Italia, Mancini in dirittura. Ma la Lega non molla Conte

2026/07/28

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Questa mattina, alle ore 12, il Consiglio Federale si aprirà con Roberto Mancini come “ct in pectore” dell’Italia. È il nome a cui pensa Malagò senza escludere Antonio Conte, l’altro grande allenatore in corsa, caldeggiato dalla Lega di Serie A. Due ex ct entrati in volata, all’ultimo metro, verso la panchina azzurra che hanno già occupato in carriera. Mancini se ne andò nel 2023, cedendo all’offerta milionaria dell’Arabia Saudita ma anche a causa di alcune incomprensioni con Gravina (poi chiarite e di cui si è assunto la responsabilità), ha atteso oltre un mese e ora intravede l’ultima chance per portare l’Italia al Mondiale, fallito nel 2022 da campione d’Europa. Conte ha lasciato il Napoli a maggio pensando di essere il candidato naturale e aveva già guidato l’Italia per un biennio, chiamato da Tavecchio. Se ne andò nel 2016 sapendo che avrebbe lasciato dopo l’Europeo in Francia: l’impegno con il Chelsea era già stato preso e la Figc ripiegò su Ventura, fallendo il progetto di Marcello Lippi dt per l’incompatibilità con Davide, il figlio procuratore. Certe storie ritornano.

Malagò vuole chiudere in fretta

In via Allegri ieri davano in corsa tutti e due. Mancini, in realtà, è largamente favorito. Malagò, sciolto il rapporto con Maldini e Leonardo, deciderà in autonomia. Ieri ha informato il comitato di presidenza relativamente al caso Pirlo e al tentativo fallito per Guardiola, senza aggiungere altro o facendo intendere quali fossero i suoi pensieri. Vedremo se oggi “consulterà” o “informerà” il Consiglio Federale prima di procedere. È possibile un incontro con Mancini. Malagò ha intenzione di accelerare e chiudere in fretta. Marotta tornerà alla carica per Conte, Cairo aveva già “votato Antonio” con chiarezza lasciando gli uffici milanesi della Lega giovedì, quando si era appena conclusa la presentazione inusuale del nuovo Club Italia. In quattro giorni tutto è crollato. Una pagina di storia mai vista. Gravina impiegò 72 ore per nominare Spalletti e poco più di una settimana, in sintonia con Buffon, per affidare l’Italia a Gattuso dopo l’esonero del tecnico di Certaldo. Paragonare l’accoglienza a Rino con le critiche a Pirlo è impossibile per tre motivi. Il primo è relativo all’esperienza in panchina. Il secondo all’emergenza dopo il ko in Norvegia e il no di Ranieri al doppio incarico. Infine Gravina non prese in considerazione l’idea di richiamare Mancini e Conte non era libero.

Con Mancini, Bergomi o Ranieri

Oggi Malagò ha un solo desiderio e non è riuscito a “condividerlo” con Maldini e Leonardo, fermi e irremovibili sull’idea di non avere sotto un allenatore ingombrante, dalla personalità forte, a meno che non fosse Guardiola. Timonare l’Italia verso un porto sicuro, garantirsi un ct dalle spalle larghe: a fine settembre con Belgio, Turchia e Francia riprenderanno le mareggiate per gli azzurri. Per un progetto giovani ci sarebbe stata un’ipotetica Under 24 di Silvio Baldini. Mancini significa bel gioco, empatia con il gruppo, esperienza. Malagò, per la cronaca, ha già parlato con Donnarumma e conosce il pensiero dello spogliatoio. Prima il ct questa volta, subito dopo il dt. Due nomi possibili con Mancini: Bergomi o Ranieri. Chiellini, per ora, non sembra intenzionato a lasciare la Juve. Ha sempre pensato a un altro tipo di carriera. ©riproduzione riservata


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