L’angoscia fra i migranti nascosti a Ceuta: ‘Voglio solo lavorare’ - Notizie - Ansa.it

2026/08/02

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Nascosti dietro una scalinata, tra le colline o nei capannoni abbandonati, aspettano che passi la polizia o l'esercito. A Ceuta, dopo l'ingresso giovedì di decine di migliaia di migranti per lo più rientrati in territorio marocchino, cresce l'emergenza umanitaria, tra ragazzi senza cibo e residenti sospesi tra solidarietà e paura. "La vita qui va avanti poco a poco. Con la gente bene, con la polizia no", racconta all'emittente Tve Muhad, 20 anni, arrivato a nuoto dal Marocco con l'amico Achim. Con loro c'era anche Mohamed, 19 anni, che però non ce l'ha fatta: è morto a pochi metri dalla costa. "Gridavo: forza Mohamed, ma non sono riuscito ad aiutarlo", racconta il ragazzo. La famiglia della vittima non sa ancora che il figlio è morto, mentre quella di Muhad ignora che lui sia riuscito ad arrivare a Ceuta.

Ceuta

Da giorni, su entrambe le sponde del confine, parenti e amici cercano disperatamente notizie dei tanti dispersi. Secondo l'Associazione marocchina per i diritti umani (Amdh) le vittime sarebbero oltre 130 e ci sarebbero anche decine di dispersi, mente le autorità non hanno ancora diffuso dati ufficiali al riguardo. Il Centro di accoglienza di Ceuta è sempre off limits, sovraffollato e blindato. Per cui la maggioranza delle centinaia di migranti che ancora resistono a lasciare l'exclave sono costretti alla macchia ."Cerco solo di costruirmi una vita. Ho mia madre in Marocco e un fratellino malato che ha bisogno di insulina", racconta Muhad, che dice di voler raggiungere parenti nei Paesi Bassi o in Italia. "Non sono venuto a rubare, voglio lavorare. Parlo spagnolo e italiano, ho imparato il mestiere di elettricista. Ora mi resta solo affidarmi alla buona stella per non essere rimandato a casa", assicura.

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Nell'exclave sono rimasti non solo marocchini, ma anche sudanesi in fuga dalla guerra e molti di origini subsahariane intenzionati a chiedere asilo e che cercano di evitare i rimpatri.  Fra la comunità ceutì i sentimenti sono contrastanti: "Siamo abituati ad aiutare come possiamo", spiega Mohamed Ali, che distribuisce acqua ai giovani nascosti. "Arrivano in costume, senza nulla, molti non mangiano da giorni. Come fai a negare una bottiglia d'acqua e una telefonata?", racconta a Ceuta Tv. Altri però ammettono di vivere nell'incertezza. "Ci sentiamo insicuri, non abbiamo mai visto così tanti arrivi in massa e non sappiamo cosa aspettarci", racconta Maria José, che dopo tre giorni di chiusura ha riaperto la sua panetteria.

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Dietro le storie dei giovani nascosti fra le strade di Ceuta, c'è anche il racconto di una frontiera diventata da anni terreno di tensioni politiche. Helena Maleno, portavoce della Ong Caminando Fronteras, invita ad alzare lo sguardo oltre gli arrivi. "Il discorso delle mafie non serve più a coprire gli effetti di politiche che hanno trasformato la mobilità in uno strumento di pressione tra Paesi", spiega. E ricorda che molti dei ragazzi marocchini arrivati alla frontiera del Tarajl "hanno già espresso richieste di giustizia sociale nelle proteste in Marocco, quelle stesse che oggi affidano all'emigrazione". Maleno richiama inoltre l'attenzione sui tanti minori rimasti senza protezione: "Non è accettabile che bambini e adolescenti dormano per strada".
   

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