Ravenna, 13 ottobre 2026 – Un vero e proprio assalto virtuale è scattato nel pomeriggio di domenica, quando si sono aperte le registrazioni per salire a bordo della storica nave scuola della Marina Militare Amerigo Vespucci, attesa a Marina di Ravenna da domani a domenica prossima. L’annuncio dell’orario di avvio delle prenotazioni sul portale visitravenna.it ha richiamato un pubblico numerosissimo, provocando un’imponente concentrazione di traffico web che ha portato all’esaurimento dei tagliandi in pochissimo tempo. Per quanti non sono riusciti ad assicurarsi l’ingresso a bordo, resta comunque un’opportunità per ammirare il veliero da vicino: l’organizzazione ha predisposto un tracciato esterno che consentirà di passeggiare lungo la banchina, a brevissima distanza dal veliero. Per ulteriori dettagli e aggiornamenti sulle iniziative correlate al Vespucci, è possibile consultare il portale visitravenna.it.
Comandante Nicasio Falica, che importanza ha la tappa ravennate dell’Amerigo Vespucci che torna nella città bizantina dopo che vi fece tappa nel 2018?
“Ravenna quest’anno è Capitale del Mare e non potevamo non essere qui a testimonianza del legame tra la città e il mare che la lambisce”.
È stato un anno denso di visite. Quali le più significative?
“Sicuramente l’evento centrale è stata la visita a New York per celebrare i 250 anni dall’Indipendenza. Il percorso fino al molo di attracco finale è stato un tripudio di bandiere italiane e il percorso sul fiume Hudson di grande impatto emotivo. Davvero inimmaginabile il bagno di folla che New York, al pari di Boston nella tappa successiva, ci ha riservato”.

Il Vespucci fa tappa a Ravenna
Lei è diventato comandante del Vespucci il 24 giugno 2025. Quali i momenti indelebili di questo anno e mezzo di comando?
“Ho assunto il comando 10 mesi prima di andare per mare e dopo aver visto la nave ‘smontata’ è stato emozionante ripartire. Di certo, mi è rimasta nel cuore e nella mente la traversata oceanica da Santa Cruz de Tenerife a Baltimora. Abbiamo navigato, senza scali, per 29 giorni e per l’80% a vela, percorrendo 4.267 miglia e allungando il percorso per andare alla ricerca degli alisei. Avremmo potuto attraversare l’Oceano per rotta diretta, ma questo ci avrebbe imposto la chiusura delle vele e la navigazione a motore; non lo abbiamo fatto per scelta”.
Quanti allievi vengono a bordo e quanto tempo dura l’addestramento?
“ In primo luogo, mi preme dire che salgono allievi in formazione e scendono marinai. Quest’anno, nave Vespucci ha accolto 163 allievi e la campagna addestrativa è durata poco meno di tre mesi. Gli allievi vengono messi alla prova con i loro limiti e devono imparare, in primo luogo, a far parte di un equipaggio, dove lo spazio rappresenta uno dei limiti maggiori con cui convivere. In 82 metri di lunghezza dello scafo per 16 di larghezza vivono fino a 420 persone. Servono lealtà, disciplina, determinazione e capacità di fare squadra. Questa nave forma gli Ufficiali e i Comandanti del futuro da 95 anni. È come se fosse un unico grande equipaggio che dal 1931 trasmette competenze e passione ai giovani che imbarcano”.
Che significato ha oggi per gli allievi, in epoca di intelligenza artificiale e tecnologia sempre più spinta, addestrarsi con le vele?
“A bordo, innovazione e tradizione convivono. Siamo dotati di sistemi molto avanzati di comunicazione satellitare e navigazione elettronica, ma non rinunciamo al valore della navigazione tradizionale e alla capacità, ad esempio, di manovrare le vele in modo manuale, attraverso cime in fibra naturale che, messe una dopo l’altra, arriverebbero a raggiungere 36 km di lunghezza! Gli allievi devono saper andar per mare utilizzando la carta nautica e imparano a condurre la navigazione astronomica, facendo lunghi e laboriosi calcoli. Poi, ovviamente, ci si confronta con il Gps, ma anche questo è un esempio di come la tradizione debba coesistere con l’innovazione”.
Per l’Italia l’Amerigo Vespucci è anche diplomazia navale, presenza culturale e incontro con le comunità.
“Siamo consapevoli e orgogliosi di essere uno strumento della diplomazia del Paese. A volte basta portare il Tricolore per fare arrivare il messaggio e i valori del Sistema Italia”.
Prima “Per la Patria e per il Re”, poi, in epoca repubblicana, “Non qui incipit sed qui perseverat” (“Non chi comincia, ma quel che persevera”), questo è il motto dell’Amerigo Vespucci. Un significato che resiste nel tempo...
“Il motto, sotto l’albero di maestra, riporta una frase attribuita a Leonardo da Vinci, a quanto pare in risposta a un interlocutore che gli disse ’’chi ben comincia è a metà dell’opera’’. Il significato è facilmente interpretabile: non basta avviare un’impresa, ma occorre perseguirla con determinazione e tenacia”.
Quando entrò in Marina, avrebbe mai immaginato un giorno di comandare nave Amerigo Vespucci?
“Quando misi per la prima volta piede in coperta sul Vespucci, nell’estate del 1998, fu un grande impatto emotivo. Quello che posso certamente affermare è che mi sento onorato per il compito affidatomi e ritengo di avere oggi, nel ruolo di Comandante, lo stesso entusiasmo di quello che provavo da giovane allievo, 28 anni fa”.
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