L’appello unitario dei sindacati: “Si cerchi di trovare una mediazione. Ma le politiche devono cambiare”

2026/08/29

Categories: world-news

I leader dei sindacati confederali: da sinistra, Cristian Sesena (Cgil), Rosamaria Papaleo (Cisl) e Alex Scardina della Uil

I leader dei sindacati confederali: da sinistra, Cristian Sesena (Cgil), Rosamaria Papaleo (Cisl) e Alex Scardina della Uil

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"Trovare una soluzione che tuteli i diritti acquisiti, dimostrando a chi si batte per l’ambiente che ci sarà un cambio di passo nel governo della città". È la posizione congiunta dei sindacati Cgil, Cisl e Uil sulla questione Bosco Ospizio, nel solco del "trovare una mediazione ora per aprire una nuova stagione di scelte condivise, perché il clima non aspetta". Il monito è dei tre leader confederali reggiani Cristian Sesena (Cgil), Rosamaria Papaleo (Cisl) e Alex Scardina (Uil). "La vicenda di Bosco Ospizio stimola una riflessione profonda sulla necessità di armonizzare la tutela del verde urbano con la realizzazione di servizi e investimenti importanti per la comunità – premettono – Se siamo arrivati a cittadini che presidiano un’area, a un’impresa che rivendica diritti acquisiti nel rispetto delle procedure, alle denunce e a un’Amministrazione che cerca una mediazione quando il cantiere è pronto a partire, significa che la complessità ambientale contemporanea e la visione urbanistica di due decenni fa non sono più compatibili".

Da qui l’appello: "Questo è il momento di trasformare la vicenda in un volano di cambiamento a favore di tutta la comunità – dicono i sindacati che poi pongono un interrogativo al Comune – Chi governa una trasformazione urbana deve limitarsi a certificare alla fine i diritti giuridicamente acquisiti oppure deve avere l’ambizione di provare a costruire una sintesi tra interessi economici, ambientali, servizi e comunità? Noi pensiamo la seconda cosa. Ma non si trasformi la vicenda in una questione di tifoseria. Ci sono diritti maturati da un’impresa che non possono essere cancellati con un tratto di penna, senza compiere un illecito, e servizi pubblici importanti che la città aspetta, dalla Casa della Comunità alla biblioteca. Ma il verde urbano, dopo le temperature e gli eventi estremi vissuti da Reggio anche negli ultimi mesi, ha ormai un valore infrastrutturale, non ornamentale o mediatico. Tenere insieme queste esigenze è la sfida che la politica deve accettare e che le imprese devono agevolare".

Per questo i sindacati auspicano "che si riapra fino all’ultimo centimetro disponibile lo spazio della mediazione da parte di tutti i soggetti coinvolti, chiedendo anche a Conad uno sforzo ulteriore e verificando ogni soluzione capace di compensare, in modo condiviso, l’impatto sul patrimonio arboreo senza perdere servizi e investimenti. Al netto dei ritardi, delle contrapposizioni e delle incomprensioni, non si può rinunciare a individuare una soluzione che tuteli i diritti acquisiti e dimostri a chi si batte per l’ambiente che il messaggio è stato recepito e diventerà patrimonio operativo nel governo della città. Perché il tema investe tutta Reggio. Oggi vediamo interventi e risposte alle emergenze, ma non ancora un disegno vero su come Reggio intenda vivere nel clima dei prossimi vent’anni. Bosco Ospizio diventi allora uno spartiacque: prima troviamo una soluzione al conflitto in corso, poi si costruisca un metodo efficace per il governo della complessità ambientale, chiudendo con visioni e scelte che appartengono al passato".

Sesena, Papaleo e Scardina concludo: "Il cambiamento climatico necessita di un approccio largo e di una visione della città a lungo termine: è urbanistica, lavori pubblici, scuola, sanità, mobilità, welfare, sicurezza, condizioni e orari di lavoro. È decidere come costruiamo una piazza, quanta ombra garantiamo nei quartieri, dove collochiamo i servizi pubblici, se un anziano può attraversare la città a luglio, se determinate prestazioni di lavoro debbono essere rimodulate o inibite in alcuni periodi dell’anno, se scuole, biblioteche e centri sociali restano fruibili durante un’ondata di calore. È una lente attraverso cui deve passare ogni decisione pubblica ed economica. Il clima non aspetta: tocca alla politica a tutti i livelli ripensare il modello di come si sta insieme negli spazi di convivenza, a come rimettere al centro di ogni decisione il tema della giustizia climatica".

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