Milano, 9 settembre 2026 – Un ragazzo arrestato e un altro, finito in carcere al suo posto quattro mesi fa con l’accusa pesantissima di violenza sessuale, rapina e lesioni, scagionato. In manette ora è finito A.B., ventenne ucraino. Mentre è stato liberato N.S., diciassettenne connazionale, che era stato arrestato insieme al proprio fratello ventunenne, D.S. Lo scambio di persona è venuto a galla in corso di indagine e dopo gli interrogatori di garanzia, quando è emerso che il minorenne fosse estraneo ai fatti e che l’autore materiale degli abusi sessuali potesse essere il ventenne, mentre il ventunenne lo aveva spalleggiato facendo da palo.
Da qui, l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per A.B., firmata lunedì dal gip di Milano Alberto Carboni. Mentre il gip del Tribunale dei minorenni ha revocato la misura a carico di N.S., che era al Beccaria.
La violenza
I fatti risalgono all’alba dello scorso 8 aprile. “Hai una sigaretta?”. Con questo pretesto, i due ucraini – il ventenne e il ventunenne, stando alla ricostruzione – si erano avvicinati a tre amici: Angela (nome di fantasia), l’amico A. e G., un ragazzo conosciuto quella sera in una discoteca di corso Como, che erano in largo La Foppa per acquistare un pacchetto di sigarette a un distributore automatico. I due aggressori sono stati descritti come “di presumibile origine dell’Europa dell’Est” e “inizialmente amichevoli, nonostante avessi la percezione – ha riferito A. alla polizia – che fossero alterati dall’uso di sostanze alcoliche o stupefacenti”.
Dopo la richiesta di una sigaretta, che è stata loro consegnata, “i due – ha fatto mettere a verbale la ragazza – proponevano l’acquisto di sostanza stupefacente, offerta che veniva rifiutata. A quel punto, il soggetto con addosso una tuta Nike mi afferrava con forza il braccio e mi trascinava” in via Varese.
“Nonostante opponessi resistenza, venivo trascinata con forza, perdendo il contatto visivo con i miei amici, i quali nel frattempo venivano rallentati dall’altro soggetto”, D.S. Poi la violenza sessuale su una panchina all’incrocio con via Volta. E il grido d’aiuto disperato: “Mi vuole stuprare”. A. e G., intervenuti per difendere Angela, sono stati aggrediti e derubati.
L’inchiesta
Le indagini del commissariato Garibaldi Venezia hanno portato a individuare la coppia di fratelli ucraini. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, è però stato sempre negato il coinvolgimento del minore e sottolineata la responsabilità di A.B., accusato di essere l’autore materiale delle violenze. A inchiodarlo, le celle telefoniche agganciate dal suo smartphone la notte dell’8 aprile, proprio nella zona di corso Como (mentre il telefono di N.S. era a Cinisello, dove risiede). Non solo: durante una perquisizione in casa sua, a Cormano, sono stati trovati gli stessi abiti descritti dalla vittima e ripresi dalle telecamere. Anche l’altezza è stata determinante. “Il ragazzo che mi ha molestata era più alto del mio amico A., alto 185 centimetri”, ha dichiarato la vittima. Altro elemento che incastra A.B. (di 1,90 metri) e scagiona N.S. (di 1,80). In un primo momento, “la forte somiglianza tra i due può aver indotto in errore la ragazza”, evidenzia il gip. Si aggiunge “la concitazione dei momenti e lo stato di alterazione in cui versava durante la violenza”.
“Le modalità del fatto – sottolinea – destano particolare allarme, posto che gli indagati hanno individuato una vittima in evidente stato di alterazione alcolica e che proprio A.B., pur potendosi dare alla fuga, ha preferito instaurare una colluttazione con gli amici della ragazza e portare via i loro beni”.
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