È stato Mungojerrie in "Cats", Tony in "West Side Story", Ritchie Valens in "Buddy – Das Buddy Holly Musical", Salvatore Cancemi ne "Il Generale Dalla Chiesa", il brigadiere Josè nella "Carmen", Marco Polo nella pubblicità di Foxy Seta. E il prossimo inverno lavorerà in una serie tv tedesca e in un film per Austria e Germania. Il tolentinate Fabrizio Romagnoli (57 anni il 6 novembre) è attore, autore, regista e insegnante di teatro. Ma è anche volontario Avulss nella sua città e presta servizio alla casa di riposo, dove la mamma 82enne Maria Pia è ospite da tre anni. Fa recitare Shakespeare alle signore della struttura, poesie sull’amore e sulla pace e aiuta l’animatrice Giovanna Mochi ad organizzare lo spettacolo di Natale e quello estivo; da quando c’è lui sono nate due feste in più, a Ferragosto e a Capodanno. "È bellissimo dare agli altri, fare qualcosa per loro. Gli anziani sono come i bambini, hanno bisogno di cura e affetto. La compagnia fa bene sia a chi la riceve sia a chi la dona".
Romagnoli, dove ha mosso i primi passi? "A 16 anni andavo a scuola a Corridonia per diventare perito elettronico. Ero fidanzato con una ragazza che frequentava il Centro teatrale Sangallo. Accompagnarla, una sera, mi ha cambiato la vita. Lì ho conosciuto la mia prima insegnante, Marina Garroni. Ed è partito tutto. Ho mosso i primi passi con la Compagnia della Rancia, dove sono rimasto per dieci anni, recitando in tutti i musical fino a Grease".
E poi? "Mentre ero in vacanza in Germania, la mia amica Viviana Giusti mi organizzò un’audizione a sorpresa. Mi presero subito per "Buddy – Das Buddy Holly Musical". Poi si avverò il sogno della vita: "Cats". Ed è stata la svolta. Sono rimasto là sei anni, recitando in tedesco. Quella è una nazione meritocratica, ha creduto in me; tuttora, da cinque anni, sto facendo film e serie in Germania e tornerò la prossima invernata. La Germania mi ha ridato una seconda vita come artista. Qui in Italia invece, nonostante i quasi 40 anni di carriera, è molto difficile andare avanti senza agganci o raccomandazioni: per lavorare un giorno devo fare tre provini. Insegno teatro da tempo a Roma e ai ragazzi consiglio sempre di imparare le lingue, inglese, tedesco, spagnolo e francese, per essere pronti a lasciare l’Italia".
Cosa le piace di più del suo lavoro? "Ogni cosa è un dare. Il poter dare vita a persone diverse da noi è bellissimo, mettersi nelle scarpe degli altri. La recitazione mi piace tutta, a 360 gradi, per questo ho cercato di spaziare, scrittura inclusa (ad esempio "Monologhi" è molto letto da chi fa provini). Ricordo il momento in cui mi sono detto "questo è ciò che voglio fare nella vita": ero in tournée per "A Chorus Line", sul palco, con i riflettori in viso e il silenzio in sala".
Lo spettacolo e il personaggio a cui è più legato? "Cats. Mi sembrava impossibile che un ragazzo come me, della provincia, potesse essere scelto per una produzione internazionale. Come personaggio invece Nino Sorrentino nel film tv "Im Netz der Camorra" diretto da Andreas Prochaska; interpreto uno dei protagonisti, il fratellastro di Tobias Moretti (Il commissario Rex)".
Progetti in cantiere? "Oltre a quelli in Germania, ho un nuovo progetto a Tolentino, con la compagnia de Le Mezze Facce, che mi ha riconfermato come regista dopo il successo di "DOC". Sarà qualcosa di completamente diverso, più introspettivo: uno psicodramma. Dovrebbe andare in scena prima della chiusura della stagione del Vaccaj, verso marzo/aprile. Inizieremo le prove questo mese. Inoltre continuerò a insegnare a Roma e una volta al mese, durante l’inverno, anche a Tolentino".
Il suo rapporto con Tolentino? "Un rapporto di amore. È casa. "Se Tolentino chiama, io corro", è il mio motto. Qui c’è la famiglia, mi piace il modo di pensare della gente, concreto, ci si conosce tutti. Una comunità di grandi lavoratori. Sono una persona di paese, amo le mie origini. Vivo a Roma per lavoro e faccio il pendolare, ho sempre le valigie pronte. Dal 2019 poi, da quando mia mamma ha l’Alzheimer, torno spessissimo. Da tre anni si trova alla casa di riposo e da tre anni passo le estati con lei. Sono state le più belle vacanze della mia vita, nonostante tutto".
Per starle ancora più vicino è diventato volontario Avulss… "Sì, passo spesso mattina e pomeriggio alla casa di riposo. Mi piace rendere felici le signore con la Tombola delle Collane (con l’occasione lancio un appello alle amiche che volessero donarle) e il gioco degli indovinelli. Il sindaco Mauro Sclavi è sempre presente alle feste. Questa struttura è una grande ricchezza per la città: ringrazio tutto il personale, il cda e la direzione per quello che fanno. Non so, altrimenti, io e mio fratello Fabio come avremmo fatto; l’Alzheimer è una malattia logorante che coinvolge i parenti. Qui mamma è al sicuro, c’è anche l’infermeria di notte, il cibo è buono. Abbiamo capito che la casa di riposo non è la fine, ma l’inizio di un’altra vita, con grande dignità".
Quale messaggio vuole lanciare? "Dedicare tempo agli altri, senza aspettarsi niente in cambio, fa bene. Il volontario arricchisce, senti di aver fatto qualcosa di importante. E fare visita a queste persone migliora la loro vita".
>> Home