizione tentenna e né Elly Schlein né Giuseppe Conte sembrano in grado di dire chiaramente se vogliono le primarie o meno, continuando a rimandare questioni abbastanza basilari per chi vorrebbe ambire a vincere le elezioni, non significa che la strada sia automaticamente spianata per Giorgia Meloni e la compagine di governo.
Se i problemi non arrivano dall’opposizione, arrivano da un’altra parte. Il grande dilemma del centrodestra, oggi, si chiama Roberto Vannacci. Il suo partito, Futuro Nazionale, è da mesi in continua crescita nei sondaggi, ha superato da tempo la Lega, così come Forza Italia e Avs e oggi inizia a sfiorare la doppia cifra. Ha presentato un programma che è stato molto criticato da più parti. Ottiene voti soprattutto da elettori della Lega e di Fratelli d’Italia, e pesca qualcosa anche dall’astensione.
Il rapporto tra questo partito e la coalizione di centrodestra potrebbe rappresentare uno dei principali punti cruciali in vista delle prossime elezioni, dopo che per anni i sondaggi sembravano ogni settimana la fotocopia di quelli precedenti. Ad oggi i leader del centrodestra hanno mostrato una certa contrarietà ad avere Vannacci in coalizione, e il generale dal canto suo ha annunciato candidati autonomi per le prossime amministrative. Ma il centrodestra si sta interrogando sul da farsi, consapevole che il consenso di Futuro Nazionale arriva dal loro bacino e può creargli problemi.
Ma un’alleanza è possibile? E a quale costo? I rischi sono quelli di spostare notevolmente a destra il baricentro, col solito timore di allontanare un pezzo di elettorato moderato, o di vincere ma con una coalizione più frammentaria e traballante, in contraddizione con la retorica di Giorgia Meloni donna forte al governo da quattro anni. Un azzardo potrebbe essere piegare la legge elettorale in discussione al Senato alle necessità e ai timori del centrodestra con l’introduzione del ballottaggio, per ottenere i voti vannacciani senza caricarselo in coalizione: un ballottaggio nazionale, con una seconda chiamata alle urne degli elettori di tutta Italia lo stesso giorno è un terreno inesplorato nel nostro Paese.
Nel frattempo il centrodestra pensa, e in primavera ci saranno le amministrative, dove Vannacci, ad oggi, andrebbe da solo. Con le politiche in programma l’autunno successivo potrebbe essere una tappa intermedia per misurare i rispettivi consensi, prendere le misure e capire in che modo potranno procedere, mentre a sinistra sembra che si aspettino gli errori della destra anziché prendere l’iniziativa.
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