(di Michele Cassano)
I 60 anni sono in arrivo il 27
settembre, ma per Jovanotti sarà un giorno come un altro. Si
potrà far festa certo, ma tanto lui lo fa continuamente per
lavoro, quindi non cambierà molto. Gli anni che avanzano poi, a
uno come lui che alla fatiche del tour unisce quelle delle
sgroppate in bici come nulla fosse, scivolano addosso. "I 60
anni? Non ci penso proprio - confida in occasione della tappa
romana del suo Jova Summer Party -. Non ho mai festeggiato in
maniera empatica perché di mestiere faccio le feste da quando ho
16 anni e quindi il compleanno io l'ho sempre ignorato. Mi
ricordavo solo di chiamare il mio babbo perché il suo compleanno
era il giorno dopo e quindi noi univamo i due compleanni. Forse
era l'unica volta in cui si andava a mangiar fuori in famiglia.
Era un evento".
Il bimbo che è in lui è al centro del documentario sulla sua
vita 'Lorenzo - L'incredibile avventura di Jovanotti' di Dario
Zonta e Carlo Zoratti, in sala a novembre. "Il film è pronto -
fa sapere -, per la prima volta nella mia vita non non ho avuto
il controllo. Anzi, è proprio una richiesta che ho fatto loro.
Mi hanno seguito per sette anni e io ho detto: "Vorrei non
vedervi mai. lo faccio tutto rivolto al futuro, quindi se
vogliamo fare un documentario sulla mia storia fatelo voi. Vi do
tutto il materiale'. Siamo stati fortunati perché abbiamo
ritrovato uno scatolone di superotto che aveva fatto mio padre e
quindi abbiamo trovato tantissima roba. La chiave di lettura è
il bambino che mi porto dentro".
Le due date del Circo Massimo, oggi e domani, concludono il
tour, dopo 2000 chilometri in bici. Ieri ne ha percorsi 60 anche
a Roma. "Roma è la mia infanzia, è la mia adolescenza - racconta
-. La mia Roma è quella degli anni '70 e '80, una Roma molto
sicura. Io vagavo per Roma come un ragazzino senza pericoli. San
Pietro era un parco giochi. Io l'ho trovata bene, ma la mia è
una visione molto parziale. Da quando ho 20 anni sono venuto a
Roma solamente per brevi periodi, quindi non posso dire di
conoscerla". Il concerto romano, o il party, come Jova
preferisce chiamarlo, è un lungo alternarsi di artisti sin dal
primo pomeriggio, da Mobrici a Frankie Hi-Ngr, fino al gran
finale in serata con tutti i successi del padrone di casa.
"Progetti futuri? Zero, ma mi piace questa sensazione -
racconta -. Non vuol dire che che che mi ritiro. Tutt'altro!
Però non ho nessuna idea, nessuna scadenza".
Tornerà presto al lavoro, però. C'è da scommetterci. "Nelle
canzoni ci possiamo permettere anche la retorica - dice -, ci
possiamo permettere tante cose che nella vita reale faremmo
meglio a risparmiarci. Ci possiamo permettere l'utopia, meno
male". I brani che forse gli sono più cari sono quelli
romantici. "Sento che le canzoni romantiche sono quelle che
hanno la vita più lunga, probabilmente perché è un sentimento
che, grazie al cielo, continua ad avere un suo spazio. Se mi dai
una chitarra e dici cantami una canzone tua, io canto 'Bella'".
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