Italia nella morsa del caldo. Regione Piemonte: «Incendi stanno provocando una catastrofe ecologica»

2026/07/11

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L’emergenza

Italia nella morsa del caldo. Regione Piemonte: «Incendi stanno provocando una catastrofe ecologica»

Nota della Regione: secondo un bilancio provvisorio, una quota compresa tra 800 e 900 ettari complessivi sono bruciati tra le province di Torino, Vercelli, Novara e Verbano Cusio Ossola

Foto di archivio (Ansa)

I punti chiave

È in arrivo una nuova ondata di calore, la terza del 2026, della durata di almeno 15 giorni, con picchi di oltre 40 gradi in Sardegna, Sicilia e nelle zone del Centro dall’inizio della prossima settimana: è uno scenario meteorologico ancora “bollente” quello descritto dagli esperti per i prossimi giorni in Italia. Al quale va a sommarsi il rischio di incendi, che stanno colpendo soprattutto Piemonte, Valle d’Aosta e Sardegna. L’impatto sul territorio è pesante.

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Regione Piemonte: «incendi stanno provocando una catastrofe ecologica»

«Una vera e propria catastrofe ecologica sta interessando il Piemonte». È l’inizio di una nota diffusa dalla Regione sull’andamento degli incendi che «stanno devastando il territorio». Il bilancio provvisorio, secondo il comunicato, «ha raggiunto la drammatica quota compresa tra 800 e 900 ettari complessivi bruciati tra le province di Torino, Vercelli, Novara e Verbano Cusio Ossola. Il danno ecologico - si legge ancora - va ben oltre la perdita della vegetazione» perché «gli incendi stanno compromettendo gravemente la biodiversità locale».

Incendi in Piemonte: «perduti 700 mila alberi»

Sono 700 mila gli alberi perduti in Piemonte per via degli incendi in corso su ampie zone del territorio. «Gli incendi - ha riferito la regione - stanno compromettendo gravemente la biodiversità locale. Il fumo e la distruzione degli habitat colpiscono direttamente la microfauna, gli insetti impollinatori, i rettili e l’avifauna nidificante, oltre a spingere grandi mammiferi come camosci e caprioli a una fuga forzata verso territori antropizzati». Secondo la Regione serviranno almeno dai due ai cinque anni per «il ritorno delle prime specie vegetali pioniere, delle erbe e degli arbusti che stabilizzeranno parzialmente il suolo dal rischio erosione» e dai 50 ai 70 perché «i preziosi ecosistemi di querce, faggi e conifere d’alto fusto colpiti in queste ore riacquistino la loro piena maturità e la struttura originaria».

Coldiretti, caldo estremo e siccità mettono in ginocchio le campagne

Il weekend da bollino rosso, con temperature eccezionali e precipitazioni ancora ben al di sotto della media, aggrava dunque l’emergenza nelle campagne italiane, dove caldo e siccità stanno già compromettendo raccolti e allevamenti. È l’allarme lanciato da Coldiretti, che chiede un’accelerazione degli interventi per garantire la disponibilità di acqua a partire dai piani invasi con sistemi di pompaggio e sostenere le imprese agricole, sempre più esposte agli effetti dei cambiamenti climatici. Le prime conseguenze si registrano nelle risaie italiane, dove il deficit idrico e il caldo anomalo stanno mettendo a rischio la produzione. Se la situazione dovesse protrarsi, si teme un calo del raccolto fino al 30%, come già accaduto nel 2022. L’emergenza interessa anche i pascoli, dove in alcune aree si prevedono cali della produzione dei foraggi a doppia cifra. Soffrono inoltre mais, pomodoro, ortaggi e frutta, con le colture maggiormente esposte ai danni provocati dalle alte temperature e dalle scottature. Il caldo record pesa anche sugli allevamenti. Lo stress termico ha già determinato un calo della produzione di latte fino al 20%, mentre aumenta il fabbisogno energetico delle aziende. Secondo Coldiretti, i costi energetici negli allevamenti sono cresciuti del 30% per mantenere in funzione impianti frigoriferi, ventilatori, nebulizzatori e sistemi di raffrescamento indispensabili per il benessere degli animali. Anche le imprese cerealicole e ortofrutticole devono fare i conti con l’aumento delle spese per l’irrigazione. La siccità determina un incremento dei costi compreso tra il 20% e il 25%, tra maggior consumo di acqua e gasolio necessario ad alimentare gli impianti. Per Coldiretti «è indispensabile passare dall’emergenza alla prevenzione, accelerando gli investimenti nelle infrastrutture idriche e mettendo in campo misure di sostegno per salvaguardare il reddito delle imprese agricole e la sicurezza alimentare del Paese».

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