Johanna, la baby sitter uccisa, fatta a pezzi e messa in una valigia a Milano: anche sua madre in Salvador era stata ammazzata dal padre

2026/10/02

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Il retroscena choc è emerso nel corso del processo nei confronti del suo assassino, l’ex fidanzato Pablo Gonzalez Rivas che l’ha uccisa il 24 gennaio 2025 dopo anni di maltrattamenti e relazioni con altre donne. Ora rischia l’ergastolo

Il suo compagno ha sostenuto che la baby sitter salvadoregna sia morta nel corso di un gioco erotico

Il suo compagno ha sostenuto che la baby sitter salvadoregna sia morta nel corso di un gioco erotico

Milano, 2 ottobre 2026 – ​​​​​​Nelle udienze del processo in Assise a carico di Pablo Gonzalez Rivas, l’uomo che ha massacrato la compagna, la babysitter di 40 anni, Johanna Nataly Quintanilla, l’ha nascosta in una valigia, abbandonata poi nell’Adda, è emersa la dinamica del femminicidio nei suoi particolari più violenti. Già emersa dalle intercettazioni telefoniche l’aggressione è poi stata confermata dall’esito dell’esame autoptico. La notte dell’orrore tra il 24 e il 25 gennaio dello scorso anno inizia da una lite tra Johanna e il convivente, l’operaio 48enne che poi la ucciderà. Il motivo è sempre lo stesso, lui la tradisce. 

L’agguato 

Quella sera, quando lei rientra a casa nel monolocale che dividono in via dei Daini, lui le dice che vuole la casa e che lei se ne deve andare perché sta arrivando a Milano da El Salvador un’altra donna che intrattiene con lui una relazione. Johanna che è titolare del contratto di affitto avendo un lavoro fisso, si oppone e tenta di cacciarlo di casa. Lui impugna un punteruolo, attrezzo del suo lavoro, e l’aggredisce, la colpisce alla testa due, tre, cinque volte, l’esame autoptico rileverà una lenta agonia, i buchi nella testa compatibili con quell’arnese, la donna perde i sensi, ma lui continua sfogare la sua rabbia con pugni sul volto mentre lei è già a terra e calci fino a romperle lo sterno. 

Johanna Nataly Quintanilla è stata uccisa il 24 gennaio 2025

Johanna Nataly Quintanilla è stata uccisa il 24 gennaio 2025

Il corpo nella valigia 

Poi mette il corpo in una valigia nel bagagliaio dell’auto, ripulisce l’appartamento del sangue. Nella notte, in auto, raggiunge un posto sull’Adda dove erano soliti fare grigliate con i connazionali, lì butta la valigia con il corpo della compagna. Torna a casa e va a fare colazione al bar con gli amici. “Non ricordo dove l’ho buttata (testuali parole come si trattasse di un oggetto da discarica). Ero stanco ed era notte – ha raccontato in aula –, non vedevo bene mi pare sì che ci fosse l’acqua abbastanza alta nel punto in cui l’ho buttata, ma non ricordo”. In aula sono state mostrate le foto di come la donna è stata ritrovata, in parte ancora legata alla valigia.   

Giustificazioni oltraggiose  

La impobabile difesa di Gonzales ha cercato di ricostruire una verità che sfiora l’oltraggio: la donna sarebbe morta durante un gioco erotico con Gonzales, che ora rischi l’ergastolo per omicidio pluriaggravato e occultamento di cadavere. Dopo aver ascoltato la teoria della difesa la giudice Antonella Bertoja ha deciso che la prossima udienza sarà direttamente quella della requisitoria. A raccontare la storia triste di Johanna erano state le amiche che non hanno mai mancato una udienza e la zia Rosario De Fatima Valle Espinoza. 

La nascita di una coppia 

La babysitter, molto stimata dalla famiglia presso cui lavorava, è a sua volta orfana di femminicidio. La madre era stata uccisa davanti a lei dal padre maltrattante quando aveva solo sette anni ed era poi stata allevata dalla zia che non ha mai visto di buon occhio la relazione di Johanna con Gonzales. Un’amica racconta come era nata la coppia. “Si erano conosciuti in Salvador - racconta l’amica - e si erano messi insieme una decina di anni fa, lei faceva la maestra d’asilo e lui era già separato. Ma quell’uomo non era ben visto dalla zia di Jhoanna perché era un donnaiolo e beveva, non era un uomo affidabile. Ma lei era innamorata e così lui la convinse a venire a Milano e a trovare un lavoro qui, dicendole che poi l’avrebbe raggiunta. E cosi è stato. Avevano poi preso in affitto l’appartamento in cui lei morirà. All’inizio la coppia era “felice“.  

Contatti ripresi  

Ma lui negli anni aveva ripreso i contatti con la donna che voleva far venire in Italia, con lei aveva ripreso a chattare e maltrattava Jhoanna le diceva che non era più attraente, che non la voleva più”. E ancora: “Eravamo amiche – raccontano le ragazze del Salvador che seguono ogni udienza – lei non si confidava spesso perché era riservata. Ma sapevamo che Jhoanna aveva scoperto questa relazione e per questo litigavano. Lei da casa non se ne voleva andare e lui l’ha massacrata e gettata via”.

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