È stata una intercettazione ambientale, captata a casa di un detenuto ai domiciliari, a consentire alla Dda di Napoli di risolvere uno dei più clamorosi cold case della camorra: l’omicidio di Pasquale Di Buono avvenuto ad Acerra il 10 agosto del 1989. Dopo 37 anni gli inquirenti hanno individuato il killer, Giovanni Lombardi, oggi 61enne, all’epoca dei fatti detenuto a Campobasso per una estorsione e oggi ancora in carcere ma per l’omicidio di un imprenditore di Acerra. La particolarità: Lombardi in quel periodo godeva di alcuni permessi premio e l’omicidio di via De Gasperi ad Acerra sarebbe avvenuto proprio mentre era in libertà. Un caso al quale hanno lavorato i poliziotti della Squadra mobile (diretti da Mario Grassia) e del commissariato di Acerra. Passo dopo passo, coordinati dal sostituto procuratore Giuseppe Visone, gli investigatori hanno chiarito tutti i punti oscuri grazie anche al racconto di quattro collaboratori di giustizia, tra i quali Antonio Di Buono, figlio della vittima.
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Il movente
Di Buono, secondo la ricostruzione degli investigatori, dava fastidio al proprio gruppo di riferimento, quello di Cuono Crimaldi anche se, nel suo racconto, il figlio Antonio parla di lui come di «un piccolo ladro che si faceva rispettare anche dai camorristi». A dare l’ordine di esecuzione dal carcere, Cuono Crimaldi durante attraverso un messaggio veicolato dalla madre e della convivente. La vittima aveva chiaffeggiato pubblicamente un “suo” uomo, Vincenzo Vigliotto, dichiarando di volersi allontanare dal clan.
Ad incastrare Giovanni Lombardi, invece, sarebbe stato (inconsapevolmente) il fratello Cuono. È stata l’intercettazione captata il 18 novembre del 2025, mentre Cuono Lombardi scontava i domiciliari, a dare il via alle nuove indagini: era in compagnia di un altro pregiudicato, Antonio Martino, quando racconta dell’omicidio di Di Buono, definendolo “il padre dello gnocco” e attribuendone l’esecuzione al fratello Giovanni.
La ricostruzione
Le indagini sono partite da quella intercettazione. Gli investigatori hanno accertato che Giovanni Lombardi dal 4 al 10 agosto del 1989 aveva avuto un permesso premio. Il rientro in carcere a Campobasso doveva avvenire entro le 22.50. L’esecuzione di Di Buono sarebbe stata collocata intorno (presumibilmente) alle 20.20. Quindi Lombardi avrebbe avuto tutto il tempo di rientrare da Acerra a Campobasso. La distanza è di 112 chilometri che i poliziotti hanno percorso in poco più di un’ora e 34 minuti. I tempi, dunque, sarebbero stato compatibili. Sono stati poi i collaboratori di giustizia (Bruno Avventurato, Vincenzo Di Nuzzo, Gennaro Pacilio e Antonio Di Buono) a consentire di ricostruire movente e dinamica e anche a portare fuori un altro dettaglio inquietante: per confondere le acque e contestualizzare quell’omicidio in un guerra tra clan, sarebbero poi stati eseguiti altri tre agguati mortali nei confronti di esponenti del clan Nuzzo: i collaboratori parlano del «padre di Giovanni Messina» di cui non ricordano il nome, di Pasquale Panico e di Ferdinando Goglia. Sempre su ordine di Crimaldi per “distogliere” l’attenzione.
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