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- L’agonia infinita di Candelara: “Senz’acqua per quasi 70 ore, costretti alle docce in trasferta”
I borghi collinari del Pesarese sono stati gli ultimi a riavere il servizio: la rabbia tra i residenti. Supermercati presi d’assalto e staffette di solidarietà per aiutare gli anziani

A sinistra corsa alle scorte di minerale. Al centro la candelarese col secchio e a destra Leo Mattioli

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Pesaro, 19 agosto 2026 – Quasi 70 ore senz’acqua. È stato il triste primato del borgo di Candelara, i cui abitanti hanno scoperto di essere penalizzati rispetto agli altri pesaresi solo per aver scelto di vivere in collina. Infatti ieri nella ricognizione del sindaco, Andrea Biancani – dettata dal monitorare il rientro dell’emergenza che ha visto Pesaro restare mediamente all’asciutto per 48 ore di filata a seguito della molteplice rottura dell’acquedotto – è emerso che più lontano dal centro abitava il cittadino e più lenta è stata la normalizzazione. Solo nella serata di ieri si è avuto il ripristino del servizio ovunque. Quella dei candelaresi è stata un’agonia condivisa con i residenti di Cerreto, con la parte alta di Villa Fastiggi, con Montegranaro alta e con Santa Maria dell’Arzilla. In questi luoghi, secondo il report di Marche Multiservizi, le criticità persistevano ancora nel pomeriggio di ieri.

Code ai punti di distribuzione dell'acqua potabile con autobotti
La situazione a Candelara
Per sondare l’indignazione è bastato fare un giro tra la chiesa di Candelara, postazione d’emergenza per l’autobotte e il bar circolo Acli, gestito dalla leggendaria signora Bianca, 80enne dal piglio deciso e la battuta pronta.
“No foto – tuonava ieri l’ottuagenaria –, ma posso dire che quando si è avuta notizia del ritorno dell’acqua, la festa è stata tale che uno dei nostri clienti ha telefonato a mezzo paese. “Qui è tornata l’acqua e ...anche la Ceres”. La situazione vissuta dai candelaresi è stata talmente “assurda” che nel bar in diversi hanno pensato persino “ad un sabotaggio”. A ridosso dell’autobotte una signora carreggia un secchio pieno da buttare nel water, mentre i suoi due bambini l’anticipano trasportando un sacca di bottiglie. Appena accenniamo alla crisi idrica, s’inalbera trasformando un gentile sorriso in una mitraglia di parole affilate: “È una vergogna – dice tra le poche cose ripetibili –. E lo è ancora di più se si pensa che 13 anni fa successe ugualmente e nessuno da allora ha fatto nulla per evitare che il problema si potesse ripresentare. Rimanemmo senz’acqua per tre giorni. Ero incinta e c’era un caldo infernale. La vergogna è che con tutto quello che paghiamo per la manutenzione dell’acquedotto questi sono i risultati. Le pare normale abitare a Candelara e doversi andare a fare la doccia, con tutta la famiglia, da un’amica a Montecchio? Sono molti quelli che hanno dovuto fare come noi”. Vero: Valeria la doccia è andata a farla dal fidanzato a Rimini.

Luogo della rottura della conduttura
“Io sono andata da una zia a Calcinelli” osserva rassegnata Emanuela Rosatelli la quale racconta: “Mi stavo facendo la tinta ai capelli. Ho girato il rubinetto e non usciva nulla. Panico. Non mi è rimasto che correre, così com’ero, al supermercato per comprare acqua minerale. Non vi dico l’imbarazzo”. Un giovane di Cerreto raggiunge Candelara in motocicletta per suonare ai campanelli: “Ma voi avete l’acqua?”. L’amico a fianco è affranto: “È avvilente. Ho una struttura ricettiva: è stato un calvario perché gli stranieri ospiti, prima di andarsene anticipatamente, mi hanno vomitato addosso tutti i luoghi comuni sull’inefficienza italiana. Come dar loro torto? Restiamo l’italietta di sempre, con l’ambizione di fare turismo”.
"Inaudito: non sono bastati tre giorni per ripristinare il servizio"
Gigi Montesi, consigliere di quartiere, osserva: “Anche adesso MMS sta pompando acqua per togliere aria dalle tubature: vuol dire che non sono bastati tre giorni per ripristinare il servizio. E’ inaudito. Fortunatamente ci sono candelaresi che hanno il pozzo ed è scattata una staffetta solidaristica tra paesani. Anche mio fratello ha aiutato degli anziani, per nulla autonomi nell’approvigionarsi all’autobotte”. A Rondello abita Leonardo Mattioli, volto noto in città e fotografo stimato il quale con ironia ha fatto buon viso a cattivo gioco: “Ho fatto la doccia centellinando l’acqua grazie ad un metodo che ho visto fare in Africa. Bucando il tappo di una bottiglia della minerale e usando un minimo di sapone si riesce a non sprecare e a darsi una pulita. C’è anche chi ha usato una bacinella sotto i piedi, per riutilizzare la saponata”. Nella stessa via una signora trasecola: “Non mi sarei mai aspettata nella mia vita di dover usare l’acqua frizzante per evacuare il water”. Del resto molti si sono adattati facendo man bassa di casse d’acqua al supermercato. “Al Conad della Celletta – racconta una residente di via Bellavista – sono stati costretti a razionare la minerale: nel carrello non te ne facevano mettere più di dieci bottiglie da mezzo litro”. Cecilia Giampaoli, altra residente osserva:“Questa emergenza ha messo in luce quanto siamo culturalmente impreparati e quanto essenziale sia la risorsa”. La crisi idrica ha vuotato gli scaffali di taniche, ma, pare, non ha fatto impennare i prezzi. Almeno questo.
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