PRATA - «Non avrei mai pensato di dover arrivare a scrivere un post del genere, ma evidentemente, con larghissimo anticipo rispetto alle elezioni del 2027, c’è già chi ha iniziato a muovere le proprie pedine e, soprattutto, a mettere in giro voci sul mio conto». Inizia così il lungo messaggio che la sindaca Katia Cescon ha rivolto ai suoi cittadini, un’accorata difesa del suo operato da alcuni pettegolezzi messi in circolo in vista della prossima campagna elettorale.
Lei stessa ha spiegato: «Da qualche tempo circola la voce secondo cui io non dovrei più svolgere il ruolo di sindaco perché sono diventata mamma e perché ho una figlia piccola. Addirittura, secondo qualcuno, proprio per questo non dovrei ricandidarmi. È un ragionamento talmente piccolo e retrogrado che si commenta da solo. Sono mamma da dieci mesi. E in questi dieci mesi non ho mai smesso di essere sindaco. Non ho mai fatto mancare il mio impegno, non ho mai rinunciato alle mie responsabilità e non sono mai venuta meno al mandato che ho assunto nei confronti della mia comunità».
IL PERCORSO
«Sono tornata al lavoro dopo appena un mese dalla gravidanza, con la stessa determinazione di prima, se non maggiore - ha evidenziato la sindaca -. Perché diventare madre non mi ha tolto qualcosa. Mi ha dato ancora più forza, ancora più consapevolezza e, soprattutto, mi ha permesso di conoscere direttamente una realtà che prima conoscevo soltanto in parte». Anzi, grazie all’esperienza della maternità avrebbe potuto presentare in Regione alcune proposte concrete per aiutare e sostenere il percorso della maternità.
LE PROPOSTE
«Proposte che sono state accolte - ha sottolineato la sindaca - e che oggi permetteranno a tante mamme di risparmiare soldi, perché alcuni esami legati al percorso della maternità potranno essere coperti con risorse regionali. Di questa cosa, volutamente, non ho fatto praticamente nessuna pubblicità. Non l’ho fatto per prendere applausi, come avrebbe potuto fare qualcun altro, né per trasformare un risultato concreto in propaganda. Ma oggi ne vado fiera. Perché so che, se non fossi diventata mamma, probabilmente non avrei avuto la stessa esperienza diretta, la stessa consapevolezza e la stessa possibilità di individuare certe criticità e provare a cambiarle».
LA RIFLESSIONE
La sindaca ha continuato: «Trovo francamente vergognoso che nel 2026 ci sia ancora qualcuno che pensi che una donna, nel momento in cui diventa madre, debba automaticamente fare un passo indietro nella propria vita professionale o, peggio ancora, rinunciare al proprio ruolo pubblico. Poi ci si stupisce se una donna arriva a rinunciare alla maternità per la carriera ma allo stesso tempo ci si scandalizza di fronte alla denatalità». Poi ha aggiunto: «Ma la cosa che trovo ancora più ipocrita è che tra le persone che alimentano queste voci ci siano anche quelle che ogni domenica si trovano puntualmente a Messa, che parlano di famiglia, di valori, di rispetto, di solidarietà e di buon esempio. E poi, appena escono dalla chiesa, giudicano una madre e mettono in discussione il suo ruolo soltanto perché ha una figlia piccola. Questa non è coerenza. Questa è ipocrisia. I valori non si predicano la domenica mattina per poi dimenticarli durante il resto della settimana».
L’ALTRA CRITICA
Cescon è stata criticata anche per aver portato la figlia in Municipio: «Io so perfettamente quali siano le mie responsabilità e, fino a prova contraria, il mio lavoro si giudica da ciò che faccio ogni giorno per la comunità, non da dove si trova mia figlia quando entro in Municipio. E permettetemi anche una riflessione. Abbiamo una Presidente del Consiglio che è madre. Questo non impedisce a nessuno di riconoscerle il ruolo istituzionale che ricopre. Per quale motivo, allora, una sindaco donna dovrebbe essere considerata meno adatta a svolgere il proprio ruolo soltanto perché ha una bambina piccola?».